"Quel ruolo era tuo, ma ora non lo è più": Javier Bardem, Hollywood e le posizioni (problematiche) su Gaza
Javier Bardem rivela di aver perso ruoli e contratti a Hollywood per le sue posizioni su Gaza. L'attore parla di blacklist e ritorsioni nel cinema.
Javier Bardem ha una carriera invidiabile: un Oscar in tasca, il ruolo di Stilgar nella saga di Dune diretta da Denis Villeneuve, progetti con Penélope Cruz all'orizzonte. Eppure, nemmeno il successo lo ha messo al riparo dalle conseguenze professionali del suo attivismo. In una lunga intervista rilasciata a Variety, l'attore spagnolo ha rivelato di aver pagato un prezzo concreto per essersi schierato apertamente a favore dei diritti palestinesi nel contesto del conflitto israelo-palestiniano.
Il riferimento più esplicito riguarda Susan Sarandon, attrice storica di Hollywood che è stata licenziata dalla sua agenzia per essersi espressa sulla questione palestinese. "Questo ti dice quanto sia sbagliato l'intero sistema", ha commentato Bardem. "Lei è stata una delle prime ad andarci. E poi ha ricevuto quella punizione professionale". Il caso Sarandon, lungi dall'essere un episodio isolato, sembra rappresentare un pattern più ampio di pressioni e ritorsioni che coinvolgono chi decide di usare la propria visibilità per cause politicamente divisive.
Bardem, però, non sembra intimorito. "Va bene così. Io vivo in Spagna. Gli studios americani non sono l'unico posto dove lavorare", ha aggiunto con una certa dose di pragmatismo. Una posizione che riflette il privilegio di essere un attore internazionale con una base fuori dagli Stati Uniti, un lusso che molti colleghi meno affermati non possono permettersi. Allo stesso tempo, l'attore ha rivelato che la sua presa di posizione ha anche attratto nuove opportunità: "Alcune persone ti metteranno in una lista nera. Non posso dirti se sia vero o meno, non ho i fatti. Quello che ho sono i fatti di nuove persone che ti chiamano perché ti vogliono nei loro progetti".
Bardem ha anche raccontato un episodio significativo legato alla sua recente vittoria agli Academy Awards. "Mi aspettavo di essere fischiato agli Oscar", ha rivelato, "invece la reazione in sala è stata un'ovazione". Un segnale, secondo l'attore, che la narrativa dominante su questi temi stia cambiando, almeno in una parte dell'industria cinematografica e del pubblico. Le standing ovation possono essere interpretate come un sostegno non solo al suo talento artistico, ma anche al coraggio di mantenere una posizione scomoda.
Nel frattempo, Bardem continua a lavorare. Dune 3, il terzo capitolo della saga sci-fi di Villeneuve, uscirà nelle sale il 18 dicembre 2026. L'attore tornerà nei panni di Stilgar, il leader dei Fremen, un personaggio che proprio nell'ultimo film assumerà contorni ancora più complessi. "Nel terzo film vedrai le conseguenze di quella fede cieca", ha anticipato Bardem parlando dell'evoluzione del suo personaggio, che crede fermamente che Paul Atreides sia il Lisan al-Gaib, il messia profetizzato.
La posizione di Bardem su Stilgar è emblematica: "Che lui sia o non sia il messia non è rilevante. Io voglio credere che lo sia, e voglio che il mio popolo creda che lo sia, perché abbiamo bisogno di lui". Una riflessione sulla natura della fede, della speranza e della disperazione che attraversa non solo la saga di Dune, ma anche i conflitti reali che l'attore ha scelto di commentare pubblicamente.