"Ossessionati l'uno dall'altra": Jacob Elordi, Margot Robbie e il making of di Cime tempestose

Margot Robbie e Jacob Elordi sono Catherine e Heathcliff nel nuovo, ossessivo "Cime Tempestose" di Emerald Fennell. E promettono scintille

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Un po' di vertigine la si prova sempre quando si decide di profanare i classici, specialmente quelli che odorano di brughiera, fango, amori impossibili e risentimento vittoriano. Emerald Fennell, la sacerdotessa del pop perturbante che ci ha già regalato il cinismo patinato di Saltburn, ha puntato il suo obiettivo su Cime Tempestose con la spregiudicatezza di chi sa che il romanticismo al cinema, se non è ossessivo, non è che una banale questione di cortesia.

In uscita il prossimo San Valentino (una scelta furbetta, un po' ironia crudele, un po' marketing geniale) questo adattamento ci consegna una Catherine e un Heathcliff che sembrano usciti da un servizio di Vogue. I bellissimi e ricercatissimi Margot Robbie e Jacob Elordi. La Barbie globale e il gigante malinconico. Sulla carta, una coppia quasi troppo bella per essere vera; ma sul set, urca che scintille! E anche qui, che scelta furbetta, Emerald.

La "co-dipendenza" di Margot e Jacob

Durante le interviste promozionali, Elordi ha descritto il rapporto con la Robbie ben più di una collaborazione professionale, piuttosto una forma di sorveglianza ravvicinata. E, certo, non ci si annoia a sentirlo parlare. Con quella sua cadenza distaccata che cela un’intensità quasi ipnotica, l’attore australiano ha confessato di aver trascorso le riprese a una distanza millimetrica dalla sua co-protagonista. "La guardavo bere il tè, la guardavo mangiare", ha dichiarato. Un metodo di studio ai limiti dello scientifico (e al confine del feticismo).

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Elordi, in pratica, non recitava la parte Heathcliff; si era trasformato in lui. E dopotutto, come dice lui stesso, come resistere all'inevitabile magnetismo di una donna che, oltre a interpretare la protagonista del film, lo produceva e gestiva l'intero baraccone con una saggezza che lui stesso definisce "inarrivabile".

Insomma, le ha proprio tutte Margot Robbie, mannaggia a lei: bella, brava, di talento e pure simpatica. E autentica. L’attrice ha risposto con quella trasparenza californiana che rende tutto stranamente luminoso. Ha parlato di "co-dipendenza", di quella strana solitudine che provano gli attori quando le luci si spengono e la realtà ti piomba addosso con una rapidità quasi dolorosa. "Ero dipendente da Jacob", ha ammesso anche lei.

Ma d’altronde della regista Fennell tutto si può dire meno che non sappia leggere tra le righe (di un racconto, di un legame). Sembra aver capito perfettamente che il cuore di Emily Brontë batte per la disperazione dell'amore (se così si può chiamare) ossessivo, lacerante. La visione della Fennell è la verità del desiderio. Quella forza che ti spinge a non allontanarti mai più di dieci metri dalla persona che hai deciso di distruggere o di amare. Che poi, nell'universo della Brontë, è esattamente la stessa cosa.

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