Questa serie di Spielberg cancellata dopo una stagione poteva essere la nuova Lost, ma nessuno l'ha vista
Questa serie di Spielberg fu cancellata da Fox dopo solo 13 episodi nonostante il budget milionario. Scopri i motivi del flop della serie fantascientifica con dinosauri.
Nel 2011, quando Terra Nova debuttò su Fox, le aspettative erano stratosferiche. Come potevano non esserlo? Steven Spielberg in veste di produttore esecutivo, un budget da capogiro, dinosauri resi con effetti visivi all'avanguardia e una premessa che mescolava fantascienza, viaggio nel tempo e mistero. Sulla carta, tutti gli ingredienti per replicare il fenomeno Lost sembravano esserci. Eppure, dopo appena tredici episodi, il sipario calò definitivamente su quella che avrebbe dovuto essere la prossima grande ossessione televisiva. La serie, creata da Kelly Marcel e Craig Silverstein, ci catapulta nel 2149, un futuro in cui la Terra è sull'orlo del collasso. La sovrappopolazione ha portato il pianeta al limite della sopravvivenza e l'umanità si aggrappa a un'ultima, disperata speranza: una tecnologia che permette di viaggiare indietro nel tempo attraverso fratture temporali. C'è però un dettaglio cruciale: il viaggio è solo di andata. Non si torna indietro.
Il finale della prima stagione non lasciava dubbi: gli autori avevano pianificato molto di più. La rivelazione di una prua di nave del XVIII secolo solleva interrogativi enormi sull'esistenza di altre fratture temporali, suggerendo che la storia che ci era stata raccontata fino a quel momento rappresentasse solo la punta dell'iceberg. Proprio come Lost aveva fatto con la sua mitologia stratificata, Terra Nova sembrava voler costruire un universo narrativo complesso, ricco di enigmi da svelare nel corso di diverse stagioni. Gli elementi c'erano tutti. Il viaggio nel tempo offriva infinite possibilità narrative. I mondi paralleli permettevano colpi di scena e rivelazioni inaspettate. I dinosauri garantivano spettacolo visivo e tensione costante. Le dinamiche tra i personaggi, dalle relazioni familiari ai conflitti di potere all'interno della colonia, fornivano il carburante emotivo necessario per tenere incollati gli spettatori episodio dopo episodio.
Alla sua uscita, Terra Nova ricevette recensioni generalmente positive. I critici apprezzarono gli effetti visivi, fondamentali per rendere credibili creature preistoriche che avrebbero potuto facilmente sembrare ridicole se gestite male. Certo, la serie venne criticata per un eccesso di esposizione, per quella tendenza tipica dei pilot di voler spiegare troppo troppo in fretta. Ma sono difetti che molte serie di successo hanno mostrato nelle loro prime uscite, aggiustandosi strada facendo. Il vero problema di Terra Nova si chiamava denaro. Il solo episodio pilota costò la cifra astronomica di venti milioni di dollari. I produttori non volevano scendere a compromessi sulla qualità visiva, una scelta comprensibile ma rischiosa in un'industria televisiva dove i margini di profitto contano quanto, se non più, della qualità artistica.
La risposta, naturalmente, non la sapremo mai. Quello che rimane è una stagione unica, tredici episodi che mostrano lampi di grandezza accanto a imperfezioni comprensibili. Un progetto che Steven Spielberg aveva benedetto con il suo nome, un tentativo ambizioso di portare il cinema sul piccolo schermo in un'epoca in cui la distinzione tra i due stava già iniziando a sfumare. Terra Nova rappresenta anche un momento di transizione nell'industria televisiva. Arrivava in un periodo in cui le reti tradizionali stavano ancora cercando di capire quanto potessero spingersi con i budget, quanto rischio potessero permettersi. Oggi, nell'era dello streaming dove piattaforme come Netflix, Amazon e Apple investono cifre stratosferiche in singole serie, forse Terra Nova avrebbe avuto una seconda possibilità. Avrebbe potuto trovare il suo pubblico nel corso di settimane e mesi, beneficiando del passaparola che le serie in streaming permettono.