Priscilla è una storia vera? Le scene più incredibili del film su Elvis sono accadute davvero
Quanto c’è di vero in Priscilla? Dal controllo di Elvis agli episodi più sorprendenti, ecco cosa è realmente accaduto e cosa cambia nel film.
Priscilla è un film del 2023 diretto da Sofia Coppola, con protagonisti Cailee Spaeny e Jacob Elordi, ma definirlo semplicemente un altro biopic su Elvis Presley sarebbe fuorviante. Qui il Re del Rock non è il centro della storia: tutto viene osservato attraverso gli occhi di Priscilla Presley, dalla ragazza giovanissima che lo incontra per la prima volta fino alla donna che, molti anni dopo, trova la forza di allontanarsi da Graceland. Ed è proprio questo punto di vista a rendere ancora più interessante una domanda: quanto di ciò che vediamo nel film è realmente accaduto?
La storia comincia nel 1959, quando Priscilla Beaulieu vive in Germania con la famiglia. Ha appena 14 anni quando incontra Elvis Presley, che ne ha 24 ed è lì per il servizio militare. Quella differenza d'età, che il film non cerca affatto di nascondere, diventa uno degli elementi più inquietanti della prima parte. Dopo il ritorno di Elvis negli Stati Uniti, i due continuano a sentirsi e, alcuni anni più tardi, i genitori di Priscilla accettano che la ragazza si trasferisca a Memphis, dove finirà per vivere a Graceland. È l'inizio della favola che tutti conoscono dall'esterno, ma anche di una quotidianità molto più complicata.
Uno degli aspetti che Sofia Coppola riprende direttamente dai ricordi di Priscilla è infatti il controllo che Elvis avrebbe esercitato sulla sua immagine. Il cantante aveva idee molto precise su come dovesse vestirsi, truccarsi e portare i capelli. Preferiva alcuni colori, non ne sopportava altri e voleva che avesse capelli scuri e un trucco particolarmente marcato sugli occhi. Anche la postura poteva diventare oggetto delle sue osservazioni. Il risultato è uno degli elementi visivi più importanti del film: mentre Priscilla entra nel mondo di Elvis, anche il suo aspetto viene progressivamente trasformato secondo i desideri di lui.
Anche gli improvvisi scoppi d'ira mostrati nel film non nascono semplicemente dalla necessità di rendere Elvis più oscuro sullo schermo. Priscilla ha raccontato episodi nei quali il cantante poteva passare rapidamente dalla calma alla rabbia. Uno dei più impressionanti, ricostruito anche da Coppola, riguarda una sedia lanciata verso di lei dopo che Elvis le aveva chiesto un'opinione su una registrazione. Secondo il suo racconto, non erano rare nemmeno le minacce di mandarla via o di interrompere la relazione durante i momenti di maggiore tensione.
C'è poi un dettaglio che nel film potrebbe sembrare quasi inventato per sottolineare quanto fosse insolita la loro vita a Graceland: l'esperienza con l'LSD. Anche quella, invece, deriva dal memoir. Elvis e Priscilla provarono insieme la sostanza alla ricerca di quella che consideravano una forma superiore di consapevolezza. Coppola cambia però il contesto: nella realtà, secondo il racconto di Priscilla, non erano soli, ma insieme ad altre tre persone in una sala conferenze di Graceland. Fu comunque un'esperienza che lei decise di non ripetere. Non tutto, infatti, viene riportato sullo schermo esattamente come accadde.
Anche questo dettaglio arriva direttamente dai suoi ricordi: raccontò infatti di essersi presentata completamente truccata e di aver insistito per poter mantenere le sue caratteristiche doppie ciglia finte anche durante il parto. Ma forse il dettaglio che meglio racconta la condizione in cui Priscilla sostiene di essersi trovata riguarda il lavoro. Quando provò a iniziare un'attività come modella in un salone, Elvis le chiese di lasciare l'impiego. Secondo il racconto contenuto in Elvis and Me, Presley non vedeva di buon occhio l'idea che la compagna avesse una carriera indipendente: voleva poterla raggiungere quando desiderava e immaginava per lei una vita costruita principalmente intorno alle proprie esigenze.
Soltanto dopo la separazione Priscilla avrebbe iniziato a costruire una vita professionale completamente autonoma. Ma Sofia Coppola fa anche una scelta fondamentale: lascia quasi completamente fuori campo la carriera di Elvis. Chi arriva a Priscilla dopo Elvis di Baz Luhrmann potrebbe quindi trovarsi davanti a un film quasi opposto. Non ci sono lunghe ricostruzioni dei concerti, il colonnello Tom Parker è sostanzialmente assente e la trasformazione di Presley in un'icona mondiale interessa soltanto nella misura in cui modifica la vita della protagonista.
Quello che il film cerca di preservare con maggiore attenzione è invece il percorso di Priscilla. All'inizio è una quattordicenne abbagliata dall'uomo più famoso del mondo; poi diventa una ragazza costretta a crescere all'interno di un universo costruito intorno a lui, quindi moglie e madre, fino alla decisione di cercare un'identità che non dipendesse più da Elvis. È proprio lì che la ricostruzione storica e lo sguardo di Sofia Coppola finiscono per incontrarsi: Priscilla non vuole spiegare chi fosse davvero il Re del Rock. Vuole raccontare cosa significasse essere la ragazza seduta accanto a lui quando tutti gli altri guardavano soltanto Elvis.