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Oppenheimer, cosa c'è di vero nel film di Christopher Nolan? La storia reale del padre della bomba atomica

Quanto è accurato Oppenheimer di Christopher Nolan? Ecco la vera storia di J. Robert Oppenheimer, del Manhattan Project e dei protagonisti realmente esistiti.

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Pochi scienziati hanno lasciato un'eredità così complessa come J Robert Oppenheimer, il fisico americano passato alla storia come il "padre della bomba atomica". Nel momento in cui assistette al primo test nucleare della storia, nel 1945, le sue parole furono cariche di una consapevolezza quasi profetica: "I am become Death, the destroyer of worlds" – sono diventato Morte, il distruttore di mondi. Non era una frase sua, ma una citazione dalla Bhagavad Gita, il testo sacro indù che Oppenheimer aveva studiato con tale passione da imparare il sanscrito per leggerlo in lingua originale.

Christopher Nolan ha portato questa figura paradossale sul grande schermo con il film Oppenheimer, interpretato da Cillian Murphy, lo stesso attore che molti conoscono per il ruolo di Tommy Shelby in Peaky Blinders. Il cast stellare include Emily Blunt nei panni di Kitty Oppenheimer, Florence Pugh come Jean Tatlock, Robert Downey Jr come Lewis Strauss e Matt Damon nel ruolo del generale Leslie Groves. Ma quanto di ciò che vediamo sullo schermo corrisponde alla realtà storica?

La risposta è: quasi tutto. Il film si basa su eventi realmente accaduti e su personaggi esistiti davvero, tutti intrecciati nella vicenda del Manhattan Project, il programma segreto degli Stati Uniti per sviluppare la prima bomba atomica, avviato nel 1942. Oppenheimer, all'epoca trentottenne, fu scelto dal generale Leslie Groves per dirigere il laboratorio di ricerca di Los Alamos, nel deserto del Nuovo Messico, dove tra il 1943 e il 1945 un gruppo di menti brillanti lavorò per sbloccare il potere distruttivo dell'atomo.

Prima di assumere quel ruolo, Oppenheimer aveva già condotto ricerche fondamentali sulla quantità di materiale radioattivo necessario per costruire un'arma atomica e sulla sua potenziale capacità distruttiva. Queste competenze si rivelarono indispensabili per il successo del progetto. Secondo Kai Bird, coautore della biografia vincitrice del Premio Pulitzer American Prometheus: The Triumph and Tragedy of J. Robert Oppenheimer, tutti coloro che furono intervistati sugli anni di Los Alamos concordavano su un punto: senza Oppenheimer, la bomba atomica non sarebbe mai stata prodotta in soli due anni e mezzo. Si rivelò un amministratore brillante, capace di convincere scienziati dai grandi ego a collaborare verso un obiettivo comune.

Ma cosa rendeva Oppenheimer così speciale? La risposta sta nella sua natura di poliedrico. Non era solo un fisico teorico di prim'ordine, ma un uomo dai mille interessi. Amava i deserti del Nuovo Messico, dove si era recato per la prima volta a diciotto anni, innamorandosi dell'equitazione e dello stile di vita spartano dei cowboy. Leggeva la poesia francese e i romanzi di Ernest Hemingway. Si appassionò al misticismo indù e alle scritture sacre, appunto la Bhagavad Gita, che studiò in sanscrito.

Questa vastità di interessi era parte del suo fascino. A differenza di molti colleghi teorici, Oppenheimer sapeva spiegare concetti complessi in un linguaggio comprensibile, ed era un oratore carismatico, sebbene potesse anche mostrarsi timido e riservato. La sua personalità era contraddittoria: dolce e paziente con gli studenti, ma brusco e persino scortese con le figure di autorità. Questo tratto caratteriale avrebbe contribuito alla sua rovina negli anni successivi.

Oppenheimer, fonte: Universal Pictures

Le motivazioni che spinsero Oppenheimer a dedicarsi con tale fervore al progetto erano politiche e morali. Era antifascista per convinzione, e temeva che i fisici tedeschi con cui aveva studiato negli anni Venti fossero altrettanto capaci di costruire un'arma nucleare. L'idea che potessero consegnarla ad Adolf Hitler e permettere alla Germania di vincere la guerra lo terrorizzava. Per questo lavorò con un'intensità quasi ossessiva, ispirando il suo team a fare lo stesso. Chiamavano l'arma "the gadget", il congegno, come a voler esorcizzare la mostruosità di ciò che stavano costruendo.

