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Robert Redford, prima di diventare una star visse in Italia: ecco dove, cosa faceva e altri 9 segreti

Il 18 agosto 2026 Robert Redford avrebbe compiuto 90 anni. Scomparso nel settembre 2025 a 89 anni, l’attore e regista americano ha lasciato un’impronta indelebile nella storia del cinema. Ma prima di diventare una delle star più celebri di Hollywood, il giovane Redford attraversò l’Europa e trascorse un periodo anche in Italia, dove cercò la propria strada tra arte, pittura e una vita lontana dalle regole.

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Robert Redford ha trasformato il proprio volto in un’icona e, allo stesso tempo, ha costruito una carriera molto più complessa di quella del semplice divo. Attore, regista, produttore, ambientalista e instancabile sostenitore del cinema indipendente, ha attraversato oltre sei decenni di storia americana davanti e dietro la macchina da presa. Nato a Santa Monica il 18 agosto 1936, è morto il 16 settembre 2025 nella sua casa nello Utah, a 89 anni.

Il 2026 avrebbe dunque segnato il suo novantesimo compleanno, un anniversario che inevitabilmente riporta alla memoria i suoi film più celebri: Butch Cassidy, La stangata, Come eravamo, I tre giorni del Condor, Tutti gli uomini del presidente, La mia Africa, Proposta indecente e L’uomo che sussurrava ai cavalli. Ma dietro quell'immagine impeccabile da protagonista hollywoodiano c’era un ragazzo inquieto che, prima della fama, scelse di partire per l’Europa. Ecco 10 segreti che non tutti conoscono:

1. A 19 anni arrivò in Italia e visse a Firenze: È probabilmente una delle pagine meno conosciute della sua biografia. Dopo la morte della madre Martha nel 1955, Redford attraversò un periodo difficile e lasciò gli studi universitari. Nel 1956 partì per l’Europa, soggiornando tra Francia e Italia. A Firenze, il futuro divo avrebbe trascorso un periodo ospite della famiglia Barbieri. Proprio sui dettagli della sua formazione artistica fiorentina sono rimaste alcune incertezze: diverse ricostruzioni hanno indicato luoghi di studio differenti, tra l'Accademia di Belle Arti e altri percorsi artistici. Il dato più solido è però che Redford frequentò ambienti legati all'arte durante il soggiorno italiano. Non era ancora l’attore che il pubblico avrebbe imparato a conoscere. Era semplicemente un giovane americano alla ricerca di una direzione, attratto dall’Europa e dalla possibilità di vivere un’esperienza artistica fuori dagli schemi. Anni dopo avrebbe riconosciuto l’importanza di quel periodo europeo nella propria formazione. E pensare che quell’esperienza sarebbe rimasta legata proprio a Firenze, città che il cinema italiano avrebbe poi ricordato con particolare affetto parlando delle sue origini.

2. Non fu subito un attore: voleva fare l’artista: Prima di Hollywood c’erano la pittura e l’arte. Redford aveva infatti un rapporto con il mondo artistico precedente alla sua affermazione come interprete. Dopo il soggiorno europeo, approfondì ulteriormente la formazione artistica e in seguito frequentò l’American Academy of Dramatic Arts di New York. È un particolare significativo perché aiuta a comprendere un elemento fondamentale della sua carriera: Redford non si considerò mai soltanto un volto da mettere davanti alla macchina da presa. La sua curiosità verso le arti visive, la regia e la narrazione sarebbe riemersa continuamente nel corso della sua vita.

3. Il suo primo compenso televisivo fu decisamente insolito: Prima di diventare una star, Redford fece molta gavetta tra teatro e televisione. Negli anni Sessanta apparve in numerose produzioni televisive, tra cui Perry Mason, Alfred Hitchcock Presents, The Twilight Zone e The Untouchables. Una delle curiosità più celebri racconta che per una delle sue prime apparizioni professionali televisive avrebbe dovuto ricevere 75 dollari. Al posto del denaro gli venne però consegnata una canna da pesca. Una scena quasi cinematografica per un attore che, molti anni dopo, avrebbe guadagnato cifre enormemente superiori e sarebbe diventato uno dei protagonisti più pagati e riconoscibili di Hollywood.

