Stasera in TV, Heat - La sfida: un poliziotto e un rapinatore nel più grande action movie degli anni '90
Heat - La sfida di Michael Mann: analisi del capolavoro con De Niro e Pacino. Perché i due attori si sono incontrati solo nella leggendaria scena del bar.
Quando si parla di Heat - La sfida, diretto da Michael Mann nel 1995, si entra in un territorio sacro per gli amanti del cinema d'azione d'autore. Non stiamo parlando del solito poliziesco americano fatto di inseguimenti urlati e sparatorie coreografiche. Qui c'è altro: c'è la maestria di un regista che ha saputo trasformare la caccia all'uomo in una meditazione filosofica sul destino, la solitudine e le scelte che definiscono un'esistenza. Rai Movie propone il colosso action anni '90 per eccellenza questa sera, alle 21.10.
Al centro di tutto, due colossi della recitazione che incarnano i lati opposti della legge con un'intensità che brucia lo schermo. Al Pacino veste i panni di Vincent Hanna, detective nevrotico, testardo ed estroso della polizia di Los Angeles. Dall'altra parte del ring troviamo Robert De Niro nei panni di Neil McCauley, rapinatore metodico, lucido e solitario che pianifica con chirurgica precisione quello che dovrebbe essere l'ultimo colpo della sua carriera criminale.
La genialità di Mann sta nell'aver costruito un film di 170 minuti che non ha un solo secondo di troppo. Ogni inquadratura respira, ogni dialogo conta, ogni silenzio pesa come un macigno. Heat - La sfida è un'opera che sfida le convenzioni del genere poliziesco, rallentando dove altri accelerano, scavando nella psicologia dei personaggi dove altri si accontentano di stereotipi bidimensionali.
La trama prende il via quando McCauley e la sua banda assaltano un furgone blindato, lasciando sul campo tre agenti morti. Da quel momento inizia un gioco del gatto col topo che è molto più di un semplice inseguimento. Hanna non sta solo dando la caccia a un criminale: sta affrontando il suo doppio speculare, un uomo che vive dall'altra parte della barricata ma condivide con lui la stessa ossessione per il proprio lavoro, la stessa incapacità di mantenere relazioni umane significative, lo stesso codice d'onore rigido e inflessibile.
Mann orchestra questa danza mortale con uno sguardo quasi documentaristico sulla città di Los Angeles, ripresa nelle sue arterie notturne, nei suoi spazi industriali, nella sua luce fredda e metallica. Il regista aveva studiato per anni il mondo della criminalità organizzata e delle task force che la combattono, e questa preparazione si vede in ogni dettaglio: dalle procedure tattiche durante le rapine alle dinamiche interne alla squadra investigativa.
Il cast che circonda i due protagonisti è di primissimo livello. Val Kilmer interpreta Chris Shiherlis, il braccio destro di McCauley, mentre Tom Sizemore, Jon Voight, Amy Brenneman, Ashley Judd e una giovanissima Natalie Portman completano un ensemble che non ha una sola nota falsa. Ogni personaggio, anche quelli apparentemente secondari, ha un suo arco narrativo, una sua complessità psicologica.
Ma quello che tutti ricordano, quello che è entrato nella storia del cinema, è la scena al bar. Hanna e McCauley si incontrano faccia a faccia, si siedono davanti a un caffè e parlano. Parlano come due professionisti che si rispettano, consapevoli che presto potrebbero doversi uccidere a vicenda. È un momento di cinema puro, un dialogo teso e malinconico che sa di resa dei conti esistenziale più che procedurale.
La sequenza della rapina in pieno centro a Los Angeles rimane ancora oggi una delle più realistiche e potenti mai girate. Mann volle che gli attori si addestrassero con veri professionisti delle forze speciali, che imparassero a maneggiare le armi in modo credibile, che capissero la coreografia letale di uno scontro a fuoco urbano. Il risultato è una scena che dura diversi minuti di pura tensione, con il suono assordante degli spari che rimbalza tra i grattacieli, senza musica, senza filtri edulcorati.
Heat - La sfida è un film che invecchia al contrario. Mentre tanti action movie degli anni Novanta oggi sembrano polverosi e datati, l'opera di Mann continua a parlare al pubblico contemporaneo con una forza inalterata. Forse perché sotto la superficie del thriller poliziesco batte il cuore di una tragedia greca, dove ogni personaggio è intrappolato nel proprio destino, consapevole di star correndo verso una fine inevitabile ma incapace di cambiare rotta.
La fotografia di Dante Spinotti cattura Los Angeles come un organismo vivo e indifferente, una metropoli che continua a pulsare mentre gli uomini si distruggono nelle sue viscere. Le luci al neon, i riflessi sull'asfalto bagnato, le inquadrature aeree notturne: tutto concorre a creare un'atmosfera ipnotica, quasi onirica.
Quando si spengono i titoli di coda, dopo quasi tre ore di cinema che sembrano volate via in un battito di ciglia, rimane quella sensazione di aver assistito a qualcosa di più grande di un semplice film d'azione. Heat - La sfida è un'esperienza cinematografica completa, un lavoro di artigianato narrativo che dimostra come il genere poliziesco possa elevarsi a forma d'arte quando nelle mani giuste. E nelle mani di Michael Mann, con due giganti come Pacino e De Niro a dare vita a quella danza mortale, il risultato non poteva che essere un capolavoro senza tempo.