Stasera in TV, Collateral Beauty: Will Smith e una storia struggente sull'amore, il tempo e la morte

Collateral Beauty con Will Smith in TV: un dramma intenso su lutto, amore e rinascita. Scopri trama, cast e perché questo film emoziona fino alle lacrime.

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Ci sono film che nascono per intrattenere, altri per far riflettere. E poi c'è Collateral Beauty, un dramma che punta dritto al cuore con la forza di un treno in corsa, senza chiedere permesso. Diretto da David Frankel nel 2016, questo film americano porta sullo schermo Will Smith in una delle sue interpretazioni più vulnerabili e lontane dai blockbuster d'azione che lo hanno reso una star planetaria. Qui non ci sono alieni da combattere né supereroi da affiancare: c'è solo un uomo distrutto dal dolore, che cerca risposte nell'unico modo che gli rimane. L'appuntamento è per stasera, su La 5, alle 21.15.

Howard Inlet è un pubblicitario di successo a New York, uno di quei professionisti che hanno costruito carriere brillanti sulla capacità di vendere sogni e creare connessioni emotive. Ma quando la vita gli strappa via la figlia, tutto crolla. Il successo professionale diventa cenere, le relazioni si sgretolano, e Howard si ritrova intrappolato in un abisso di dolore da cui sembra impossibile risalire. La sua risposta a questa perdita devastante è tanto poetica quanto disperata: inizia a scrivere lettere. Non a persone, non a terapeuti o amici, ma a entità astratte che incarnano le forze fondamentali dell'esistenza umana. Amore, Tempo, Morte.

Sono lettere di rabbia, di domande senza risposta, di un dialogo impossibile con l'universo che gli ha tolto tutto. Ma in questo gesto apparentemente folle si nasconde una verità profonda: quando il dolore supera ogni limite comprensibile, l'unico modo per dare voce alla sofferenza è rivolgersi a ciò che è più grande di noi, a quelle forze invisibili che governano le nostre vite senza che possiamo controllarle.

Collateral Beauty - Warner Bros.

I colleghi di Howard osservano questa trasformazione con crescente preoccupazione. Non è solo questione di affetto personale: c'è in gioco il futuro dell'azienda che hanno costruito insieme. Un leader paralizzato dal lutto non può prendere decisioni, non può guidare il team, non può salvare l'attività da una crisi imminente. Così, spinti dalla disperazione e dalla convinzione di fare il bene di Howard, i suoi amici e soci escogitano un piano tanto audace quanto eticamente discutibile.

Assumono tre attori professionisti con un compito surreale: impersonare Amore, Tempo e Morte. Questi tre performer dovranno materializzarsi nella vita di Howard, rispondere fisicamente alle sue lettere, incarnare quei concetti astratti a cui si è rivolto nella sua solitudine. L'obiettivo è scioccarlo, scuoterlo dalla sua apatia, dimostrare che ha perso il contatto con la realtà e, se necessario, usare queste prove per dichiararlo incapace di gestire l'azienda.

È un piano manipolatorio, certo, ma nasce da una miscela complessa di affetto autentico, interesse personale e quella particolare forma di arroganza che fa credere di sapere cosa sia meglio per qualcun altro. Quello che i colleghi di Howard non hanno messo in conto è che questi incontri impossibili, questi dialoghi con personificazioni viventi di concetti filosofici, finiranno per innescare qualcosa di inaspettato.

Collateral Beauty - Warner Bros.

Nel cast di Collateral Beauty brillano nomi di primo piano del cinema contemporaneo. Accanto a Will Smith, nato nel 1968 e qui in una veste drammatica che sorprende per intensità emotiva, troviamo Keira Knightley, Kate Winslet ed Edward Norton. Ciascuno di loro porta sul tavolo un bagaglio di talento e credibilità che eleva il materiale, trasformando quello che potrebbe essere un dramma manipolativo in qualcosa di più stratificato.

David Frankel, alla regia, è un regista che ha dimostrato nel corso della sua carriera di saper maneggiare con sensibilità storie centrate sui personaggi e sulle loro trasformazioni emotive. Con una durata contenuta di un'ora e trentacinque minuti, Collateral Beauty non si perde in divagazioni: procede dritto verso il suo obiettivo, che è portare Howard – e lo spettatore con lui – attraverso un percorso di confronto con le paure più profonde.

Il titolo stesso, Collateral Beauty, racchiude il paradosso centrale del film: può esistere una bellezza collaterale anche nella tragedia? Qualcosa di luminoso può emergere dalle macerie del dolore più atroce? Il film risponde di sì, ma non in modo semplicistico o consolatorio. Non promette che il dolore scompaia o che tutto torni come prima. Suggerisce invece che, attraversando l'oscurità, possiamo trovare connessioni, significati e persino momenti di grazia che non avremmo mai cercato in circostanze diverse.

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