Se domani non torno, perché Filippo Turetta non compare nel film su Giulia Cecchettin? Il motivo è profondo
Perché Filippo Turetta non appare in Se domani non torno? Paola Randi spiega la scelta narrativa del film dedicato a Giulia Cecchettin.
Se domani non torno, il film dedicato alla storia di Giulia Cecchettin, arriverà nei cinema italiani il 5 novembre 2026, riportando sul grande schermo una vicenda che nel novembre 2023 ha profondamente scosso l'opinione pubblica. Diretto da Paola Randi e presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, il lungometraggio racconta il dolore della famiglia Cecchettin e il percorso che ha trasformato una tragedia privata in un impegno collettivo contro la violenza sulle donne, ma tra le scelte della regista ce n'è una particolarmente significativa, che potrebbe sorprendere chi conosce la vicenda: Filippo Turetta non compare mai nel film e il suo nome non viene pronunciato. Ma come mai questa scelta della regista?
Perché Filippo Turetta non viene mostrato in Se domani non torno? La risposta si trova nell'obiettivo stesso del lungometraggio. Se domani non torno non vuole ricostruire il femminicidio come un thriller investigativo, né concentrarsi sulla personalità di chi ha commesso il delitto. Il suo intento è raccontare chi fosse Giulia, il vuoto lasciato dalla sua scomparsa e le conseguenze di quella perdita sulle persone che le volevano bene. Durante la presentazione alla Festa del Cinema di Roma, Paola Randi ha spiegato di aver individuato la chiave narrativa del progetto leggendo Cara Giulia, il libro scritto da Gino Cecchettin insieme a Marco Franzoso.
A colpirla è stata soprattutto la dimensione dell'assenza: il modo in cui la scomparsa improvvisa di una persona possa cambiare radicalmente la vita di un'intera famiglia. È proprio da questa riflessione che nasce la decisione di non mostrare Turetta. “È questo uno dei motivi per cui l'omicida non è mai né nominato né mostrato”, ha spiegato la regista, sottolineando che l'intenzione era raccontare l'assenza di Giulia e il percorso affrontato dai suoi familiari per trasformare il dolore in impegno civile.
A interpretare Gino Cecchettin è Filippo Timi, mentre Sabrina Martina veste i panni di Giulia. Completano il nucleo familiare Tecla Bossi, nel ruolo della sorella Elena, e Tommaso Allione, che interpreta il fratello Davide. La storia prende avvio a Vigonovo, in provincia di Venezia, nei giorni precedenti e successivi all'11 novembre 2023, quando Giulia scompare a pochi giorni dalla laurea. Da quel momento, il film segue l'angoscia dei familiari, le ricerche, l'attenzione crescente dei mezzi di informazione e il drammatico epilogo della vicenda. Ma, accanto agli avvenimenti conosciuti attraverso la cronaca, trovano spazio anche i ricordi e i momenti della quotidianità familiare.
Giulia non viene raccontata soltanto attraverso ciò che le è accaduto, ma anche attraverso la sua personalità, la creatività e i sogni che coltivava per il futuro. Studentessa di ingegneria biomedica, la giovane aveva infatti una grande passione per il disegno e desiderava lavorare nel mondo dell'illustrazione. Un aspetto della sua vita che il film sceglie di valorizzare, restituendo al pubblico l'immagine di una ragazza con aspirazioni, affetti e progetti ancora da realizzare. È anche per questo che la presenza di Giulia assume un significato centrale, mentre quella di Turetta viene deliberatamente esclusa dalla rappresentazione.
Il padre di Giulia ha ricordato in particolare l'incontro con una ragazza che gli aveva confidato di aver trovato nella storia della figlia una ragione per continuare a vivere. Un episodio che ha contribuito a rafforzare la sua volontà di trasformare il dolore in un'occasione di sensibilizzazione. Il progetto cinematografico nasce quindi con un obiettivo che va oltre la ricostruzione dei fatti: invitare il pubblico, soprattutto i più giovani, a riflettere sulle relazioni, sul rispetto e sulla necessità di riconoscere i comportamenti violenti.
Anche la sceneggiatrice Lisa Nur Sultan, che ha scritto il film insieme a Paola Randi, ha sottolineato l'importanza di affrontare le cause culturali della violenza attraverso l'educazione e la prevenzione. In questo contesto, l'assenza di Filippo Turetta diventa una delle scelte più rappresentative dell'intero lungometraggio. Non serve a cancellare ciò che è accaduto o le responsabilità accertate dalla giustizia, ma a evitare che l'autore del delitto occupi ancora una volta il centro della narrazione.