Stanley Kubrick, il suo film preferito è italiano e sorprende tutti: al primo posto nella lista del regista
Dietro la fama del perfezionista che ha rivoluzionato la fantascienza, l’horror e il cinema di guerra si nascondeva un cinefilo attentissimo alle opere degli altri. E quando, nel 1963, decise di indicare i suoi dieci film preferiti, mise davanti a tutti un titolo italiano firmato da Federico Fellini
Pensare a Stanley Kubrick significa inevitabilmente confrontarsi con una delle personalità più singolari della storia del cinema. Il regista americano, naturalizzato britannico, ha attraversato generi diversissimi senza mai lasciarsi imprigionare dalle loro convenzioni: dalla fantascienza di 2001: Odissea nello spazio all'horror di Shining, dal film bellico di Full Metal Jacket e Orizzonti di gloria alla satira nerissima de Il dottor Stranamore, passando per Arancia meccanica, Barry Lyndon ed Eyes Wide Shut.
Nel 1963 la rivista americana Cinema gli chiese di indicare i suoi dieci film preferiti. Kubrick aveva 35 anni e aveva già realizzato opere come Il bacio dell'assassino, Rapina a mano armata, Orizzonti di gloria, Spartacus e Lolita. La lista, secondo il British Film Institute, è la prima e unica Top 10 che il regista abbia consegnato direttamente a una pubblicazione.
Il dettaglio che ancora oggi incuriosisce gli appassionati italiani è il titolo scelto per la prima posizione: I vitelloni, il film che Federico Fellini aveva diretto nel 1953. Non Quarto potere. Non un'opera di Bergman, autore che Kubrick ammirava profondamente. E nemmeno un film americano appartenente alla grande tradizione hollywoodiana. Il primo posto spettò dunque a Fellini.
Il film racconta la vita di un gruppo di giovani uomini che, in una città di provincia, trascorrono le giornate tra amicizie, divertimenti, aspirazioni rimandate e una crescente consapevolezza del tempo che passa. Fellini mescola ironia e malinconia, trasformando la provincia italiana in uno spazio sospeso tra il desiderio di partire e l'incapacità di farlo. È proprio questa ambivalenza a rendere il film ancora oggi una delle opere più iconiche del regista riminese.
Kubrick non spiegò pubblicamente, almeno nella documentazione disponibile, perché avesse deciso di collocarlo al primo posto. Possiamo però osservare quanto sia interessante la composizione complessiva della sua selezione. Dopo I vitelloni, la lista del 1963 comprendeva Il posto delle fragole di Ingmar Bergman e Quarto potere di Orson Welles. Seguivano Il tesoro della Sierra Madre di John Huston e Luci della città di Charlie Chaplin. In settima posizione compariva La notte di Michelangelo Antonioni, mentre completavano la selezione Enrico V, The Bank Dick, Condannatemi se vi riesce! e Gli angeli dell'inferno.
La cinefilia di Kubrick aveva radici profonde. Nato a New York il 26 luglio 1928, si avvicinò giovanissimo alla fotografia. A soli tredici anni ricevette una macchina fotografica dal padre e qualche anno dopo iniziò a lavorare per la rivista Look, esperienza che contribuì a formare il suo straordinario senso della composizione visiva. Prima di diventare regista, Kubrick fu dunque fotografo, osservatore e narratore per immagini. Nel 1951 realizzò Day of the Fight, documentario dedicato al pugile Walter Cartier, inaugurando una carriera cinematografica che lo avrebbe portato dai primi film indipendenti ai grandi progetti internazionali.
Dopo Spartacus, esperienza nella quale dovette confrontarsi con limiti produttivi e con un controllo creativo non totale, Kubrick si stabilì definitivamente in Inghilterra. Da quel momento cercò di mantenere un controllo sempre più ampio sulle proprie opere. Arrivarono così Lolita, Il dottor Stranamore, 2001: Odissea nello spazio, Arancia meccanica, Barry Lyndon, Shining e Full Metal Jacket, fino a Eyes Wide Shut, uscito dopo la sua morte nel 1999.