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Pietro Taricone, la figlia Sophie è bellissima e identica a lui: che studi ha fatto e cosa fa oggi

È cresciuta lontano dai riflettori, scegliendo la pittura e la fotografia. Oggi, a 22 anni, Sophie Taricone torna a parlare del padre attraverso le immagini di un viaggio che lui fece con Kasia Smutniak nel 2003

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È inevitabile pensare a Pietro Taricone quando si guarda il volto di Sophie. Gli occhi scuri, i capelli, alcuni tratti del viso e soprattutto quell'espressione intensa hanno fatto notare più volte una somiglianza impressionante con il padre, scomparso prematuramente nel 2010. Ma oggi Sophie Taricone non è soltanto la figlia dell'indimenticato protagonista della prima edizione del Grande Fratello. A 22 anni ha costruito un'identità propria nel mondo dell'arte e, proprio nel 2026, si trova al centro di un progetto particolarmente significativo: Mustang, il documentario diretto dalla madre Kasia Smutniak nel quale la sua voce accompagna un viaggio cominciato molti anni prima della sua nascita.

Sophie è nata a Roma il 4 settembre 2004 dalla relazione tra Pietro Taricone e Kasia Smutniak. I suoi genitori si erano conosciuti sul set di Radio West, nel 2003, e proprio nello stesso anno avevano intrapreso insieme un viaggio nel Mustang, una remota regione del Nepal. Sophie aveva appena cinque anni quando Pietro morì, il 29 giugno 2010, dopo il gravissimo incidente avvenuto durante un lancio con il paracadute. La sua infanzia è stata quindi vissuta soprattutto accanto alla madre, che ha sempre cercato di proteggerla dall'attenzione mediatica.

Quando Sophie è comparsa pubblicamente, la somiglianza con il padre è diventata immediatamente evidente. Nel 2022, in occasione dei suoi 18 anni, le fotografie pubblicate da Diva e Donna e riprese da Tgcom24 avevano attirato l'attenzione proprio per i lineamenti che ricordavano quelli di Taricone. Anche Vanity Fair ha sottolineato come, nelle sue apparizioni pubbliche, Sophie ricordi fisicamente entrambi i genitori. Kasia Smutniak, però, ha preferito mettere l'accento su un altro aspetto, quello dell'identità personale della figlia:

Sophie somiglia a se stessa. Sono molto fiera di lei, ha un’identità autonoma che è interessante osservare, mi sembra molto più forte di quanto non fossi io alla sua età.

Ed è proprio questa autonomia a raccontare oggi chi è diventata Sophie. A differenza di Pietro e Kasia, Sophie non ha scelto la recitazione né il mondo dello spettacolo come professione. La sua strada è quella dell'arte visiva, con una formazione che comprende il Paris College of Art e l'Accademia di Belle Arti di Venezia. Il suo percorso si concentra soprattutto su pittura e fotografia.

La scelta non sembra essere arrivata all'improvviso. In un'intervista ad Artribune del 2026, Sophie ha raccontato di essersi avvicinata alla creatività fin dall'infanzia, attraverso il disegno, per poi incontrare durante gli anni scolastici un insegnante che l'ha incoraggiata verso scultura, pittura e fotografia. All'università, invece, il suo approccio si è progressivamente spostato verso una ricerca più astratta. Il suo lavoro artistico è oggi fortemente legato alla materia. Sophie utilizza pigmenti secchi e materiali naturali e attribuisce grande importanza al contatto fisico con ciò che utilizza per creare.

Nel 2026 è stata protagonista della mostra Terra come esperienza, al Castello di Magliano Alfieri, dove ha presentato una ricerca costruita proprio intorno al rapporto tra gesto, superficie e materia. Nel suo percorso espositivo figurano inoltre una partecipazione ad Art Number 23 a Roma nel 2024 e una mostra a Parigi nel 2025.

Sophie ha spiegato ad Artribune che il viaggio rappresenta per lei una fonte importante di ispirazione e che anche dettagli apparentemente ordinari, come superfici rovinate, colori e segni lasciati dal tempo, possono diventare spunti per il suo lavoro.

Lavorare con le mani significa entrare in relazione con la materia, lasciare che il gesto la incontri e la trasformi. I pigmenti secchi, scelti per la loro qualità primaria, riportano alla terra e aprono uno spazio di esperienza più che di rappresentazione.

Le sue parole. Ed è proprio il viaggio a creare oggi un ponte sorprendente tra la vita di Sophie e quella del padre. Nel 2003 Pietro Taricone e Kasia Smutniak partirono insieme verso il Mustang con una piccola telecamera. Quelle immagini, rimaste custodite per anni, sono diventate il materiale d'archivio da cui nasce Mustang, il documentario diretto da Smutniak e prodotto da Fandango. Il film sarà presentato alla Festa del Cinema di Roma 2026, nella sezione Progressive Cinema. La manifestazione si svolgerà dal 13 al 25 ottobre e Mustang, della durata di 105 minuti, figura ufficialmente tra i documentari in concorso.

La particolarità è che a guidare il racconto è proprio Sophie. È la sua voce a collegare le immagini girate dai genitori nel 2003 con quelle dei viaggi successivi compiuti da Kasia e con la sua stessa storia familiare.Il documentario segue così più di vent'anni di vita: dalla partenza di una giovane coppia verso una terra allora quasi sconosciuta, alla morte di Pietro, fino al legame che Kasia ha continuato a coltivare con il Mustang.

Al centro di Mustang c'è anche una promessa. Durante quel viaggio, Pietro e Kasia avevano maturato il desiderio di fare qualcosa per quella comunità. Dopo la morte di Taricone, Smutniak ha continuato a coltivare quel progetto attraverso la Pietro Taricone Onlus, contribuendo alla realizzazione di una scuola nella regione. La Ghami Solar School permette ai bambini del luogo di continuare gli studi senza essere costretti a lasciare le proprie famiglie. È una storia che il documentario racconta intrecciando memoria privata e cambiamenti di una comunità. In questo racconto Sophie occupa una posizione particolare: è la figlia che non ha potuto conoscere il padre durante la propria crescita, ma che oggi può incontrarlo attraverso le immagini conservate di quando lui era giovane, innamorato e in viaggio con sua madre.

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