Oppenheimer non era solo nel deserto di Los Alamos. Al suo fianco c'era Kitty, la moglie, nata Kitty Puening, una biologa e botanica tedesco-americana con un passato complesso. Aveva studiato matematica, biologia e chimica all'Università di Pittsburgh alla fine degli anni Venti e nei primi anni Trenta era diventata membro del Partito Comunista d'America. Quando incontrò Oppenheimer nel 1939, Kitty era al suo terzo matrimonio, ancora sposata con Richard Stewart Harrison. La relazione con il fisico iniziò comunque, e quando Kitty rimase incinta nell'autunno del 1940, ottenne rapidamente il divorzio. I due si sposarono nel novembre dello stesso anno.

Anche Kitty amava cavalcare e la vita all'aria aperta, il che rese meno difficile il trasferimento nella città militare isolata di Los Alamos. Lì lavorò come biologa nel gruppo sanitario del Manhattan Project, conducendo esami del sangue per valutare i pericoli delle radiazioni, fino a quando non rimase nuovamente incinta. Il periodo fu difficile per lei: l'isolamento della struttura militare, unito alla pressione del progetto, contribuì a problemi di depressione e abuso di alcol. Kitty sopravvisse a Oppenheimer di quattro anni, morendo per un'embolia nel 1972. Ma c'era un'altra donna che aveva segnato profondamente la vita di Oppenheimer: Jean Tatlock. Si erano conosciuti nei primi anni Trenta.

Oppenheimer, fonte: Universal Pictures

Era una psichiatra, anche lei membro del Partito Comunista d'America, e molti storici le attribuiscono il merito di aver avvicinato Oppenheimer alla politica radicale. Alcuni suggeriscono che la loro relazione continuò anche dopo il matrimonio di Oppenheimer con Kitty nel 1940. Sebbene si fossero lasciati nel 1939, il fisico continuò a visitare Tatlock a San Francisco fino al 1943. Jean soffriva di depressione clinica e morì suicida nel 1944, un evento che segnò profondamente Oppenheimer. Proprio i suoi legami con figure vicine al Partito Comunista divennero il fulcro delle indagini che lo perseguitarono negli anni del dopoguerra. Oppenheimer era comunista?

Non esistono prove dirette che si sia mai iscritto al partito, ma le sue simpatie politiche e le sue frequentazioni lo resero un sorvegliato speciale durante la Guerra Fredda. In un'epoca di caccia alle streghe anticomunista, le sue posizioni progressiste e i suoi contatti passati furono usati contro di lui, portando a un processo che ne minò la reputazione e lo allontanò dai circoli del potere. La struttura di ricerca di Los Alamos, fotografata nel 1955, era il cuore pulsante di un progetto che ridefinì l'ordine mondiale. In quei laboratori, sotto la guida di Oppenheimer, nacque un'arma capace di radere al suolo intere città in un istante.

Il successo del Manhattan Project fu sia un trionfo scientifico sia l'inizio di un'era segnata dalla paura dell'annientamento nucleare. Le domande morali che accompagnarono Oppenheimer per il resto della sua vita non lo abbandonarono mai. Dopo aver visto esplodere il primo ordigno nucleare nel deserto del Nuovo Messico, il 16 luglio 1945, quella citazione dalla Bhagavad Gita gli venne naturale. Non era retorica, ma l'espressione di una consapevolezza dolorosa: aveva contribuito a creare qualcosa che poteva distruggere l'umanità stessa.

La sua eredità è quella di un genio tormentato, un uomo che sapeva troppo bene cosa significava aprire il vaso di Pandora. Oppenheimer non fu solo un brillante fisico teorico, ma anche un poeta, un filosofo, un cowboy del deserto e un lettore di testi sacri. La sua storia è quella di un uomo completo che si trovò al centro del momento più pericoloso e decisivo del ventesimo secolo, portandone il peso fino alla fine dei suoi giorni. È proprio questa complessità umana, oltre al dramma storico del Manhattan Project, che Christopher Nolan ha cercato di raccontare in Oppenheimer, trasformando la biografia dello scienziato in uno dei film più acclamati degli ultimi anni.

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