Operazione San Gennaro, il tesoro era quello autentico? La verità sui gioielli del film di Dino Risi
Il film di Dino Risi ha trasformato uno dei patrimoni più preziosi di Napoli nel bottino di una rocambolesca rapina. Ma quanto c’era di vero nelle immagini del tesoro?
È uno dei grandi cult della commedia italiana e, ancora oggi, basta pronunciare il titolo Operazione San Gennaro per evocare immediatamente Napoli, Totò, Nino Manfredi e un colpo impossibile ai danni del patrono della città. Diretto da Dino Risi nel 1966, il film mescola commedia, crime movie e folklore napoletano, trasformando il celeberrimo Tesoro di San Gennaro nel centro di una rapina tanto assurda quanto memorabile. Ma c'è una domanda che continua a incuriosire gli spettatori: i gioielli mostrati nel film erano davvero quelli autentici?
La storia comincia con tre criminali americani, Jack, Maggie e Frank, arrivati a Napoli con un obiettivo preciso: impadronirsi del favoloso tesoro del santo. Per organizzare il furto cercano un contatto con la malavita locale e arrivano a don Vincenzo, vecchio esponente della criminalità napoletana. Il personaggio, interpretato da Totò, non vuole più saperne di imprese criminali e indirizza gli americani verso il suo giovane pupillo Dudù, interpretato da Nino Manfredi.
Dudù mette insieme una banda decisamente improbabile. Il gruppo comprende personaggi pittoreschi e poco inclini alla professionalità, dando vita a una serie di situazioni in cui il confine tra piano criminale e commedia degli equivoci diventa praticamente inesistente. Quando gli americani rivelano finalmente l'obiettivo, anche Dudù rimane inizialmente esitante. Rubare il tesoro del santo non è infatti un colpo come gli altri: significa mettere le mani su un patrimonio considerato parte integrante dell'identità di Napoli. La banda arriva persino a chiedere simbolicamente il consenso a San Gennaro. Un raggio di sole che illumina la statua viene interpretato come un segnale favorevole e il piano può partire.
I gioielli che vediamo sullo schermo erano scenografici. Dino Risi non poteva certo affidare alla troupe cinematografica il vero patrimonio del santo, composto da oggetti di valore inestimabile e da manufatti accumulati nel corso di secoli. Il vero Tesoro di San Gennaro è infatti qualcosa di molto più complesso di una semplice collezione di gioielli. Comprende donazioni effettuate nel corso dei secoli da sovrani, papi, nobili e fedeli. Tra i pezzi più celebri c'è la mitra realizzata nel 1713 dall'orafo Matteo Treglia, decorata con migliaia di pietre preziose. C'è poi la celebre collana, costruita attraverso una lunga stratificazione di donazioni effettuate nell'arco di circa due secoli e mezzo.
Il patrimonio comprende inoltre calici, croci, oggetti liturgici, argenti e altri preziosi legati alla storia della città e alla devozione per il santo. Quello visto nel film, dunque, è una rappresentazione cinematografica di questo patrimonio, non il suo contenuto autentico. Il particolare più sorprendente è che una vera “Operazione San Gennaro” era avvenuta alcuni decenni prima del film. Durante la Seconda guerra mondiale il Tesoro venne allontanato da Napoli per proteggerlo dai rischi legati al conflitto. I preziosi arrivarono quindi a Roma e furono custoditi in Vaticano.
È difficile non vedere in questa vicenda un'anticipazione della fantasia narrativa di Risi: anche nella realtà, infatti, la storia del Tesoro si era intrecciata con personaggi appartenenti a mondi molto diversi.