Stasera in TV, Non siamo angeli: Robert De Niro e Sean Penn sono due preti in un cult esilarante

Non siamo angeli con De Niro e Penn, flop del 1989 diventato cult. La storia del film con due star travestite da preti, stasera su Tv2000 alle 21.10.

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Ci sono film che nascono sotto una cattiva stella e finiscono per brillare decenni dopo, quando il pubblico è finalmente pronto a comprenderli. Non siamo angeli appartiene a questa categoria di opere incomprese, quelle che la critica stronca e gli spettatori disertano, salvo poi pentirsi amaramente. Perché vedere Robert De Niro e Sean Penn travestiti da preti in fuga durante la Grande Depressione non è solo una premessa bizzarra: è un esperimento di commedia che negli anni Ottanta nessuno seppe apprezzare, ma che oggi rappresenta un piccolo gioiello da riscoprire.

Stasera il film torna in onda su Tv2000 alle 21.10, ed è l'occasione perfetta per fare i conti con uno dei paradossi più curiosi della storia del cinema recente. Come può un lungometraggio con due delle più grandi star di Hollywood trasformarsi in un disastro commerciale? E come può quello stesso film, col tempo, conquistare lo status di cult?

Siamo nel 1989 quando Neil Jordan, regista irlandese di talento, decide di riportare sullo schermo una storia già raccontata da Michael Curtiz nel 1955 con Humphrey Bogart. L'idea è semplice ma efficace: due galeotti evadono da un carcere al confine tra Stati Uniti e Canada e, per sfuggire alla cattura, si spacciano per sacerdoti. La messinscena funziona fin troppo bene, tanto che i due si ritrovano coinvolti nella festa di paese dedicata alla Madonna che piange, accolti come veri religiosi da una comunità che ripone in loro fiducia e speranza.

Non siamo angeli - Prime Video



Bobby, Jim e Ned sono i tre detenuti protagonisti dell'evasione. Ma mentre Bobby, interpretato da James Russo, è un criminale spietato che semina violenza, Jim e Ned sono sostanzialmente innocui, quasi simpatici nella loro goffaggine. Sean Penn veste i panni di Jim, un tipo che si adatta rapidamente alla situazione e conquista l'affetto della gente del posto. Robert De Niro è invece Ned, più riflessivo, ossessionato dall'idea di raggiungere il Canada e ritrovare la libertà. A complicare le cose c'è Molly, interpretata da una giovane Demi Moore, di cui Ned si innamora perdutamente. E poi c'è Bobby, che viene catturato ed è pronto a tradire i compagni pur di salvarsi la pelle.

La trama si snoda tra equivoci esilaranti e momenti di inaspettata tenerezza, con i due protagonisti costretti a fingere di celebrare messe, benedire fedeli e persino compiere piccoli miracoli. La commedia natalizia gioca sul contrasto tra l'identità criminale dei due e il ruolo sacerdotale che devono interpretare, creando situazioni che oscillano tra il grottesco e il commovente.

Le riprese si svolsero interamente in Canada, dove gli scenografi ricostruirono con cura certosina la cittadina immaginaria di Brandon, ambientazione anni Trenta che ancora oggi attira visitatori curiosi. Ma proprio qui si annida uno degli errori più clamorosi del film, un dettaglio che solo gli occhi più attenti notano: quando Sean Penn e Robert De Niro attraversano il confine tra Stati Uniti e Canada, sullo sfondo sventola la bandiera canadese con la foglia d'acero che tutti conosciamo. Peccato che negli anni Trenta quella bandiera non esistesse ancora: all'epoca il Canada usava una bandiera completamente rossa con la Union Jack britannica nell'angolo superiore. Un errore di continuità che non compromette la visione, ma che dimostra come anche nelle produzioni hollywoodiane possano sfuggire sviste storiche evidenti.

Al momento dell'uscita, Non siamo angeli si rivelò un autentico fiasco. A fronte di un budget di circa 20 milioni di dollari, il film ne incassò appena 10,5 negli Stati Uniti, senza riuscire a recuperare neanche con le vendite in home video. La critica fu spietata, il pubblico disertò le sale. Ma perché? Le ipotesi sono diverse. Negli anni Ottanta, Robert De Niro e Sean Penn erano associati principalmente a ruoli drammatici e intensi, film come Toro scatenato o Al di là della linea. Vederli in una commedia leggera, per giunta natalizia, generò probabilmente uno spiazzamento che il pubblico non seppe metabolizzare. C'era poi il confronto impietoso con il film originale di Curtiz, che vedeva Humphrey Bogart in un ruolo simile: forse gli spettatori si aspettavano qualcosa di diverso, e la rivisitazione di Jordan non convinse.

Eppure, col passare degli anni, qualcosa è cambiato. Il film ha trovato una seconda vita grazie alle repliche televisive, al passaparola e alla riscoperta da parte di nuove generazioni di spettatori. L'alchimia tra De Niro e Penn, che sulla carta sembrava impossibile, funziona alla perfezione: i due attori dimostrano una complicità inattesa, capace di sostenere l'intera narrazione. Le gag sono ben congegnate, il ritmo mai scontato, e la componente spirituale non scade mai nel moralismo.

Rivederlo oggi, a distanza di oltre tre decenni, significa anche apprezzare il talento di Sean Penn in una fase ancora acerba della sua carriera. Non a caso, proprio in questi giorni Penn è candidato agli Oscar come miglior attore non protagonista per Una battaglia dopo l'altra, dove offre una performance straordinaria. Il confronto tra il giovane attore di Non siamo angeli e il veterano pluripremiato di oggi è un viaggio affascinante attraverso l'evoluzione di un interprete che ha saputo reinventarsi più volte.

Non siamo angeli non è un capolavoro, ma è un film che merita di essere rivalutato per quello che è: una commedia intelligente, mai banale, che gioca con i codici del genere senza prendersi troppo sul serio. È il racconto di due uomini che, travestendosi da ciò che non sono, finiscono per confrontarsi con la propria umanità, con le scelte morali e con la possibilità di cambiare vita. In un'epoca in cui il cinema americano sfornava blockbuster e commedie urlate, Jordan propose qualcosa di più sottile, quasi malinconico, che il pubblico del tempo non era pronto ad accogliere.

La lezione di questo film è che il tempo è il miglior giudice. Opere stroncate all'uscita possono trasformarsi in cult, mentre successi clamorosi vengono dimenticati in pochi anni. Non siamo angeli ha attraversato il deserto dell'incomprensione ed è emerso più forte, conquistandosi un posto nel cuore di chi sa apprezzare il cinema che osa, che sperimenta, che non ha paura di mescolare registri e di mettere insieme attori drammatici in contesti inaspettati.

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