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Perché Theodore Kaczynski era chiamato Unabomber? La risposta si nasconde nei suoi primi attentati

Perché Theodore Kaczynski veniva chiamato Unabomber? Il celebre nome deriva in realtà da una sigla utilizzata dall'FBI durante le indagini.

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Per quasi vent'anni gli Stati Uniti hanno cercato uno degli attentatori più difficili da identificare della loro storia e, prima ancora che il mondo conoscesse il nome di Theodore Kaczynski, tutti avevano imparato a chiamarlo Unabomber. Una storia tornata ora al centro dell'attenzione grazie a Unabomber, il nuovo film appena uscito su Netflix, che ripercorre la trasformazione del giovane Kaczynski e la lunga caccia dell'FBI. Ma proprio quel soprannome, diventato talmente famoso da essere utilizzato successivamente anche per casi completamente scollegati dal suo, nasconde un'origine che molti potrebbero non conoscere. Da dove arriva davvero il nome Unabomber? La risposta è nascosta proprio nei primi attentati attribuiti a Kaczynski.

La sua campagna cominciò nel 1978, quando un ordigno artigianale esplose in un'università di Chicago. Negli anni successivi altri pacchi esplosivi finirono nel mirino di istituti universitari, professori e persone legate al mondo dell'aviazione. Nel 1979 uno degli ordigni venne addirittura collocato sul volo American Airlines 444, diretto da Chicago a Washington: il dispositivo non funzionò come previsto e l'aereo riuscì ad atterrare. Fu proprio la natura di quei primi obiettivi a suggerire agli investigatori il nome dell'operazione, con l'FBI che creò una task force insieme all'ATF e allo US Postal Inspection Service e il fascicolo venne identificato con la sigla UNABOM.

E non si trattava di una parola scelta casualmente, poiché “UN” derivava da University, “A” da Airline e “BOM” da Bombing. In sostanza, il nome indicava il caso degli attentati contro università e compagnie aeree. Da UNABOM sarebbe poi nato il termine con cui la stampa e il pubblico avrebbero identificato l'uomo che gli investigatori stavano disperatamente cercando: Unabomber. All'epoca, naturalmente, nessuno sapeva che dietro quegli ordigni ci fosse Theodore Kaczynski, e proprio riuscire a dare un volto all'attentatore diventò uno dei problemi più grandi dell'indagine.

Unabomber, fonte: Netflix

Kaczynski costruiva infatti i propri dispositivi cercando di utilizzare materiali difficili da rintracciare e prestava grande attenzione a non lasciare prove forensi. Nel corso degli anni gli investigatori formularono ipotesi molto diverse sulla sua identità e persino sulla sua professione. La caccia sarebbe diventata una delle indagini più lunghe nella storia dell'FBI. Tra il 1978 e il 1995 Kaczynski collocò o spedì 16 ordigni, provocando la morte di tre persone e il ferimento di circa due dozzine.

Con il passare degli anni anche i suoi obiettivi cambiarono, andando ben oltre università e aviazione, ma il nome nato all'inizio dell'indagine era ormai diventato inseparabile dal caso. La svolta arrivò soltanto nel 1995 e, paradossalmente, non grazie a un frammento di bomba ma alle parole dello stesso attentatore, poiché Kaczynski inviò un testo di circa 35.000 parole, passato alla storia come il manifesto dell'Unabomber, nel quale esponeva la propria ostilità nei confronti della società industriale e tecnologica.

Dopo un lungo dibattito, le autorità accettarono di farlo pubblicare nella speranza che qualcuno riconoscesse il modo di scrivere dell'autore, e la strategia funzionò. David Kaczynski, fratello di Theodore, fu spinto dalla moglie Linda Patrik a prendere sul serio le somiglianze tra quel testo e alcuni vecchi scritti di Ted. La famiglia si rivolse quindi alle autorità e l'analisi linguistica contribuì a indirizzare definitivamente l'indagine verso di lui. Il 3 aprile 1996 gli agenti raggiunsero la piccola capanna vicino a Lincoln, nel Montana, dove Kaczynski viveva praticamente isolato.

All'interno trovarono materiali per costruire ordigni, migliaia di pagine manoscritte legate agli attentati e persino una bomba pronta per essere spedita. Dopo quasi diciotto anni, l'uomo dietro il nome Unabomber aveva finalmente un volto. Kaczynski si dichiarò colpevole nel 1998 e venne condannato all'ergastolo, ma il soprannome nato da quella semplice sigla dell'FBI era ormai entrato nell'immaginario collettivo. Il termine arrivò anche in Italia, dove venne utilizzato per indicare il cosiddetto Unabomber del Nord-Est, responsabile di una serie di attentati con piccoli ordigni tra gli anni Novanta e Duemila.

Ma in quel caso il nome fu preso in prestito dalla vicenda americana: non esisteva alcun legame con Kaczynski e nemmeno con l'origine letterale della sigla UNABOM. Ed è proprio questo il particolare che spesso si perde dietro uno dei soprannomi criminali più famosi di sempre: Theodore Kaczynski non scelse mai di chiamarsi Unabomber. Tutto nacque da un codice investigativo che descriveva semplicemente gli obiettivi dei suoi primi ordigni, prima che gli investigatori sapessero persino chi stessero cercando.

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