Soldato Jane torna in streaming dopo 28 anni: perché Ridley Scott lo considera ancora il suo capolavoro

Soldato Jane torna su Peacock dopo 28 anni. Ridley Scott lo definisce il miglior film pro-donne mai realizzato, superiore a Thelma & Louise. Scopri perché.

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Ci sono film che nascono nel momento sbagliato. Opere che il pubblico e la critica non capiscono subito, troppo avanti rispetto al loro tempo, troppo scomode per essere celebrate. Soldato Jane è uno di questi. Uscito nel 1997 con un'accoglienza tiepida e recensioni contrastanti, il film di Ridley Scott con Demi Moore sta per approdare su Peacock oggi, 1 marzo 2026, quasi tre decenni dopo il suo debutto. E oggi, con il senno di poi, quella pellicola che all'epoca sembrò eccessiva, troppo muscolare, troppo politicamente schierata, appare in una luce completamente diversa.

Non è disponibile su nessun'altra piattaforma di streaming in abbonamento al momento, sebbene si possa noleggiare o acquistare su Prime Video e altri servizi digitali a partire da 3,99 dollari. Ma questa finestra su Peacock rappresenta un'occasione per riscoprire un'opera che Ridley Scott stesso, il maestro dietro Alien, Blade Runner e Il Gladiatore, ha recentemente definito "il miglior film pro-donne mai realizzato, persino migliore di Thelma & Louise". Una dichiarazione che suona come una bomba, considerando che Thelma & Louise è considerato un manifesto femminista del cinema anni Novanta.

La storia di Soldato Jane è quella di un'impresa ai limiti dell'impossibile. Demi Moore interpreta il tenente Jordan O'Neil, la prima donna a sottoporsi all'addestramento d'élite delle operazioni speciali paragonabile a quello dei Navy SEAL statunitensi. Un percorso brutale, fisicamente devastante, psicologicamente logorante. Moore, all'epoca una delle attrici più pagate e famose di Hollywood, si sottopose a un regime di allenamento estremo, si rasò completamente i capelli davanti alla macchina da presa e costruì un fisico scolpito che lasciò tutti a bocca aperta. La sua trasformazione non era cosmetica: era una dichiarazione d'intenti.

Soldato Jane - Scott Free Productions



Diretto da Scott e scritto da David Twohy e Danielle Alexandra, il film vanta un cast di prim'ordine. Accanto a Moore, troviamo Viggo Mortensen, tre volte candidato all'Oscar per Crimini del passato, Captain Fantastic e Green Book, nei panni del maestro addestratore. Anne Bancroft, vincitrice dell'Oscar per Anna dei miracoli, guida un ensemble che include Jason Beghe, Morris Chestnut, Jim Caviezel e John Michael Higgins. Eppure, nonostante il talento coinvolto, la reazione critica fu tutt'altro che entusiasta.

Su Rotten Tomatoes, Soldato Jane si fermò al 55 percento di gradimento da parte della critica e al 53 percento da parte del pubblico. I recensori riconobbero l'impegno fisico e interpretativo di Moore, ma accusarono il film di essere eccessivamente spettacolare, patriottico fino al didascalismo, e di sacrificare la sostanza del messaggio sull'altare dello stile visivo. Il pubblico si divise: c'era chi amava quella carica adrenalinica e chi la trovava vuota, retorica. Eppure, al box office, Soldato Jane debuttò al primo posto e vi rimase per due settimane, incassando 98,4 milioni di dollari in tutto il mondo a fronte di un budget di 50 milioni. I noleggi di VHS e DVD aggiunsero altri 22 milioni, segno che il film aveva trovato una sua vita domestica, lontano dalle sale.

Ma c'è un dettaglio grottesco in questa storia. Nonostante le lodi alla sua performance, Demi Moore vinse il Razzie Award come peggior attrice per Soldato Jane. Un premio beffardo, ingiusto, che molti attribuiscono non tanto alla sua interpretazione in questo film, quanto al disastro critico di Striptease, uscito l'anno precedente. La stessa Moore, nella sua autobiografia Inside Out, ha definito Soldato Jane il risultato professionale di cui va più orgogliosa. Un film che le costò sangue, sudore e sacrificio, ma che le regalò anche la consapevolezza di aver rotto un muro.

Cosa è cambiato dal 1997 a oggi? La sensibilità, innanzitutto. Il contesto culturale in cui guardiamo i film. Se allora il discorso sull'uguaglianza di genere nelle forze armate sembrava un tema marginale o addirittura una forzatura hollywoodiana, oggi quella battaglia appare centrale, urgente, tutt'altro che risolta. Le sequenze di addestramento, all'epoca criticate come eccessive, oggi vengono lette come la rappresentazione viscerale di una lotta contro pregiudizi sistemici. Il film non parlava solo di muscoli e resilienza fisica: parlava di dignità, di rifiutare i limiti che altri ti impongono, di pretendere lo stesso rispetto riservato agli uomini.

Ridley Scott, che nel 1991 aveva diretto Thelma & Louise, un film che ridefinì il road movie e divenne un simbolo dell'emancipazione femminile, oggi sostiene che Soldato Jane sia andato oltre. Non è una dichiarazione da prendere alla leggera. Significa che Scott vede in quel film una radicalità, una sfida all'ordine costituito, che supera persino il viaggio liberatorio di due donne in fuga. Forse perché Soldato Jane non si accontenta di sfuggire al sistema: lo sfida frontalmente, lo costringe a cambiare le regole.

Guardando indietro, Soldato Jane appare molto più significativo di quanto molti realizzassero nel 1997. Sotto le sequenze brutali di addestramento c'è una storia sulla resilienza, sul rifiuto di accettare i confini imposti da altri, sulla forza che non chiede permesso. Quello spirito fa sì che il film resista ancora oggi, non solo come un avvincente dramma militare, ma come un capolavoro d'azione che ha difeso l'empowerment molto prima che Hollywood si adeguasse completamente.

Fonte / ScreenRant.com
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