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Questo documentario su Netflix racconta la vera storia dei coniugi Warren (ma non meglio del film)

Confronto tra il documentario Netflix e il film The Conjuring 3: perché la finzione horror racconta meglio il caso Johnson del 1981.

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Quando Netflix ha rilasciato The Devil on Trial - Processo al diavolo, il documentario sul celebre caso di omicidio di Arne Cheyenne Johnson del 1981, molti appassionati di true crime si sono precipitati a guardarlo. La storia è notoriamente affascinante: un uomo che uccide il suo proprietario di casa e si difende in tribunale sostenendo che il diavolo lo avesse posseduto. È una vicenda che ha tutti gli ingredienti per un racconto avvincente, eppure qualcosa non ha funzionato come dovrebbe. Il problema è che questa storia era già stata raccontata, e in modo decisamente più efficace, due anni prima. The Conjuring: Per ordine del diavolo, il terzo capitolo del franchise horror che ha incassato 200 milioni di dollari al botteghino mondiale, aveva preso gli stessi eventi e li aveva trasformati in un film che, paradossalmente, risulta più onesto e completo del documentario che dovrebbe raccontare i fatti reali.

La vicenda al centro di entrambe le produzioni riguarda l'omicidio di Alan Bono per mano di Arne Johnson, avvenuto nel Connecticut nel 1981. Johnson aveva accoltellato il suo proprietario di casa dopo che, secondo la sua versione, un demonio aveva preso possesso del suo corpo durante un esorcismo praticato su David Glatzel, fratello minore della sua fidanzata. I famosi demonologi Ed e Lorraine Warren erano stati coinvolti nel caso, e la difesa di Johnson tentò di utilizzare la possessione demoniaca come strategia legale, dando vita a quello che sarebbe stato soprannominato il processo del diavolo. The Conjuring 3 ricostruisce questi eventi con la libertà narrativa che il cinema horror concede. Il film mostra l'esorcismo del giovane David, il momento in cui Arne si offre volontario come vittima alternativa per salvare il ragazzo, e le conseguenze tragiche di questa scelta.

Anche se il film non raffigura direttamente l'omicidio di Alan Bono, la trama esplora approfonditamente il contesto soprannaturale e le implicazioni del caso attraverso la narrazione dei personaggi. Eppure, nonostante sia un prodotto di finzione, questo approccio cinematografico permette una rappresentazione più ricca e sfumata rispetto al documentario Netflix. Il motivo è tanto semplice quanto illuminante sul rapporto tra narrazione e verità: liberandosi dall'obbligo di dimostrare la veridicità degli eventi soprannaturali, The Conjuring 3 può esplorare pienamente le dinamiche psicologiche, emotive e culturali del caso senza apparire ridicolo o manipolatorio. I critici che hanno visionato The Devil on Trial hanno sottolineato come le presunte prove della possessione presentate nel documentario appaiano palesemente false e poco convincenti. Il materiale d'archivio e le testimonianze raccolte non offrono elementi sufficientemente solidi per giustificare il tempo dedicato all'argomento.

Quando un documentario cerca di presentare come credibili eventi soprannaturali senza prove concrete, rischia di sembrare ingenuo o, peggio, di dare legittimità a narrative potenzialmente dannose. Al contrario, il film horror può abbracciare completamente la dimensione soprannaturale perché dichiaratamente fittizio. Gli spettatori sanno di trovarsi davanti a un'opera di fantasia ispirata a eventi reali, e questo patto narrativo permette di esplorare le implicazioni più profonde della storia senza dover convincere nessuno della sua veridicità letterale. Ma c'è un aspetto ancora più problematico che distingue i due approcci: il trattamento dei coniugi Warren. Ed e Lorraine Warren sono figure centrali in entrambe le narrazioni, avendo svolto un ruolo chiave nell'esorcismo di David Glatzel e nel successivo processo. Nel franchise di The Conjuring, interpretati da Patrick Wilson e Vera Farmiga, sono presentati come eroi benevolenti che combattono forze maligne per proteggere gli innocenti.

Il documentario Netflix adotta un approccio simile, presentando i Warren come figure legittime senza affrontare in modo sostanziale le numerose accuse mosse contro di loro nel corso degli anni. Molti critici hanno evidenziato come The Devil on Trial fallisca nel fornire un'analisi critica dei Warren, ignorando le molteplici testimonianze che li accusano di aver sfruttato persone vulnerabili, di aver amplificato situazioni familiari complesse per ottenere pubblicità, e di aver costruito un impero commerciale basato su casi mai verificati scientificamente. Questo è il paradosso centrale: un film horror di finzione non è tenuto a sottoporre a scrutinio critico i suoi personaggi perché sono dichiaratamente fittizi, anche se ispirati a persone reali. Un documentario, invece, ha la responsabilità giornalistica di presentare molteplici prospettive e di contestualizzare le affermazioni dei suoi soggetti. Quando The Devil on Trial presenta i Warren come autorità indiscusse senza esplorare le controversie che li circondano, tradisce i principi fondamentali del giornalismo documentaristico.

The Conjuring 3 utilizza gli stessi elementi di base presenti nel documentario Netflix: l'esorcismo di David Glatzel, il coinvolgimento di Arne Johnson, l'omicidio di Alan Bono, il processo e il ruolo dei Warren. Ma il film costruisce attorno a questi elementi una narrazione che funziona su più livelli: come intrattenimento horror, come esplorazione di temi di fede e dubbio, e come riflessione su come le credenze influenzino le azioni umane. Il documentario Netflix, invece, rimane intrappolato in una posizione intermedia: troppo credulo per essere considerato giornalismo investigativo rigoroso, ma troppo vincolato alla realtà per permettersi le libertà creative che renderebbero la storia veramente coinvolgente. Il risultato è un prodotto che delude sia chi cerca un'analisi critica dei fatti, sia chi desidera un racconto avvincente.

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