Pedro Almodóvar torna a casa con "Natale Amaro". Ed è un pugno nello stomaco
Pedro Almodóvar torna al melodramma più intimo con Natale Amaro, viscerale e profondamente cinematografico.
Pedro Almodóvar sembra tornare a a casa, geograficamente ma anche poeticamente, nella sua nuova fatica cinematografica Amarga Navidad (Natale Amaro). Il teaser trailer diffuso di recente (breve, ellittico, quasi ostinatamente avaro di parole) è già una dichiarazione d'intenti.
Natale Amaro e il peso del silenzio
Le immagini anticipano un Natale atipico, tutt'altro che rassicurante. Immagini fredde, silenzi che pesano (molto) più dei dialoghi si fanno subito notare. Almodóvar lavora per sottrazione, lasciando che siano i volti e i corpi a raccontare ciò che le parole non osano dire.
Natale Amaro (in uscita a marzo) si preannuncia un film sul lutto, sull'esaurimento emotivo e sulla frattura invisibile che può aprirsi all'interno di una relazione proprio quando il calendario imporrebbe serenità.
La separazione geografica diventa subito emotiva, Almodóvar la utilizza come dispositivo narrativo per riflettere, ancora una volta, sul desiderio e sulla solitudine condivisa.
Il teaser suggerisce una struttura metacinematografica tipica del suo cinema maturo, che confonde i confini tra la vita e la rappresentazione. Una riflessione coerente, d'altronde, con l'intera filmografia almodovariana: il cinema diventa l'unico spazio possibile per dire la verità emotiva, anche quando questa fa male.
Natale Amaro è il controcampo ideale de La stanza accanto (premiato a Venezia). Più radicato, visceralmente spagnolo. Un film che cerca l'urgenza espressiva, non il consenso del pubblico. Ed ecco che il Natale, da sempre simbolo di riconciliazione, qui diventa un momento crudele, lo spazio in cui le maschere cadono e il dolore si fa visibile.
Foto copertina: Copyright by production studio and/or distributor