Sangue e diamanti psichedelici: questo thriller di spionaggio francese fa sembrare 007 un film per bambini
Il film di James Bond che Tarantino sognava di girare. Cattet e Forzani firmano un thriller psichedelico e visionario.
Per quasi vent'anni, il duo francese Hélène Cattet e Bruno Forzani ha costruito un universo cinematografico che sfida ogni convenzione. Dai loro trippy thriller giallo come Amer e The Strange Colour of Your Body's Tears al western polveroso e sanguinario Let the Corpses Tan del 2017, questi due visionari hanno dimostrato una comprensione del genere e della tattilità del cinema paragonabile solo a quella di Quentin Tarantino. E proprio come il regista di Pulp Fiction, anche loro hanno sempre sognato di mettere le mani sul franchise di James Bond. La differenza? Loro l'hanno fatto davvero. O almeno, ci sono andati dannatamente vicini. Reflection in a Dead Diamond, uscito nel novembre 2025, rappresenta l'incarnazione più pura di cosa succederebbe se qualcuno prendesse l'eredità di 007, la scomponesse in mille frammenti scintillanti e la riassemblasse come un caleidoscopio allucinogeno.
Ma l'approccio narrativo è radicalmente diverso: Cattet e Forzani raccontano questa storia esclusivamente attraverso suono e immagine, trasformando ogni frame in un proiettile cinematografico sparato direttamente nel cranio dello spettatore. La brutalità e la misoginia di John Diman (il nome è un gioco di parole trasparente con Bond e Diabolik) non vengono mai edulcorate. Il film ricrea deliberatamente e amplifica gli aspetti più sgradevoli dei primi film di Bond, così come del cinema di genere dei maestri italiani come Mario Bava. Ma lo fa portando tutto a un grado psichedelico tale che certi spettatori potrebbero letteralmente levitare dalle loro poltrone. I volti vengono rifratti all'infinito attraverso diamanti. In una sequenza esilarante che scala progressivamente, maschere facciali in stile Mission: Impossible vengono strappate via una dopo l'altra, dopo l'altra, dopo l'altra ancora. L'azione e la violenza vengono sminuzzate attraverso un montaggio espressivo, con sagome colorate in stile titoli di testa di Bond e Saul Bass che rappresentano alcuni degli atti più oltraggiosi.
Il villain principale è una seduttrice mutaforma di nome Serpentik, che possiede il potere di ipnotizzare le vittime facendogli credere di essere protagonisti di un film. È senza dubbio il materiale più audace, espressivo e selvaggio che abbia mai investito il genere spionistico. Tarantino non ha mai nascosto negli anni il suo desiderio di dirigere un film autonomo su Bond tratto dai romanzi originali di Ian Fleming. La prospettiva che il suo amore feticistico per la storia del cinema e la brutalità tattile che il medium può trasmettere venissero applicati alla serie 007 è sempre stata elettrizzante. Ma dato che questo è improbabile che accada, Reflection in a Dead Diamond è quasi certamente la cosa più vicina che otterremo.
Cattet e Forzani hanno dimostrato ancora una volta che il cinema di genere può essere arte pura quando viene maneggiato da veri visionari. Reflection in a Dead Diamond non è solo il film di Bond che Tarantino avrebbe potuto fare: è forse il film di Bond che nessun altro avrebbe osato fare.