Stasera in TV, Jason Bourne (2016): Matt Damon alle prese con una cospirazione globale
Jason Bourne (2016) torna dall'ombra per fermare una cospirazione globale. Scopri perché Matt Damon riprende il ruolo iconico nel thriller diretto da Paul Greengrass.
Jason Bourne è tornato. Dopo anni passati a nascondersi, lontano dai riflettori e dalle trame della CIA, l'ex agente più letale dell'intelligence americana riemerge dall'ombra. Ma cosa può spingere un uomo che ha ottenuto almeno parziali risposte sul proprio passato e sulla sua vera identità a rimettersi in gioco? La risposta è più inquietante di quanto si possa immaginare: una rete internazionale ha attivato un programma di manipolazione globale, e Bourne è l'unico in grado di fermarlo. L'appuntamento è per stasera alle 21.15, sul canale 303 di Sky Cinema.
Il quinto capitolo della saga, diretto ancora una volta da Paul Greengrass e uscito nelle sale nel 2016, riporta Matt Damon nei panni del personaggio che lo ha consacrato come una delle star d'azione più credibili di Hollywood. Jason Bourne non è un semplice sequel, ma un ritorno alle origini della saga, alla sua essenza più pura: un uomo solo contro un sistema di potere che lo ha creato e ora vuole eliminarlo.
La trama riprende anni dopo gli eventi dei film precedenti. Bourne ha scelto la clandestinità totale, vivendo ai margini della società, partecipando a combattimenti clandestini per sopravvivere. Ha rinunciato alla sua identità pubblica e a qualsiasi forma di vita normale. La sua esistenza è diventata un vagare senza meta, un tentativo di rimanere invisibile in un mondo sempre più controllato.
Ma il passato, si sa, non perdona mai. Quando Bourne scopre che esistono nuove informazioni sul programma Treadstone e sul suo coinvolgimento, la necessità di conoscere la verità completa lo spinge a uscire allo scoperto. Non si tratta più solo di capire chi fosse prima di diventare un'arma vivente della CIA: si tratta di comprendere fino a che punto si estende la cospirazione che lo coinvolge e quante altre persone sono state manipolate come lui.
Al suo fianco riappare Nicky Parsons, interpretata da Julia Stiles, l'ex analista della CIA che lo ha aiutato nei film precedenti. È lei a fornirgli le informazioni cruciali che lo riportano in azione, ma il suo intervento avrà conseguenze drammatiche. Dall'altra parte dello scacchiere si muove Robert Dewey, un veterano della CIA interpretato da Tommy Lee Jones, un uomo di potere che conosce tutti i segreti dell'agenzia e che è determinato a proteggere il sistema a ogni costo, anche se questo significa eliminare Bourne una volta per tutte.
Accanto a Dewey opera Heather Lee, giovane e ambiziosa responsabile della divisione cybersecurity della CIA, interpretata da Alicia Vikander. Il suo personaggio rappresenta la nuova generazione dell'intelligence: tecnologica, spietata, capace di tracciare chiunque attraverso smartphone, telecamere di sorveglianza e algoritmi predittivi. Per Bourne, abituato a combattere nell'ombra, questa nuova frontiera della sorveglianza di massa rappresenta una sfida inedita.
Ma il vero antagonista fisico di Bourne è l'Asset, un killer professionista interpretato da Vincent Cassel. Tra i due esiste un legame del passato che verrà svelato nel corso del film, un legame fatto di tradimenti, operazioni coperte e violenza. Il confronto tra Bourne e l'Asset non è solo fisico: è uno scontro tra due prodotti dello stesso sistema, due uomini distrutti e ricostruiti dalla macchina dell'intelligence.
Paul Greengrass torna dietro la macchina da presa dopo aver diretto Il Mito di Bourne e The Bourne Ultimatum, portando con sé il suo stile registico riconoscibile: camera a mano febbrile, montaggio serrato, inseguimenti mozzafiato attraverso le metropoli del mondo. Il film ci porta da Atene a Berlino, da Londra fino a Las Vegas, in una caccia all'uomo globale che non concede un attimo di respiro. Ogni sequenza d'azione è costruita con una precisione chirurgica, mescolando realismo brutale e coreografie adrenaliniche.
Jason Bourne affronta anche temi di stringente attualità: la sorveglianza di massa, il controllo digitale, il potere delle corporation tecnologiche. Nel film appare un personaggio ispirato ai fondatori delle grandi aziende della Silicon Valley, interpretato da Riz Ahmed, che si trova al centro di un intreccio tra innovazione tecnologica e controllo governativo. La collaborazione tra le piattaforme social e le agenzie di intelligence è uno dei temi centrali e anticipa dibattiti che oggi sono al centro dell'attenzione pubblica.
Il cast tecnico è di primissimo livello. Oltre a Damon, Vikander, Jones e Cassel, il film vede la presenza di Ato Essandoh e Vinzenz Kiefer in ruoli di supporto. La fotografia di Barry Ackroyd contribuisce a creare l'atmosfera cupa e claustrofobica che permea l'intera pellicola, mentre la colonna sonora di David Buckley accompagna le scene d'azione con un crescendo di tensione costante.
Jason Bourne ha una durata di 123 minuti, poco più di due ore di thriller serrato che non concede pause. Il film si inserisce in una saga che ha ridefinito il genere action-spy nei primi anni Duemila, portando sullo schermo un eroe diverso dai tradizionali agenti segreti: non ironico come James Bond, non invincibile, ma umano, vulnerabile, tormentato dal senso di colpa e dalla ricerca di redenzione.