Solo oggi in tv il film per conoscere davvero il calcio italiano (e una delle sue squadre più controverse)
Torna in tv il film Juventus, Primo Amore: il documentario che racconta il decennio d'oro bianconero 1975-1985 con Platini, Scirea e Tardelli.
Il 26 Luglio 2026 alle 21:00 su Rai 2 sarà possibile assistere a un film che ha rappresentato un evento speciale nelle sale cinematografiche italiane lo scorso Febbraio. Juventus, Primo Amore, il documentario firmato da Angelo Bozzolini che ripercorre il decennio più glorioso della storia juventina, quello compreso tra il 1975 e il 1985. Un periodo in cui la Vecchia Signora non solo dominò il calcio italiano, ma conquistò anche la vetta del mondo, collezionando trofei nazionali e internazionali in una sequenza che ancora oggi fa tremare le gambe agli appassionati.
Tra il 1975 e il 1985, la Juventus visse una trasformazione radicale che la portò a diventare simbolo di eccellenza tecnica e resistenza mentale. L'arrivo in panchina di Giovanni Trapattoni segnò l'inizio di una rivoluzione tattica e psicologica: il tecnico milanese costruì una squadra capace di vincere con metodo, disciplina e un'identità di gioco riconoscibile. Dall'altra parte, la dirigenza guidata dall'avvocato Gianni Agnelli e da Giampiero Boniperti mise in campo una strategia di mercato lungimirante, portando a Torino campioni destinati a entrare nella leggenda.
I nomi sono quelli che ancora oggi risuonano negli stadi e nelle case degli italiani: Dino Zoff, il portiere che sembrava avere occhi anche sulla nuca, Gaetano Scirea, il libero gentiluomo che interpretava il ruolo con una classe fuori dal tempo, Marco Tardelli, l'anima grinta del centrocampo, Roberto Bettega, bomber elegante e letale. E poi l'arrivo dei fuoriclasse stranieri: Michel Platini, il fantasista francese che riscriveva le partite con lampi di genio, e Zbigniew Boniek, il polacco che portava velocità, tecnica e imprevedibilità.
Il documentario non si limita a celebrare i trionfi sul campo. Bozzolini sceglie di intrecciare la narrazione sportiva con il contesto sociale e politico di un'Italia attraversata da profonde tensioni: gli anni di piombo, il terrorismo, gli scandali che scuotevano il paese. In questo scenario cupo, la Juventus divenne per molti un rifugio, un luogo dove la bellezza del gioco poteva ancora prevalere sul disordine del mondo. La rivalità cittadina con il Torino si consumava in quegli anni carichi di passione e talvolta di violenza, mentre la squadra bianconera costruiva la sua leggenda partita dopo partita.
Il film attinge abbondantemente dal materiale d'archivio, restituendo allo spettatore le immagini originali di quelle partite, di quegli esultanze, di quelle lacrime. Vedere Tardelli urlare la sua gioia dopo un gol, Platini disegnare traiettorie impossibili con il pallone, Scirea impostare l'azione con una calma olimpica: sono sequenze che per chi le ha vissute rappresentano la Madeleine proustiana del calcio italiano, capaci di riportare indietro nel tempo con una potenza che poche altre esperienze possono eguagliare.
Per chi non è juventino, il documentario offre comunque una finestra su un'epoca calcistica irripetibile, quando il gioco era diverso, più fisico ma anche più tattico, quando i campioni stranieri in Serie A si contavano sulle dita di una mano e per questo brillavano ancora di più. Era il calcio prima della globalizzazione, prima dei social media, prima che ogni movimento in campo venisse analizzato da ventordici telecamere diverse. Un calcio più lento, forse, ma non meno affascinante.