Stasera in Tv in Schindler’s List: 10 curiosità che forse non sai. Dal rifiuto di Martin Scorsese al no di Harrison Ford
Un capolavoro che conosciamo a memoria, o forse no: dietro le immagini più iconiche si nascondono scelte, rifiuti e dettagli che raccontano un secondo film
Schindler’s List è uno di quei film legato fortemente ad un determinato periodo dell’anno e soprattutto alla storia. Se il giorno della memoria ritorna ogni 27 gennaio, questa pellicola memorabile del 1993 diretta da Steven Spielberg, vincitrice di sette premi Oscar, ritorna puntuale con tutta la sua suggestiva e cruda atmosfera. Un pugno nello stomaco e un pilastro assoluto della storia del cinema stesso.
Storia che nasconde alcuni retroscena che non tutti conoscono ma che devono essere svelati, se non altro per conoscere il modo con cui è stato costruito, nelle scelte etiche prima ancora che artistiche, nei “no” che hanno cambiato il destino del film. Un progetto che ha rischiato più volte di non vedere la luce così come lo conosciamo.Stasera è in Tv su Rete Quattro ed è l’occasione perfetta per andare oltre la superficie, scoprendo dieci curiosità che aiutano a leggere Schindler’s List non solo come un film sull’Olocausto, ma come un punto di svolta nel cinema contemporaneo.
Un capolavoro che ha cambiato la carriera di Steven Spielberg
Quando Schindler’s List esce nel 1993, Spielberg non è certo un regista in cerca di legittimazione. Eppure, questo film segna una frattura netta con il suo passato più spettacolare. Non a caso, per anni aveva rimandato il progetto: sentiva di non essere pronto, umanamente prima ancora che artisticamente. Il risultato è un’opera che sembra girata più da un testimone che da un narratore, con uno stile asciutto e quasi documentaristico.
Ma cosa sappiamo di più di questo capolavoro? Che..
1. Martin Scorsese disse no (e non fu l’unico):Tra i primi nomi presi in considerazione per la regia ci fu Martin Scorsese. Inizialmente interessato, Scorsese fece un passo indietro ritenendo che una storia simile dovesse essere raccontata da un regista ebreo. Lo “scambio” tra lui e Spielberg portò Scorsese a dirigere Cape Fear, mentre Schindler’s List prese la strada che conosciamo.
2. Harrison Ford rifiutò il ruolo di Schindler: Prima di Liam Neeson, il ruolo di Oskar Schindler fu offerto a Harrison Ford. L’attore rifiutò temendo che la sua fama potesse distrarre lo spettatore dalla storia. Una motivazione simile spinse Spielberg a evitare grandi star: il film doveva sembrare reale, non “interpretato”.
3. Anche Roman Polanski declinò la proposta: il tema dell’Olocausto era per lui ancora troppo vicino e doloroso, dopo l’infanzia trascorsa nel ghetto di Cracovia e la perdita della madre ad Auschwitz. Solo anni più tardi avrebbe trovato la forza di affrontare quell’esperienza dietro la macchina da presa, firmando Il pianista.
4. Ralph Fiennes ingrassò 13 chili per diventare Göth: Per interpretare il comandante Amon Göth, Ralph Fiennes accettò una trasformazione fisica importante, ingrassando circa tredici chili. La sua interpretazione glaciale è una delle più inquietanti mai viste sul grande schermo, tanto da renderlo quasi “troppo reale”.
5. Il bianco e nero non era negoziabile: La Universal chiese più volte di girare il film a colori. Spielberg si oppose sempre: per lui l’Olocausto era “vita senza luce”. Il bianco e nero non è una scelta estetica, ma morale. Ogni concessione al colore è pensata come un’eccezione carica di significato.
6. Il cappottino rosso non è solo un simbolo: La bambina col cappotto rosso è uno dei simboli più potenti della storia del cinema. Spielberg ha spiegato che rappresenta ciò che il mondo vedeva, ma sceglieva di ignorare. Nella realta la piccola si chiamava Roma Ligocka e, a differenza del destino mostrato nel film, riuscì a sopravvivere alla guerra e alla persecuzione nazista
7. Spielberg non volle essere pagato: Il regista rifiutò qualsiasi compenso, definendo eventuali guadagni “soldi di sangue”. Una scelta coerente con l’intero progetto, che per lui non poteva essere trattato come un film qualsiasi, nemmeno dal punto di vista economico.
8. Un set difficile: Molti membri della troupe ebbero difficoltà a sostenere le riprese. Alcune attrici ebbero vere e proprie crisi durante le scene ambientate ad Auschwitz. Spielberg stesso chiese all’amico Robin Williams di chiamarlo per raccontargli barzellette, per alleggerire un’atmosfera diventata insostenibile.
9. Fu girato mentre Jurassic Park era in lavorazione: Un paradosso incredibile: mentre girava Schindler’s List in Polonia, Spielberg seguiva a distanza la post-produzione di Jurassic Park. Due film agli antipodi, simbolo della doppia anima del suo cinema.
10. Un’eredità che va oltre il cinema: Dopo l’uscita del film, Spielberg utilizzò parte degli incassi per fondare la Survivors of the Shoah Visual History Foundation, raccogliendo migliaia di testimonianze dei sopravvissuti.
A distanza di oltre trent’anni, Schindler’s List resta un’opera necessaria. Non perché sia “importante” in senso astratto, ma perché continua a porre domande scomode sul ruolo dell’essere umano, sulla responsabilità e sul coraggio. Il cinema fa anche questo.
In copertina: Schindler’s List - Copyright dello studio di produzione e/o del distributore-badtaste