4. Poteva essere Michael Corleone ne Il padrino: Oggi è impossibile immaginare qualcun altro nei panni di Michael Corleone senza pensare immediatamente ad Al Pacino. Eppure, tra i nomi considerati per il ruolo c’era anche Redford. La parte finì naturalmente a Pacino, trasformandosi in uno dei personaggi più importanti della storia del cinema americano. È uno di quei curiosi incroci della storia hollywoodiana che mostrano quanto siano fragili le carriere cinematografiche: una scelta diversa avrebbe potuto modificare radicalmente la filmografia di Redford e persino quella di Pacino.

5. Butch Cassidy trasformò il suo nome in un’icona: Nel 1969 arrivò il film che cambiò definitivamente la sua carriera: Butch Cassidy, diretto da George Roy Hill e interpretato insieme a Paul Newman. Redford era Sundance Kid, Newman era Butch Cassidy. Il film fu un enorme successo e trasformò la coppia Newman-Redford in una delle più amate del cinema americano. La collaborazione sarebbe tornata nel 1973 con La stangata, altra pellicola destinata a diventare un classico. Ed è proprio il personaggio di Sundance Kid a dare il nome al futuro impero culturale costruito da Redford.

6. Il Sundance Film Festival nasce anche da quel personaggio: Il nome Sundance infatti non è casuale. Redford lo prese dal personaggio interpretato in Butch Cassidy. Nel 1981 fondò il Sundance Institute, organizzazione dedicata al sostegno di registi e sceneggiatori indipendenti. Da quell’esperienza sarebbe nato uno dei più importanti punti di riferimento internazionali per il cinema indipendente. Il festival divenne una vetrina fondamentale per autori e opere che difficilmente avrebbero trovato spazio nei circuiti hollywoodiani tradizionali. In questo senso, l’eredità di Redford va molto oltre i film in cui ha recitato: ha contribuito concretamente a cambiare il modo in cui il cinema indipendente poteva essere prodotto, presentato e scoperto.

7. Vinse l’Oscar, ma non come attore: Redford ricevette una candidatura all’Oscar come miglior attore per La stangata, ma la statuetta più importante della sua carriera arrivò in un’altra veste. Nel 1981 vinse infatti l’Academy Award per la miglior regia grazie a Gente comune, il suo esordio dietro la macchina da presa. È una delle caratteristiche che meglio descrivono la sua parabola: l’uomo diventato famoso per il fascino da protagonista decise di spostarsi dietro la macchina da presa e dimostrò di possedere una sensibilità narrativa completamente autonoma. Nel 2002 arrivò anche l’Oscar alla carriera, mentre nel 2017 fu premiato con il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia.

8. Sydney Pollack fu uno dei suoi amici e collaboratori più importanti: Tra le relazioni professionali più significative della sua carriera c’è quella con Sydney Pollack. I due si incontrarono quando erano ancora agli inizi e Pollack, diventato regista, avrebbe scelto Redford come protagonista di numerosi film. Tra le collaborazioni più celebri figurano Come eravamo, I tre giorni del Condor e La mia Africa. Con Pollack Redford costruì una sintonia rara: insieme riuscirono a raccontare storie romantiche, politiche e drammatiche mantenendo sempre una forte attenzione ai personaggi.

9. Il cinema non fu la sua unica battaglia: difese l’ambiente: Redford fu anche un convinto ambientalista. Il rapporto con la natura non era soltanto un elemento della sua immagine pubblica: era parte della sua vita e delle sue scelte. Dopo aver acquistato terreni nello Utah negli anni Sessanta, sviluppò un legame sempre più forte con quel territorio e si impegnò contro progetti che riteneva dannosi per l'ambiente. Questa sensibilità arrivò anche nel suo lavoro cinematografico e nella scelta dei progetti. Redford apparteneva a una generazione di artisti che cominciò a considerare la tutela dell'ambiente come una vera battaglia civile.

10. Anche negli ultimi anni continuò a mettersi alla prova: Uno degli aspetti più sorprendenti della sua carriera è la volontà di non fermarsi al ruolo di leggenda. Redford continuò a recitare anche in età avanzata, alternando il cinema alla regia e alla produzione. In All Is Lost - Tutto è perduto del 2013 affrontò una sfida particolare: il film è costruito quasi interamente sulla sua presenza, con un personaggio solo in mezzo all'oceano. La pellicola richiese un notevole impegno fisico e Redford affrontò anche condizioni di lavorazione difficili. La sua ultima apparizione cinematografica fu un breve cameo in Avengers: Endgame del 2019, dopo aver già annunciato il suo ritiro dalle scene.

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