Stasera in TV, Il Codice Da Vinci: un omicidio al Louvre e il segreto più pericoloso della storia cristiana
Il codice da Vinci di Ron Howard: analisi del thriller che ha svelato il segreto di Leonardo, Maria Maddalena e il Santo Graal, dividendo Chiesa e pubblico.
Una notte al Louvre. Un curatore riverso a terra, il corpo disposto in una posa che ricorda fin troppo bene l'Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci. Non è un caso, non è follia: è un messaggio. Un messaggio che attraversa i secoli, nascosto tra pennellate rinascimentali e simboli esoterici, e che potrebbe demolire duemila anni di certezze cristiane. L'appuntamento con il film è per stasera, alle 21.30, sul Nove.
Il codice da Vinci, il thriller diretto da Ron Howard nel 2006 e presentato in anteprima al Festival di Cannes, non è solo un film. È un fenomeno culturale che ha diviso il pubblico, acceso dibattiti infuocati nelle parrocchie come nei salotti intellettuali, trasformando milioni di spettatori in detective improvvisati a caccia di simboli nascosti. Tratto dal bestseller di Dan Brown che ha venduto oltre 80 milioni di copie nel mondo, il film porta sullo schermo una delle teorie complottiste più affascinanti e controverse della storia moderna.
La storia inizia proprio tra le sale maestose del museo parigino, quando Jacques Saunière, anziano curatore del Louvre, viene trovato morto in circostanze misteriose. La polizia francese chiama Robert Langdon, professore di simbologia religiosa all'Università di Harvard, interpretato da un Tom Hanks in stato di grazia che bilancia perfettamente intelligenza accademica e vulnerabilità umana. Al suo fianco c'è Sophie Neveu, crittologa della polizia e nipote della vittima, portata sullo schermo da Audrey Tautou con quella mescolanza di fragilità e determinazione che ne fa molto più di una semplice spalla del protagonista.
Ma è quando entra in scena Sir Leigh Teabing, lo storico del Graal interpretato magistralmente da Ian McKellen, che il film accelera verso territori pericolosi. Perché il segreto che Saunière custodiva, e per il quale è stato ucciso, riguarda nientemeno che la vera natura del Santo Graal. Non una coppa, come la tradizione vuole, ma una persona. Una donna. Maria Maddalena, che secondo la teoria del film sarebbe stata la moglie di Gesù Cristo, madre di sua figlia, e il cui corpo riposerebbe in qualche luogo segreto protetto da una società segreta chiamata Priorato di Sion.
È Leonardo da Vinci il filo conduttore di questa caccia al tesoro intellettuale. Il genio toscano, secondo la ricostruzione proposta dal film, avrebbe disseminato indizi nella sua opera più celebre, l'Ultima Cena. La figura alla destra di Gesù non sarebbe Giovanni apostolo, ma proprio Maria Maddalena. La V formata dai loro corpi rappresenterebbe il simbolo del femminino sacro. Ogni particolare diventa prova, ogni ombra nasconde un significato.
Ron Howard confeziona un thriller da 148 minuti che non concede respiro, mescolando inseguimenti mozzafiato per le strade di Parigi e Londra a lezioni di storia dell'arte improvvisate, codici da decifrare e flashback che ricostruiscono duemila anni di presunti inganni ecclesiastici. La fotografia di Salvatore Totino trasforma chiese gotiche e sale rinascimentali in labirinti di luce e ombra, dove ogni angolo potrebbe nascondere la chiave del mistero definitivo.
Il cast è di primissimo livello. Accanto al trio principale, troviamo Jean Reno nei panni del capitano Bezu Fache, poliziotto ostinatamente convinto della colpevolezza di Langdon, Alfred Molina come il vescovo Aringarosa, e un inquietante Paul Bettany che interpreta Silas, il monaco albino dell'Opus Dei che si autoflagella e uccide in nome di una fede distorta. Un personaggio che ha scatenato non poche polemiche per la rappresentazione dell'organizzazione religiosa.
Perché il codice da Vinci è stato fin dal primo giorno un campo di battaglia? La Chiesa cattolica ha condannato duramente sia il libro che il film, definendolo un'offesa alla fede e un tessuto di falsità storiche. L'Opus Dei ha minacciato azioni legali. Storici e critici d'arte hanno sottolineato le imprecisioni, le forzature, le interpretazioni fantasiose spacciate per fatti. Eppure il pubblico ha risposto con un successo clamoroso al botteghino, trasformando il film in uno dei maggiori incassi del 2006.
La verità è che il codice da Vinci funziona proprio perché cavalca il fascino eterno del segreto proibito. Cosa succederebbe se tutto ciò che ci hanno insegnato fosse una bugia? Se i potenti avessero nascosto per secoli una verità scomoda? In un'epoca di complottismi dilaganti, la domanda risuona con una forza particolare. Howard lo sa, e costruisce il suo film come un'esperienza immersiva che trasforma lo spettatore in complice, in iniziato che finalmente accede a conoscenze riservate a pochi.
Certo, preso come documentario storico il film fa acqua da tutte le parti. Ma come thriller esoterico, come viaggio cinematografico attraverso simboli millenari e teorie affascinanti, funziona. I 148 minuti scorrono veloci tra enigmi da risolvere, inseguimenti, tradimenti e colpi di scena. La colonna sonora di Hans Zimmer accompagna questa danza tra sacro e profano con temi orchestrali che mescolano solennità religiosa e tensione thriller.
Il codice da Vinci resta un film divisivo, impossibile da ignorare. Un blockbuster che ha osato mettere in discussione dogmi millenari, trasformando quadri rinascimentali in mappe del tesoro e cattedrali gotiche in scenari di complotti secolari. Che si creda o meno alle teorie di Dan Brown, che si apprezzi o si detesti il risultato cinematografico, una cosa è certa: quel segreto nascosto tra le pennellate di Leonardo continua a esercitare un fascino irresistibile, a distanza di anni dalla sua rivelazione sugli schermi di tutto il mondo.