Seven: David Fincher svela il segreto dopo 30 anni, ecco cosa c'era nella scatola

David Fincher svela dopo 30 anni cosa conteneva davvero la scatola finale di Seven: non una testa protesica, ma pallini e una parrucca insanguinata.

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Ci sono scene del cinema che ti entrano nella memoria come chiodi. E poi ci restano, anche quando vorresti liberartene. Il finale di Seven è una di quelle: Brad Pitt che urla disperato, Morgan Freeman che cerca di fermarlo, Kevin Spacey impassibile sotto il sole del deserto. E quella scatola. Quella maledetta scatola che il corriere consegna proprio nel momento sbagliato, o forse tragicamente giusto.

Uscito nel settembre 1995, Seven si prepara a compiere trent'anni portandosi dietro non solo lo status di cult assoluto del thriller crime, ma anche uno dei dibattiti più longevi nella storia del cinema moderno. Cosa conteneva davvero quel pacco? Per tre decenni, gli spettatori hanno discusso, teorizzato, giurato di ricordare dettagli che forse non hanno mai visto. Un classico caso di Effetto Mandela applicato alla settima arte, dove la certezza del ricordo si scontra con ciò che effettivamente appare sullo schermo.

La leggenda vuole che sul set sia stata creata una replica iperrealistica della testa di Gwyneth Paltrow. C'è chi sostiene di aver visto quella testa in qualche versione del film, chi ricorda inquadrature esplicite poi misteriosamente sparite dai tagli successivi. Internet ha alimentato per anni queste voci, trasformando una scelta registica raffinata in un enigma degno dei casi irrisolti che il film stesso racconta. Ora però David Fincher ha deciso di chiudere la questione. In occasione della rimasterizzazione in 4K del film, il regista ha spiegato senza troppi giri di parole cosa venne effettivamente usato sul set durante le riprese di quella sequenza finale. E la risposta è molto più prosaica di quanto la mitologia popolare abbia tramandato.

Una scena di Seven



"È assolutamente ridicolo", ha dichiarato Fincher riferendosi alla teoria della testa protesica. "Abbiamo fatto qualche ricerca per capire, se la massa corporea di Gwyneth Paltrow era tot, quale porzione doveva essere attribuita alla sua testa. Penso che dentro ci fosse un peso". Nessuna riproduzione macabra in lattice e silicone, dunque, ma semplicemente un sacchetto contenente circa sette o otto chili di pallini, studiato per restituire la sensazione fisica realistica di ciò che Somerset avrebbe dovuto trovare aprendo quel contenitore.

Ma ovviamente, trattandosi di un film come Seven, la questione non poteva risolversi solo con il peso giusto. Fincher e il suo team hanno aggiunto dettagli pensati per sporcare la scena quel tanto che bastava a far lavorare l'immaginazione dello spettatore senza mostrare nulla. "Ci abbiamo messo anche una parrucca", ha rivelato il regista, "e penso che la parrucca avesse un po' di sangue sopra, così un po' di capelli rimanevano appiccicati al nastro adesivo quando la scatola veniva aperta. Bisogna tener presente che Morgan ha aperto 16 o 17 di quei cosi", ha spiegato Fincher. "Ma come dico sempre, non c'è bisogno di vedere cosa c'è nella scatola se hai lì Morgan Freeman". Ed è proprio questo il punto: la potenza del film non risiede in ciò che viene mostrato, ma in ciò che viene fatto percepire attraverso la recitazione, il montaggio, la tensione drammatica costruita minuto dopo minuto.

Seven racconta la caccia spietata di due detective agli antipodi generazionali ed emotivi: il veterano Somerset, interpretato da Freeman, pronto alla pensione e ormai rassegnato alla violenza umana, e il giovane Mills di Brad Pitt, ancora convinto di poter fare la differenza. Il loro inseguimento di un serial killer che modella i propri omicidi sui sette peccati capitali li porta a confrontarsi con l'efferatezza più pura, quella che non cerca giustificazioni ma solo la perfetta esecuzione di un disegno morale distorto.

Seven ha influenzato profondamente il cinema crime venuto dopo, da Saw fino a The Batman di Matt Reeves. Il suo realismo sporco, le scene del crimine metodiche e disturbanti, il finale che rifiuta qualsiasi consolazione hanno ridefinito cosa un thriller potesse osare. E quella scatola, con il suo contenuto mai rivelato sullo schermo, è diventata una delle immagini più potenti della storia recente del cinema proprio perché ogni spettatore l'ha riempita con i propri incubi. Trent'anni dopo, la versione rimasterizzata del film è disponibile in 4K UHD, su Blu-ray e in digitale. Chi non l'ha mai visto avrà l'occasione di scoprire perché continua a essere considerato uno dei capolavori assoluti del genere. Chi invece lo conosce a memoria potrà rivederlo con una definizione mai vista prima, scoprendo dettagli che il regista ha voluto preservare o recuperare dalla stampa originale.

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