Stasera in TV, Revenant: la vera storia di un sopravvissuto che è valsa l'Oscar a Leonardo DiCaprio

Revenant: la storia vera di Hugh Glass che ha fatto vincere l'Oscar a DiCaprio. Il film di Iñárritu tra sopravvivenza estrema, vendetta e cinema d'autore.

Condividi

Ci sono film che entrano nella storia del cinema non solo per la loro potenza narrativa, ma per il modo in cui vengono realizzati. Revenant - Redivivo è uno di questi: un'opera che ha trasformato Leonardo DiCaprio da eterno candidato a vincitore dell'Oscar, consegnandogli finalmente la statuetta dorata che gli sfuggiva da oltre vent'anni. Ma dietro quel premio c'è molto più di una semplice interpretazione brillante. Ci sono un viaggio attraverso il gelo, la sopravvivenza estrema e una storia vera che continua a stupire per la sua brutalità. L'appuntamento è per stasera, su La 7, alle 21.15.

Il film di Alejandro González Iñárritu, uscito nel 2015, racconta l'odissea di Hugh Glass, cacciatore e trapper vissuto nel XIX secolo. La trama è semplice quanto devastante: durante una battuta di caccia nel gelido Nord Dakota degli anni Venti dell'Ottocento, Glass viene attaccato da un orso grizzly. L'aggressione è feroce, le ferite mortali. I suoi compagni di spedizione, convinti che sia ormai spacciato, prendono una decisione che cambierà tutto: lo abbandonano al suo destino.

Ma non tutti se ne vanno subito. Rimangono con lui il figlio di sangue misto Hawk, il giovane Bridger e il cacciatore John Fitzgerald. Quest'ultimo, però, ha altri piani. Il tradimento di Fitzgerald e l'omicidio del figlio innescano in Glass un istinto di sopravvivenza primordiale, una forza che lo condurrà attraverso centinaia di chilometri di territorio ostile, tra nativi americani, temperature polari e la natura più selvaggia e implacabile.

Revenant - 20th Century Fox



La vicenda di Hugh Glass non è finzione. L'uomo esistette davvero e la sua storia è documentata negli annali della frontiera americana. Sopravvisse all'attacco dell'orso, fu effettivamente abbandonato dai suoi compagni e intraprese un viaggio incredibile spinto dalla vendetta e dalla necessità di giustizia. Quella che oggi ci appare come una sceneggiatura hollywoodiana estrema era, in realtà, la cruda quotidianità degli esploratori e dei cacciatori di pelli che sfidavano le terre inesplorate del continente nordamericano.

Alejandro González Iñárritu ha voluto rendere omaggio a quella brutalità originaria con una regia che non concede sconti. Le riprese si sono svolte in condizioni estreme, utilizzando solo luce naturale per gran parte delle scene. Il cast e la troupe hanno affrontato temperature glaciali, ambienti impervi e un processo produttivo che è diventato leggendario quanto il film stesso. Non è un caso che Iñárritu abbia vinto l'Oscar come Miglior Regista, riconoscimento che premia tanto la visione artistica quanto la capacità di portare a termine un'impresa tecnica e logistica di tale portata.

Ma è Leonardo DiCaprio il cuore pulsante di Revenant. La sua interpretazione di Hugh Glass è fisica, viscerale, quasi dolorosa da guardare. DiCaprio si è sottoposto a condizioni proibitive: ha dormito in carcasse di animali, mangiato fegato crudo di bisonte, si è immerso in acque gelide. Ogni scena trasuda autenticità, ogni sguardo racconta la disperazione di un uomo ridotto all'essenziale, spogliato di tutto tranne che della volontà di andare avanti.

Quando nel 2016 l'Academy gli ha finalmente consegnato l'Oscar come Miglior Attore, non è stata solo una vittoria personale. È stata la chiusura di un cerchio che durava da Titanic, da Gangs of New York, da The Aviator. Ventidue anni di candidature, di riconoscimenti mancati, di battute ironiche su Internet. Revenant ha messo fine a tutto questo, dimostrando che a volte serve un film estremo, una prova limite, per far capire al mondo intero cosa significa davvero recitare.

Il cast di Revenant include anche Tom Hardy nel ruolo del perfido Fitzgerald, Domhnall Gleeson, Will Poulter e Forrest Goodluck. Ogni interprete contribuisce a costruire un affresco di umanità complessa, dove la linea tra eroismo e vigliaccheria, tra sopravvivenza e follia, è sottile quanto pericolosa.

Con una durata di due ore e trentacinque minuti, il film non è una passeggiata. È un'esperienza immersiva che richiede attenzione e resistenza emotiva. Le sequenze sono lunghe, meditative, costruite per far sentire lo spettatore parte di quel paesaggio ostile. La fotografia di Emmanuel Lubezki, altro vincitore dell'Oscar per questo lavoro, trasforma ogni inquadratura in un quadro: foreste avvolte dalla nebbia, fiumi ghiacciati, cieli plumbei che promettono neve e morte.

La produzione, frutto della collaborazione tra Stati Uniti, Hong Kong e Taiwan, ha rappresentato una sfida produttiva notevole. Girare in location reali, senza il supporto massiccio della CGI, ha richiesto mesi di lavorazione in condizioni proibitive. Ma il risultato è un cinema che respira, che puzza di terra e sangue, che non concede scorciatoie narrative o estetiche.

La vendetta, tema centrale della narrazione, non è trattata come un semplice espediente da action movie. È una forza esistenziale, un motore che tiene in vita Glass quando tutto gli consiglierebbe di arrendersi. Ma è anche una riflessione sulla natura umana, sulla capacità di resistere e di trasformare il dolore in energia pura.

Hugh Glass ha attraversato deserti di ghiaccio e foreste ostili per confrontarsi con l'uomo che gli aveva tolto tutto. Leonardo DiCaprio ha attraversato una carriera di alti e bassi per arrivare a quel palco degli Oscar. Due viaggi diversi, due epoche lontane, una sola lezione: la resilienza paga sempre. E quando finalmente raggiungi l'obiettivo, il sapore della vittoria è tanto più dolce quanto più lunga è stata l'attesa.

Continua a leggere su BadTaste