Stasera in tv l'ultima versione di L'Esorcista uscita nel 2023, ecco perché dovresti vederlo subito
L'esorcista il credente di David Gordon Green: analisi del sequel con Leslie Odom Jr. e Ellen Burstyn. Cast, trama, streaming e perché ha diviso la critica.
Cinquant'anni dopo il capolavoro di William Friedkin che ha definito il canone del cinema horror, David Gordon Green riporta sugli schermi il terrore della possessione demoniaca con L'esorcista il credente, sequel diretto che ignora i capitoli intermedi per ricollegarsi spiritualmente al film del 1973. Il risultato è un'opera che ha diviso pubblico e critica, incapace di decidere se trovarsi di fronte a un omaggio rispettoso o a un tentativo commerciale di resuscitare un franchise che forse doveva rimanere intoccabile, ma ora che torna in tv proprio questa sera su Italia 2 alle 21:00, non potevamo non parlarvene e dirvi perché dovreste dargli un'occasione.
A differenza dell'originale, che concentrava tutto il suo potere narrativo sulla possessione di una singola bambina, Green alza la posta raddoppiando l'incubo: due ragazze possedute contemporaneamente, un'escalation che porta Victor e i genitori di Katherine, Miranda e Tony West, a cercare disperatamente aiuto. La medicina tradizionale fallisce, la psichiatria non ha risposte. Resta solo l'ultima risorsa: l'esorcismo.
La scelta di Green di orchestrare un doppio esorcismo simultaneo rappresenta l'ambizione più alta del film. Il cast si muove con convinzione in un territorio difficile. Leslie Odom Jr. porta credibilità a un padre che deve accettare l'impossibile, mentre Lidya Jewett e Olivia Marcum, nei panni delle due ragazze possedute, affrontano la sfida fisica ed emotiva di incarnare l'innocenza violata dal male. Jennifer Nettles e Norbert Leo Butz, come i genitori di Katherine, completano un quadro di ordinaria normalità americana distrutta dall'irruzione del soprannaturale.
David Gordon Green, reduce dalla trilogia di Halloween che ha dimostrato la sua capacità di maneggiare franchise storici, applica qui una formula simile: rispetto reverenziale per il materiale originale, ma volontà di raccontare una storia autonoma. La fotografia cupa e i riferimenti visivi all'iconografia del 1973 ci sono tutti, ma il ritmo è moderno, calibrato per un pubblico abituato a jump scare e reveal improvvisi piuttosto che alla lenta costruzione del terrore.
Il film dura 111 minuti e mantiene un equilibrio difficile tra dramma familiare e horror puro. La sceneggiatura esplora il tema della fede non solo religiosa ma anche paterna: Victor deve credere nell'incredibile per salvare sua figlia, deve accettare che esistano forze oltre la comprensione razionale. È questo il nucleo tematico che Green cerca di sviluppare, con risultati alterni.
La domanda che divide gli spettatori resta aperta: era necessario tornare in quel territorio sacro dell'horror? Green ha certamente confezionato un prodotto tecnicamente solido, con momenti di genuina inquietudine e un rispetto formale per l'eredità di Friedkin. Ma forse, come accade spesso con i sequel di capolavori assoluti, il vero terrore sta nell'impossibilità di eguagliare ciò che è già perfetto.