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Reazione a Catena dal trionfo alla denuncia, le Pappardelle passano per vie legali: cos'è successo

Le Pappardelle di Reazione a Catena denunciano gli hater per insulti sessisti e diffamazione. Le tre campionesse reagiscono all'odio online con azioni legali.

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Il trionfo televisivo ha un prezzo, e per Maria Giulia Bardi, Carolina Mischi e Francesca Garbin – le tre amiche fiorentine dell'Isolotto diventate celebri come Le Pappardelle di Reazione a Catena – quel prezzo è diventato troppo alto. Dopo aver dominato il quiz di Rai Uno per 48 puntate consecutive, stabilendo un record che ha segnato l'estate televisiva italiana, le tre concorrenti hanno scelto di rompere il silenzio e passare dalle parole ai fatti: hanno annunciato l'intenzione di sporgere denuncia contro gli hater che le hanno bersagliate sui social con insulti, diffamazioni e insinuazioni gravissime.

La decisione è arrivata attraverso un lungo post pubblicato nel gruppo Facebook dedicato a Reazione a Catena, dove Le Pappardelle hanno voluto tracciare una linea netta tra la legittima libertà di opinione e ciò che invece configura un vero e proprio reato. Perché se la critica fa parte del gioco quando si entra nelle case degli italiani attraverso il piccolo schermo, c'è un confine che non può essere oltrepassato. E quel confine è la legalità.

"Insieme a tutti i messaggi positivi abbiamo sempre letto anche quelli negativi. Non abbiamo mai risposto alle tante critiche, perché la libertà di opinione è sacrosanta e non abbiamo mai avuto la pretesa di piacere a tutto il pubblico. Se alcuni commenti sono rimasti educati anche nell'esprimere opinioni negative su di noi. altri hanno decisamente oltrepassato il limite non solo dell'educazione, ma anche della legalità. Non vogliamo perdere tempo a spiegare un concetto per noi molto semplice, ovvero il fatto che dall'altra parte dello schermo di un telefono ci sono delle persone, con le loro insicurezze e le loro fragilità, che per il solo motivo di essersi messe in gioco si trovano a dover gestire così tanta negatività". - Carolina e Maria Giulia a nome del trio

Le Pappardelle hanno elencato con precisione il tipo di contenuti che intendono perseguire legalmente: insinuazioni di raccomandazioni, allusioni a presunti atti sessuali intrattenuti con la redazione del programma, insulti pesanti e altri epiteti che configurano chiaramente il reato di diffamazione. Accuse infamanti che nulla hanno a che vedere con il dibattito televisivo o con il giudizio sulla loro bravura nel risolvere le catene di parole proposte da Pino Insegno. Un appello alla responsabilità che sottolinea come dietro i profili social ci siano esseri umani in carne e ossa, non bersagli da colpire impunemente.

Pappardelle di Reazione a Catena, fonte: Rai

"Noi abbiamo raccolto qualcuno di questi commenti, ma siccome sappiamo di non essere state le uniche a conservarli, chiediamo aiuto anche a voi del gruppo: se doveste avere screenshot, vi chiediamo la gentilezza di inviarceli, così che possiamo prendere provvedimenti. Naturalmente non ci riferiamo a critiche su simpatie e antipatie e simili, ma soltanto a ciò che dichiara effettivamente il falso o che lede la nostra immagine. Ci sembra assurdo che nel 2026 ancora non sia chiaro che scrivere sui social ha delle conseguenze". - Carolina e Maria Giulia a nome del trio

Le donne hanno concluso con una nota di sconforto mista a determinazione. Un'affermazione che fotografa perfettamente il paradosso del nostro tempo: viviamo nell'era della comunicazione digitale, eppure molti utenti sembrano ancora convinti che la tastiera sia uno scudo di invisibilità che li autorizza a qualsiasi nefandezza.

Il percorso delle Pappardelle a Reazione a Catena è stato straordinario. Quarantotto puntate da campionesse, una cifra record portata a casa, una capacità di affiatamento e intuizione che ha fatto scuola. Le tre amiche dell'Isolotto – quartiere popolare di Firenze da cui portano con orgoglio le loro radici – sono riuscite a conquistare il cuore di una fetta importante del pubblico italiano, dimostrando che cultura, preparazione e amicizia autentica possono trionfare anche sotto i riflettori.



La loro avventura televisiva si è conclusa con la sconfitta contro i Nonno Rock, un addio dolceamaro salutato con un post di ringraziamenti verso Pino Insegno, la redazione e tutti coloro che le hanno sostenute. "Quel che più ci rende felici è che anche attraverso lo schermo sia passato il legame che ci unisce, e che ci caratterizza da sempre come amiche, molto prima che come concorrenti di un quiz", avevano scritto. "Ricevere il vostro affetto è stato veramente prezioso, grazie di cuore".

Le tre fiorentine hanno dimostrato carattere dentro e fuori dal quiz. La stessa intelligenza e determinazione che le ha portate a vincere decine di sfide televisive ora le spinge a non chinare la testa di fronte alla violenza digitale. La loro battaglia legale potrebbe rappresentare un precedente importante, un segnale forte che dal piccolo schermo arriva fino alle tastiere di chi si sente autorizzato a dire qualsiasi cosa senza conseguenze.

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