Perché Povere Creature si chiama così? Il vero significato del titolo del film con Emma Stone
Perché il film di Yorgos Lanthimos si intitola Povere Creature? Il significato nasce dal romanzo di Alasdair Gray e nasconde una lettura che va ben oltre Bella Baxter.
Povere Creature è prima di tutto la storia di Bella Baxter, ma basta fermarsi sul suo titolo per accorgersi che Yorgos Lanthimos e lo scrittore Alasdair Gray, autore del romanzo da cui il film è tratto, sembrano voler guardare ben oltre la protagonista interpretata da Emma Stone. Chi sono, infatti, le “povere creature” a cui fa riferimento il titolo? La risposta più immediata potrebbe essere proprio Bella.
È proprio nelle pagine del libro che si trova una delle chiavi più interessanti per comprenderne il titolo. Gray, giocando anche con il proprio ruolo di fittizio “curatore” del testo, osserva che nel racconto praticamente tutti i personaggi vengono prima o poi definiti “poor”, oppure utilizzano quell'aggettivo per parlare di se stessi. Non esiste quindi necessariamente una singola “povera creatura”: l'espressione finisce per abbracciare quasi tutti coloro che attraversano la storia. Ed è qui che la prospettiva comincia a ribaltarsi.
Bella, apparentemente la persona più indifesa all'inizio del racconto, diventa progressivamente uno dei personaggi più liberi. Non è ancora stata modellata dalle convenzioni sociali che stabiliscono come una donna dovrebbe comportarsi, cosa dovrebbe desiderare e persino di cosa dovrebbe vergognarsi. Lanthimos ha spiegato proprio che Bella ha l'opportunità di entrare nel mondo senza essere stata plasmata in anticipo per interpretarlo in un determinato modo. Sono invece molti degli uomini che incontra a rivelarsi prigionieri di qualcosa.
Il significato di Poor Things può quindi essere letto quasi come una provocazione. La “creatura” che dovrebbe apparire povera e incompleta è proprio quella che riesce progressivamente a liberarsi, mentre le persone apparentemente adulte e perfettamente integrate nella società si dimostrano spesso incapaci di sfuggire ai propri desideri, alle proprie paure e alle regole che hanno interiorizzato. C'è poi un significato ancora più ampio. Il romanzo di Gray utilizza la storia di Bella per affrontare disuguaglianze sociali, rapporti di potere, identità e condizione femminile nella società vittoriana.
Il film elimina alcune delle complessità metanarrative del libro, ma conserva l'idea di una protagonista che scopre progressivamente quanto il mondo sia regolato da strutture che gli esseri umani hanno costruito e poi finito per considerare naturali. Una delle tappe decisive arriva durante il viaggio, quando Bella comincia a confrontarsi non soltanto con il piacere e la libertà, ma anche con la sofferenza e la povertà. La sua crescita passa così dalla scoperta del proprio corpo alla consapevolezza politica e sociale: essere liberi significa anche rendersi conto che non tutti hanno avuto la stessa possibilità di scegliere.
E c'è persino un significato più letterale nascosto nelle immagini del film. La casa di Godwin è popolata da animali ottenuti combinando specie differenti, come il celebre cane-anatra e le altre creature nate dagli esperimenti dello scienziato. Anche loro sono, nel senso più immediato possibile, delle “poor things”: esseri modificati dall'intervento umano e costretti a vivere nella forma che qualcun altro ha scelto per loro. È uno dei tanti motivi per cui il titolo acquista sempre più significato man mano che Bella procede nel suo viaggio.
All'inizio sembra descrivere lei, una donna appena riportata alla vita e completamente dipendente dagli altri. Alla fine, però, è difficile continuare a considerarla la più “povera” delle creature che abbiamo incontrato. Bella ha imparato, scelto, sbagliato e costruito la propria identità. Molti di coloro che volevano educarla, possederla o controllarla sono invece rimasti esattamente dove erano. Ed è forse proprio in questo ribaltamento che il titolo di Povere Creature trova il suo significato più efficace: la persona che tutti consideravano incompleta è quella che, alla fine, riesce a diventare davvero padrona della propria vita.