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Patrick Stewart, rivelata la causa della morte: la malattia che ha colpito l'attore a 86 anni

Patrick Stewart è morto a 86 anni dopo una battaglia contro l'Alzheimer e la demenza a corpo di Lewy. L'attore di Star Trek e X-Men si è spento a Los Angeles.

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Patrick Stewart si è spento nella sua casa di Los Angeles dopo una battaglia contro l'Alzheimer e la demenza a corpo di Lewy. L'annuncio è arrivato giovedì attraverso un comunicato pubblicato sull'account Instagram ufficiale dell'attore, nel quale la famiglia ha condiviso i dettagli di quella che hanno definito una "breve e toccante battaglia" contro queste devastanti patologie neurodegenerative. Aveva 86 anni. Nel messaggio, i familiari hanno specificato che al posto dei fiori, chi desidera onorare la memoria dell'attore può effettuare donazioni al Johns Hopkins Alzheimer's Disease Research Center Fund e all'Alzheimer's Foundation of America Caregiver Resources, due organizzazioni in prima linea nella ricerca e nell'assistenza ai malati e alle loro famiglie.

"È stato abbracciato dal calore della famiglia e degli amici, circondato da musica dal vivo, preghiere, lacrime, risate e quel tipo di emozione profonda che solo lui poteva ispirare dopo una vita di dedizione a tutti noi", si legge nella dichiarazione. "Custodiremo per sempre la serenità e la riflessione sul suo volto, un promemoria duraturo della sua grazia invincibile". La demenza a corpo di Lewy, secondo quanto riportato dalla Mayo Clinic, è una patologia che causa un declino progressivo delle capacità mentali. Le allucinazioni rappresentano spesso uno dei primi sintomi della condizione, mentre altri segnali sono simili a quelli del morbo di Parkinson: rigidità muscolare, movimenti rallentati, difficoltà nella deambulazione e tremori. Si tratta della seconda forma più comune di demenza dopo l'Alzheimer, e per entrambe le malattie non esiste ancora una cura definitiva.

L'attore britannico era universalmente riconosciuto per aver interpretato il Capitano Jean-Luc Picard in "Star Trek: The Next Generation", ruolo che ha ripreso in quattro film della saga, tra cui "Star Trek: Insurrection" del 1998 e "Star Trek: Nemesis" del 2002. Ma per milioni di spettatori in tutto il mondo, Stewart era anche il Professor Charles Xavier della serie cinematografica degli X-Men, personaggio che ha incarnato dal 2000 per oltre un quarto di secolo. Marvel Studios ha condiviso giovedì un messaggio di cordoglio, definendosi "devastata" dalla perdita. "Stewart ha debuttato come Professor X nel 2000 con 'X-Men', dove ha incarnato la compostezza, la classe e la saggezza dell'amato mutante telepatico e mentore degli X-Men", recita il comunicato. "Per più di 25 anni ha portato gravità e profondità al ruolo, conquistando fan in tutto il mondo e contribuendo a trasformare per sempre la narrazione dei supereroi. Sir Patrick Stewart lascia un'impronta culturale e un'eredità indelebili".

In un'intervista rilasciata a luglio, Stewart aveva riflettuto sulla riduzione delle opportunità lavorative legate all'età. "Detto questo, continuo a ricevere offerte interessanti e amo essere sfidato da nuovi lavori, come dare la voce a una testa di maiale nella brillante nuova serie di Riz Ahmed, 'Bait'", aveva dichiarato a TV Insider. E aveva aggiunto una frase che ora suona come un testamento artistico: "Non riesco a immaginare di 'ritirarmi' ufficialmente. Sarò sempre e per sempre un attore". Oltre alla carriera cinematografica e televisiva, Stewart era anche un acclamato interprete shakespeariano, membro della Royal Shakespeare Company dal 1966. Un percorso artistico che gli era valso il cavalierato dalla Regina Elisabetta II nel 2010 per i suoi servizi al teatro.

Un riconoscimento che testimoniava la completezza di un talento capace di passare dai classici del Bardo ai ponti di comando spaziali della USS Enterprise, dalla cattedra del Professor X ai palcoscenici più prestigiosi del Regno Unito. La sua morte lascia un vuoto nel panorama culturale contemporaneo. Stewart non era solo un attore versatile e tecnicamente impeccabile, ma un'icona capace di attraversare generazioni e generi, portando dignità e intelligenza a ogni ruolo. Che fosse in tutina stellare o davanti a un Globe Theatre gremito, la sua presenza scenica restava inconfondibile: quella voce profonda, quello sguardo penetrante, quella capacità unica di far sembrare naturale ogni battuta, anche la più improbabile.

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