Stasera in TV, Furiosa: A Mad Max Saga: una ragazza rapita nel deserto diventa una grandiosa eroina
Furiosa: A Mad Max Saga, il prequel di Fury Road con Anya Taylor-Joy racconta la genesi dell'iconica guerriera in 148 minuti di azione pura.
di Alba Rossi
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George Miller torna alle Terre Desolate con un prequel che nessuno sapeva di volere, ma che tutti meritavano di vedere. Furiosa: A Mad Max Saga non è un semplice capitolo aggiuntivo della saga post-apocalittica che ha ridefinito il cinema d'azione: è la genesi di un'icona, il racconto brutale e viscerale di come una bambina innocente sia diventata l'imperatrice della strada che abbiamo imparato ad amare in Fury Road.
La protagonista è Furiosa, interpretata da Anya Taylor-Joy in quella che è probabilmente la sua performance più fisica e intensa. Ma prima di lei, c'è Alyla Browne, che nei panni della giovane Furiosa costruisce le fondamenta emotive dell'intera narrazione. La vediamo vivere nel Luogo Verde delle Molte Madri, uno degli ultimi angoli di paradiso rimasti in un pianeta devastato: acqua, agricoltura, vita. Qui raccoglie pesche con la sua amica Valkyrie, ignara che quel momento di pace sarà l'ultimo della sua infanzia.
Ridotta in schiavitù, Furiosa impara la lezione più dura: sopravvivere non basta, bisogna adattarsi, calcolare, aspettare il momento giusto. Il film segue la sua crescita in un ambiente dove la tenerezza è un lusso che nessuno può permettersi. Attraversando il deserto, l'Orda si imbatte nella Cittadella, il regno di Immortan Joe, altro tiranno interpretato da John Howard. Qui Miller orchestra uno scontro tra due signori della guerra, Dementus e Joe, che si contendono il predominio sulle risorse scarse: acqua, benzina, proiettili.
Furiosa si trova intrappolata tra due inferni, ma è proprio in questo limbo che affina le sue capacità. Diventa meccanica, soldato, strategist. Il film non ha fretta di raccontarci questa metamorfosi: Miller si prende tutto il tempo necessario per costruire ogni strato del personaggio, alternando sequenze di azione devastante a momenti di quiete tesa. La regia è chirurgica nell'uso del montaggio e del colore: le tonalità seppia e arancio del deserto si scontrano con i rari tocchi di verde, memorie visive del paradiso perduto.
Il film ha ricevuto un riconoscimento straordinario dalla critica internazionale: 15 nomination agli AACTA Awards, i premi cinematografici australiani, tra cui Miglior Film. Il National Board of Review lo ha inserito tra i migliori dieci film del 2024, confermando che Miller non ha perso il tocco visionario che lo ha reso leggenda. Eppure, nonostante gli elogi, Furiosa non ha ottenuto il successo commerciale sperato, schiacciato forse dal peso delle aspettative dopo il fenomeno globale di Fury Road.
Ma chi si aspetta una semplice replica del capolavoro del 2015 rimarrà deluso, o forse sorpreso. Furiosa è un film diverso: meno cinetico, più riflessivo. Se Fury Road era un inseguimento continuo di due ore, questo prequel si concede il lusso della costruzione narrativa, della stratificazione emotiva. È un racconto di formazione mascherato da action movie, dove ogni esplosione, ogni acrobazia motorizzata, ogni goccia di sangue serve a raccontare la nascita di una leader.
La colonna sonora, curata con la stessa attenzione maniacale del resto, amplifica l'esperienza. I tamburi tribali si fondono con riff industriali, creando un tappeto sonoro che è insieme primitivo e futuristico, perfetto per un mondo che ha dimenticato la civiltà ma non la violenza.
Uscito nelle sale nel 2024, il film rappresenta un ritorno alle origini per una saga che ha definito l'estetica post-apocalittica moderna. E mentre il mondo reale sembra avvicinarsi sempre più alle distopie che Miller immaginava negli anni Ottanta, Furiosa acquista una risonanza particolare: è la storia di chi si rifiuta di arrendersi, di chi cerca la strada di casa anche quando casa non esiste più.
Fonte /
Stasera in TV.com