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Pierfrancesco Favino ha rischiato l’ipotermia per Comandante? Sul set avevano bisogno di cure ogni giorno

Girare Comandante è stato molto più estremo di quanto sembri: Pierfrancesco Favino ha rischiato l’ipotermia tra acqua, vento e temperature percepite sotto zero, mentre sul set c’era chi aveva bisogno di cure quasi ogni giorno.

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C'è un dettaglio dietro la lavorazione di Comandante che rende ancora più impressionanti alcune delle sequenze del film di Edoardo De Angelis. Per raccontare la storia di Salvatore Todaro e del sommergibile Cappellini, la produzione decise di spingersi il più possibile verso una ricostruzione concreta, rinunciando quando possibile alle scorciatoie offerte dagli effetti digitali. E questo significò sottoporre Pierfrancesco Favino, gli altri attori e persino parte della troupe a condizioni tutt'altro che semplici.

Come raccontato dallo stesso De Angelis durante un'intervista con Slim Dogs, molte delle sequenze esterne di Comandante furono realizzate realmente nelle acque del Mar Piccolo di Taranto, nei pressi dell'Arsenale della Marina Militare. Non si trattava quindi di un enorme set virtuale sul quale aggiungere successivamente il mare: davanti agli attori c'era davvero il sommergibile e sotto di loro c'era davvero l'acqua. Il problema era il periodo scelto per le riprese.

La lavorazione iniziò nel novembre del 2022 e proseguì per otto settimane tra Taranto e Roma, come comunicato all'epoca dalla Marina Militare. Le condizioni autunnali pugliesi non furono particolarmente clementi e le testimonianze dal set parlano anche di giornate segnate da pioggia e maltempo. Secondo De Angelis, durante alcune riprese la temperatura arrivava intorno ai 3 o 4 gradi. Una situazione già complicata normalmente, ma decisamente peggiore quando attori e tecnici venivano continuamente investiti dall'acqua e dal vento: in quelle condizioni, ha spiegato il regista, la temperatura percepita poteva scendere fino a circa -4 gradi.

Comandante, fonte: Rai

E restare asciutti non era esattamente un'opzione. Per simulare i colpi che esplodevano intorno al sommergibile, la produzione utilizzava infatti delle vere “bombe d'acqua”, capaci di generare colonne alte diversi metri. L'impatto era abbastanza potente da investire non soltanto gli interpreti presenti sulla struttura, ma anche gli operatori impegnati a riprendere la scena. Tra un ciak e l'altro si cercava quindi di recuperare temperatura in qualsiasi modo possibile: movimento, esercizi fisici, coperte termiche e bevande calde diventavano parte della quotidianità sul set. Ma non sempre bastava.

De Angelis ha raccontato che durante quella fase della lavorazione capitava praticamente ogni giorno che qualcuno dovesse ricevere assistenza per problemi legati all'ipotermia. Pierfrancesco Favino non arrivò mai al ricovero, ma il rischio riguardò anche lui, mentre diversi membri del cast e della troupe ebbero bisogno di cure. Una situazione estrema che, almeno nelle intenzioni del regista, aveva anche una precisa ragione cinematografica. De Angelis voleva che chi si trovava davanti alla macchina da presa potesse percepire almeno una parte delle condizioni affrontate dai marinai che vivevano e combattevano su quei sommergibili durante la Seconda guerra mondiale.

Favino, chiamato a interpretare Salvatore Todaro, avrebbe avuto un ruolo importante anche nel convincere gli altri a resistere. L'attore si sottoponeva infatti alle stesse condizioni dei colleghi, mostrando in prima persona che quelle scene potevano essere portate a termine nonostante il freddo. Ma l'acqua gelida rappresenta soltanto una parte dell'enorme lavoro compiuto per rendere credibile Comandante. La produzione arrivò infatti a costruire una replica a grandezza naturale del sommergibile Cappellini partendo dai progetti originali conservati negli archivi della Marina Militare.

Il battello misurava oltre 70 metri di lunghezza e circa 14 metri d'altezza, era costruito in acciaio e, soprattutto, galleggiava davvero. Per realizzarlo furono studiati i documenti storici insieme a Fincantieri, prima di vararlo nel Mar Piccolo e trasformarlo nel cuore delle riprese effettuate a Taranto. Anche per gli interni si cercò una soluzione il più possibile fisica. Parte delle sequenze venne girata utilizzando una struttura d'acciaio già costruita per U-571, il film del 2000 con Matthew McConaughey: il vecchio set fu svuotato e successivamente riadattato per ricreare gli spazi del Cappellini. E persino quando Comandante dovette davvero scendere sott'acqua, la produzione continuò a cercare una soluzione pratica.

L'unica sequenza subacquea del film venne realizzata in una piscina a Bruxelles, dove Gianluca Di Gennaro recitò a circa dieci metri di profondità senza utilizzare bombole durante le riprese. Tutto questo lavoro serviva a ricostruire una vicenda realmente accaduta nell'ottobre del 1940. Todaro, allora comandante del sommergibile Cappellini della Regia Marina, affondò nell'Atlantico il mercantile belga Kabalo dopo uno scontro a fuoco. Ma invece di abbandonare i naufraghi al loro destino, decise di salvarli. Furono 26 gli uomini recuperati e per portarli verso un porto sicuro, Todaro accettò persino di navigare in emersione per diversi giorni, esponendo il sommergibile e il proprio equipaggio al rischio di essere individuati e attaccati dalle forze nemiche.

È proprio questa scelta, compiuta nel pieno della guerra, a rappresentare il centro morale del film di De Angelis. Comandante avrebbe poi avuto un percorso importante anche fuori dal set: il film venne scelto per aprire l'80ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, prima di arrivare nelle sale italiane nell'autunno del 2023. Rivedere oggi quelle sequenze sapendo cosa accadeva realmente durante le riprese cambia però inevitabilmente la prospettiva. Quando Favino e gli altri uomini del Cappellini appaiono fradici e piegati dal freddo, almeno una parte di quella sofferenza non doveva essere simulata: dietro la macchina da presa c'erano coperte termiche e bevande calde, mentre il rischio di ipotermia era diventato una presenza concreta sul set.

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