Park Chan‑wook fa sul serio: No Other Choice è il suo colpo grosso per gli Oscar
Il nuovo film del maestro coreano accende subito i riflettori della stagione dei premi.
Quando Park Chan‑wook torna al cinema, non è mai un evento qualunque. Ogni suo film porta con sé un’attesa particolare, un misto di curiosità e timore reverenziale.
Park Chan‑wook punta all'Oscar con No Other Choice
Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 e scelto dalla Corea del Sud come candidato ufficiale agli Oscar per il miglior film internazionale, No Other Choice nasce già con l’aura dei titoli destinati a diventare un caso. Park Chan‑wook, del resto, è uno dei pochi autori contemporanei capaci di unire rigore formale, potenza emotiva e un’ironia tagliente che attraversa anche i suoi lavori più cupi. Dai giorni della “trilogia della vendetta” fino ai raffinati giochi di specchi di The Handmaiden, il suo cinema ha sempre oscillato tra crudeltà e bellezza, tra violenza e poesia.
In questo nuovo film, Park torna a raccontare l’uomo comune schiacciato da un sistema più grande di lui. Il protagonista è Man‑su, interpretato da un intenso Lee Byung‑hun, attore che negli ultimi anni ha consolidato una fama internazionale grazie alla sua capacità di passare con naturalezza dal dramma più intimo all’azione più fisica. Man‑su lavora da una vita in una cartiera, è un marito affettuoso e un padre presente. La sua esistenza scorre tranquilla, quasi immobile, finché un giorno la nuova gestione dell’azienda decide di tagliare il personale. E lui diventa improvvisamente superfluo.
Il cast che circonda Lee Byung‑hun è di altissimo livello: Son Ye‑jin, Park Hee‑soon, Lee Sung‑min, Yeom Hye‑ran e Cha Seung‑won danno vita a un coro di personaggi che rappresentano le diverse sfaccettature della società coreana contemporanea. Ognuno di loro porta in scena una forma diversa di precarietà, paura o compromesso, contribuendo a costruire un mondo narrativo che sembra reale, vivo, pulsante.
Dal punto di vista visivo, Park Chan‑wook torna a giocare con specchi, riflessi, schermi, superfici che moltiplicano i punti di vista e frammentano la percezione. È un cinema che osserva e seziona, che non si limita a raccontare una storia ma la mette in scena come un meccanismo complesso, fatto di tensioni sottili e improvvise esplosioni emotive. La sua regia è elegante e crudele allo stesso tempo, capace di far convivere humour nero e tragedia senza mai perdere equilibrio.
E mentre il pubblico italiano si prepara ad accoglierlo il primo giorno dell’anno, No Other Choice si presenta già come uno dei titoli più attesi della stagione. Un film che non si limita a intrattenere, ma che scava, interroga, mette a nudo le fragilità del nostro tempo. Un’opera che conferma, ancora una volta, perché Park Chan‑wook è considerato uno dei registi più importanti del cinema contemporaneo.
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