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Stasera in tv il film d'animazione con Jack Black che ha divertito generazioni di giovani (ed è doppiato da Fabio Volo)

Kung Fu Panda fu il film più visto in Italia nel 2008. Scopri perché Po, il panda goffo che diventa eroe, rappresenta tutti noi e il segreto del suo successo.

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Nel 2008, mentre il mondo affrontava una delle crisi economiche più devastanti del dopoguerra, gli italiani sceglievano di andare al cinema a vedere un panda goffo e sovrappeso che sognava di diventare un maestro di kung fu. Non un supereroe americano, non un action movie mozzafiato, ma Po: un cameriere di spaghetti con problemi di autostima e una fame insaziabile. Kung Fu Panda conquistò il botteghino italiano come nessun altro film quell'anno, superando ogni aspettativa e trasformandosi in un fenomeno culturale che ancora oggi, a distanza di diciassette anni, conserva intatta la sua forza emotiva. Per tutti questi motivi è impossibile non consigliare la visione del film, in programma oggi (25 Aprile 2026) su Italia 1 dalle ore 21:27.

Diretto da Mark Osborne e John Stevenson, questo film d'animazione della DreamWorks ha incassato oltre 631 milioni di dollari in tutto il mondo, dimostrando che la storia di un perdente che diventa eroe funziona sempre, a qualsiasi latitudine. Ma c'è qualcosa di più profondo nel successo italiano di questa pellicola: Po non è solo un personaggio simpatico, è uno specchio in cui riconosciamo le nostre contraddizioni, le nostre insicurezze, il nostro eterno oscillare tra ambizione e rassegnazione.

La trama è apparentemente semplice visto che Po, caratterizzato dal doppiaggio in italiano da Fabio Volo, è un panda goffo e sognatore che lavora nella bottega di noodles del padre ma desidera diventare un maestro di kung fu. Il suo sogno sembra impossibile, finché un evento inatteso lo porta a essere scelto come “Guerriero Dragone”, il prescelto destinato a difendere la Valle della Pace.

Catapultato in un mondo fatto di allenamenti durissimi e combattenti esperti, Po è chiamato ad affrontare lo scetticismo dei Cinque Cicloni e del maestro Shifu, che non credono nelle sue capacità. Mentre una pericolosa minaccia incombe, rappresentata dal potente Tai Lung, Po intraprende un percorso di crescita personale fatto di errori, determinazione e scoperta di sé. Attraverso ironia e azione, il film mostra come il vero potere non derivi dalla perfezione o dalla forza, ma dalla fiducia in se stessi e dall’accettazione della propria unicità.

Il film è anche un raffinato omaggio al cinema d'azione orientale. I riferimenti a capolavori come La tigre e il dragone di Ang Lee, Hero e La foresta dei pugnali volanti di Zhang Yimou sono evidenti, così come l'influenza della commedia demenziale Kung Fusion di Stephen Chow. Un altro elemento distintivo è la colonna sonora, curata dal maestro Hans Zimmer, collaboratore storico della DreamWorks, che volò in Cina e frequentò la China National Symphony Orchestra, assorbendo in questo modi la cultura musicale locale per restituire autenticità sonora a ogni scena.

Dal punto di vista narrativo, Kung Fu Panda si nutre di paradossi zen che sembrano battute ma nascondono verità profonde. La celebre frase di Oogway "ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono, per questo si chiama presente" è diventata un mantra pop, ripetuto su magliette e post motivazionali.

kung fu panda cavaliere, fonte: DreamWorks

Il successo del film ha generato due sequel: Kung Fu Panda 2 nel 2011 e Kung Fu Panda 3 nel 2016, oltre a serie televisive e cortometraggi. Ma è il primo capitolo a conservare quella freschezza narrativa, quella capacità di emozionare senza manipolare, di far ridere senza banalizzare. Po non è un eroe perfetto, è un eroe possibile. Non vince perché è il più forte, vince perché accetta se stesso e trasforma i suoi limiti in originalità.

Forse è per questo che gli italiani lo hanno amato così tanto nel 2008, dato che in un momento di incertezza collettiva, avevamo bisogno di credere che anche i perdenti potessero farcela. Che il talento non fosse l'unica strada verso il successo e che essere diversi, imperfetti, persino ridicoli, non significasse essere sbagliati. In fin dei conti Po ci rappresenta tutti perché è gloriosamente, irrimediabilmente umano, anche se è soltanto... un panda.

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