TV

Sam Elliott, Ashton Kutcher e una famiglia di cowboy che si odia e si ama in questa serie Netflix

La reunion di Ashton Kutcher e Danny Masterson di That's 70s Show. 4 stagioni Netflix tra ranch, famiglia e drama. Scopri la serie country.

Condividi

A dieci anni esatti dall'ultima puntata di That's 70s Show, Ashton Kutcher e Danny Masterson si sono ritrovati davanti alle telecamere per una nuova avventura. The Ranch, sitcom distribuita da Netflix dal 2016, ha rappresentato la reunion che molti fan aspettavano, ma con una svolta radicale: niente più scantinati pieni di fumo e magliette psichedeliche, stavolta si parla di ranch, mandrie e famiglie disfunzionali nel cuore del Colorado. La serie, ideata da Don Reo e Jim Patterson (gli stessi cervelli dietro Due uomini e mezzo), ha saputo durare quattro stagioni per un totale di ottanta episodi, dimostrando che la chimica tra i due protagonisti funziona ancora, anche quando il contesto cambia completamente. Ma cosa rende The Ranch così diversa dalle classiche sitcom a cui siamo abituati?

Colt Reagan Bennett torna a casa. Non è una scelta, è una resa. Dopo anni trascorsi a inseguire il sogno americano come giocatore semi-professionista di football nella National Football League, Colt si ritrova senza contratto, senza prospettive e con la valigia in mano. Destinazione: Garrison, Colorado, la cittadina che aveva lasciato con tante speranze e poche certezze. Ad aspettarlo c'è il ranch di famiglia, in difficoltà economiche, e una dinamica familiare che sembra congelata nel tempo. Il personaggio interpretato da Kutcher incarna una paura generazionale che molti trentenni conoscono bene: quella di aver puntato tutto su un obiettivo che poi si è rivelato irraggiungibile. A trent'anni, con un curriculum fatto più di sogni che di risultati concreti, Colt deve affrontare la realtà più dura di tutte, ammettere il fallimento e ricominciare da zero. Nel posto da cui era scappato.

The Ranch si distingue dalle sitcom tradizionali per diverse ragioni. Come ha spiegato lo stesso Kutcher, non ci sono interruzioni pubblicitarie, il che significa che non serve piazzare una battuta comica a effetto alla fine di ogni scena. Gli episodi possono respirare, prendersi il tempo per approfondire la componente drammatica senza sacrificare l'umorismo. È una commedia, sì, ma che non ha paura di toccare temi seri: il fallimento personale, i conflitti familiari irrisolti, la crisi economica delle piccole realtà rurali americane. Ogni episodio prende il nome da canzoni di artisti country: Kenny Chesney per la prima parte, George Strait per la seconda, Tim McGraw per la terza, Garth Brooks per la quarta e Dolly Parton per la quinta. Una scelta che sottolinea il legame profondo tra la serie e la cultura rurale americana, quella fatta di valori tradizionali, sacrifici e orgoglio per il proprio lavoro.

The Ranch racconta di un'America che spesso non vediamo sullo schermo, quella delle piccole comunità rurali dove il sogno americano si scontra con la realtà quotidiana fatta di debiti, fatiche e relazioni complicate. È una serie che non ha paura di mostrare i suoi personaggi per quello che sono: imperfetti, testardi, a volte insopportabili, ma anche profondamente umani. E forse è proprio questa autenticità a renderla ancora oggi una visione interessante per chi cerca qualcosa di diverso dal solito.

Continua a leggere su BadTaste