Spider-Noir cambia le carte in tavola: perché il nuovo Spider-Man di Nicolas Cage non è quello che conosci
Spider-Noir ha fatto il suo debutto su Prime Video proprio in queste ore, ma ad attirare immediatamente le attenzioni dei fan è stato un dettaglio sullo Spider-Man di Nicolas Cage.
Spider-Noir è finalmente arrivato su Prime Video, e con lui una delle produzioni Marvel più stilisticamente audaci degli ultimi anni, con Nicolas Cage che torna ad interpretare Spider-Man Noir, il detective privato degli anni Trenta che aveva già prestato la voce nell'universo animato di Spider-Verse. Ma questa volta, c'è qualcosa di profondamente diverso, qualcosa che i fan più attenti del Tessiragnatele hanno colto immediatamente: questo Spider-Man non si chiama Peter Parker. Il suo nome è Ben Reilly.
Per chi mastica fumetti Marvel da anni, sentire quel nome associato a Spider-Man Noir è come trovare un pezzo di puzzle in una scatola sbagliata, visto che Ben Reilly, nei comics originali, non è mai stato Spider-Man Noir. È il clone di Peter Parker, nato durante la famigerata Clone Saga, diventato poi Scarlet Spider e occasionalmente Spider-Man al posto dell'originale. Un personaggio con una storia travagliata, amato e odiato in egual misura, ma sempre legato alla clonazione e all'identità. Quindi, perché lo ritroviamo come protagonista di una serie ambientata nella New York del 1933, tra gangster, politica corrotta e nemici superpotenti.La risposta sta nella volontà creativa di Sony e Amazon di costruire qualcosa di nuovo, pur mantenendo gli elementi che hanno reso Nicolas Cage perfetto per questo ruolo. La serie, prodotta da Phil Lord e Christopher Miller (gli stessi di Spider-Verse), prende delle libertà narrative significative rispetto sia ai fumetti che ai film d'animazione precedenti. E il nome Ben Reilly è solo la punta dell'iceberg.
Fin dal primo episodio, Spider-Noir chiarisce una cosa fondamentale attraverso la voce narrante di Cage: questo non è lo stesso Spider-Man Noir che abbiamo visto saltare tra dimensioni in Across the Spider-Verse. In una battuta che suona quasi come una dichiarazione d'intenti, il personaggio riflette su una domanda che qualcuno gli fece tempo prima: "In che universo ci troviamo?" Una domanda strana, dice, che gli è rimasta impressa. La sua risposta è semplice e definitiva: questo è l'unico universo che conosce. Non c'è traccia di viaggi multiversali, nessun ricordo di Miles Morales, niente Cubo di Rubik portato da un'altra realtà come souvenir dimensionale.
Ma torniamo a Ben Reilly. Perché scegliere proprio quel nome per un personaggio che nei fumetti originali si è sempre chiamato Peter Parker? La risposta più probabile è che gli sceneggiatori volessero segnalare immediatamente che questa non è la solita storia di Spider-Man. Ben Reilly, nell'immaginario collettivo dei lettori Marvel, rappresenta l'identità alternativa, la copia, il "cosa sarebbe successo se". È un nome che porta con sé temi di identità frammentata, di ricerca del proprio posto nel mondo, di essere qualcuno che esiste all'ombra di qualcun altro.Temi perfetti per un detective privato degli anni Trenta che si trova a indossare una maschera e a combattere il crimine in un'epoca in cui la linea tra legge e giustizia è sottile come una ragnatela. La serie sfrutta otto episodi per esplorare un mistero che intreccia gangster, politica e nemici dotati di superpoteri, costruendo un racconto che si sente più vicino a un noir classico che a un prodotto Marvel tradizionale.
La scelta di usare il nome Ben Reilly potrebbe anche aprire porte narrative interessanti per il futuro ed anche se non lo facesse, quel nome rimane un Easter egg per i fan, un modo per dire: sì, conosciamo i fumetti, ma qui stiamo scrivendo qualcosa di diverso. Nicolas Cage ha portato Spider-Man Noir dall'animazione alla realtà, mantenendo intatto il fascino del personaggio pur cambiandone alcuni aspetti fondamentali del personaggio. Non è più Peter Parker che viaggia tra universi colorati confuso dai concetti di "cromatismo", è semplicemente Ben Reilly, un detective in bianco e nero che conosce solo il suo mondo, le sue strade, i suoi demoni. E forse, proprio in questa limitazione, trova un'identità ben precisa.