Sean Baker prepara il suo film più italiano: omaggio alle commedie erotiche di Lina Wertmüller

Sean Baker dopo 4 Oscar per Anora girerà in Italia nel 2026 un film ispirato alle commedie sexy italiane anni '60-'70. Dettagli dal Festival di Berlino.

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Da quando Anora ha dominato la scorsa edizione degli Academy Awards, portando a Sean Baker ben quattro statuette dorate, il mondo del cinema si è chiesto quale sarebbe stata la prossima mossa del regista indie più acclamato del momento. La risposta è arrivata direttamente dal Festival di Berlino, dove Baker si trova per presentare il suo cortometraggio Sandiwara con Michelle Yeoh.

Il prossimo film del cineasta americano sarà girato in Italia e rappresenterà un omaggio dichiarato alle commedie sexy italiane degli anni Sessanta e Settanta, quel genere così peculiare e iconico che ha segnato un'intera epoca della nostra cinematografia. Un territorio che potrebbe sembrare distante dal cinema sociale e crudo di Baker, eppure perfettamente in linea con il suo interesse per le marginalità, la sessualità e le storie di personaggi che vivono ai confini della rispettabilità borghese.

Durante un'intervista rilasciata a Variety nel contesto della Berlinale, Baker ha confermato non solo l'ambientazione italiana del progetto, ma anche l'intenzione di iniziare le riprese già nel corso del 2026. Le sue parole non lasciano spazio a dubbi sulla direzione artistica: "È la mia lettera d'amore alle commedie sexy italiane degli anni Sessanta e Settanta, quindi mi ci sto immergendo completamente". Un'affermazione che suona come una dichiarazione d'intenti precisa, la promessa di un'operazione che non sarà una semplice citazione nostalgica, ma un vero e proprio dialogo con quella tradizione.

Una scena di Anora



Non si tratta del primo caso di dialogo tra cinema americano indipendente e tradizioni europee, ma l'operazione di Baker promette di essere particolarmente interessante proprio per la scelta di un genere così specifico e così legato a un momento storico preciso. Come riuscirà un regista formatosi nell'indie americano a confrontarsi con i codici, i ritmi, l'estetica di quelle produzioni. Manterrà il suo stile registico o si piegherà alle convenzioni del genere? E soprattutto, quale sguardo riuscirà a gettare sulla sessualità, oggi, attraverso la lente di quel cinema.

Mentre si attendono ulteriori dettagli sul cast, sulla sceneggiatura e sulla produzione, una cosa appare certa: il prossimo film di Sean Baker non sarà un'operazione nostalgia fine a se stessa, ma un tentativo ambizioso di dialogare con una tradizione cinematografica che ha ancora molto da dire, soprattutto se riletta attraverso uno sguardo contemporaneo, consapevole e libero da moralismi. L'Italia, la sua storia, il suo cinema popolare stanno per essere raccontati da uno dei registi più vitali del panorama contemporaneo. E questo, già di per sé, vale l'attesa.

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