Preschool: Josh Duhamel alla regina di una commedia in cui i genitori combattono per un asilo nido d'élite

Preschool, il nuovo film di Josh Duhamel, è una satira feroce sulla competizione tra genitori per iscrivere i figli al miglior asilo. Trama, cast e uscita.

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C'è stato un tempo in cui mandare i figli all'asilo significava semplicemente iscriverli al centro più vicino a casa, magari nella sala parrocchiale o in un edificio comunitario del quartiere. Niente drammi, niente stress. Avanti veloce di qualche decennio e il panorama è cambiato radicalmente: oggi l'ammissione a un programma prescolare di prestigio è diventata una corsa agli armamenti dove contano il portafoglio e le conoscenze giuste. È esattamente questo il terreno fertile su cui germoglia Preschool, il nuovo film diretto e interpretato da Josh Duhamel.

Il progetto, prodotto da Republic Pictures e scritto da Richard D'Ovidio, rappresenta la terza esperienza dietro la macchina da presa per Duhamel, dopo l'esordio con The Buddy Games del 2019 e il suo sequel Buddy Games: Spring Awakening del 2023. Ma questa volta l'attore si avventura in territorio diverso, abbandonando le scorribande goliardiche tra amici per immergersi in una satira feroce sul sistema educativo contemporaneo e sulle dinamiche familiari che lo circondano.



Collider ha svelato in esclusiva una prima immagine del film che cattura perfettamente il tono sopra le righe della produzione. Duhamel appare al centro di un palcoscenico, braccia spalancate in un gesto teatrale, vestito con una camicia bianca a maniche lunghe e pantaloni grigi. Alle sue spalle campeggia lo stemma della prestigiosa scuola dell'infanzia contesa, mentre ai lati è affiancato da performer in costumi da animali, un dettaglio che sottolinea l'approccio satirico e l'esagerazione voluta della narrazione.

La trama segue due padri disposti a tutto pur di garantire al proprio figlio un posto in quello che considerano il miglior asilo possibile. Una premessa apparentemente semplice che diventa il trampolino per esplorare fino a che punto la competizione genitoriale può spingersi quando si mescola con ansia sociale, aspettative e la convinzione che il futuro dei propri bambini dipenda dalle scelte fatte prima ancora che compiano cinque anni.

Il cast di Preschool si arricchisce di nomi riconoscibili dal panorama televisivo britannico e internazionale. James Cosmo, volto noto agli appassionati di Game of Thrones, porta la sua presenza scenica consolidata, affiancato da Charity Wakefield, vista in Sense and Sensibility, Michael Socha di Showtrial e Fenella Woolgar, parte del cast di Call the Midwife. Una compagnia di interpreti che promette di dare spessore a una commedia che punta a far ridere ma anche a far riflettere.

La scelta di Duhamel di dirigere questo progetto non appare casuale. La sceneggiatura di D'Ovidio tocca nervi scoperti di una società dove la genitorialità è diventata un campo minato di ansie prestazionali, dove ogni decisione viene soppesata come se fosse questione di vita o morte. Quanto siamo disposti a sacrificare della nostra dignità, del nostro portafoglio e dei nostri principi per garantire ai nostri figli quello che percepiamo come un vantaggio competitivo.

Con Preschool Duhamel sembra voler dire qualcosa di più personale. La satira funziona quando nasce dall'osservazione di dinamiche reali portate all'eccesso, quando riesce a farci ridere di comportamenti che riconosciamo come pericolosamente vicini alla realtà. E se c'è un ambito in cui l'assurdo si è normalizzato, è proprio quello della competizione educativa che inizia praticamente dalla nascita.

Il film arriva in un momento in cui sempre più voci si interrogano sul peso delle aspettative che carichiamo sui nostri figli e su noi stessi come genitori. Quanto dell'ansia che proiettiamo sulla scelta dell'asilo giusto, della scuola giusta, delle attività extrascolastiche giuste, è davvero nell'interesse dei bambini e quanto invece risponde alle nostre insicurezze. Preschool promette di mettere uno specchio davanti a queste dinamiche, amplificandole fino al grottesco per costringerci a vedere quanto possano essere ridicole.

Fonte / Collider.com
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