Stasera in TV, Scarface: Al Pacino studia gli atteggiamenti dei cubani e dà vita al boss più iconico di sempre
Scopri come Al Pacino ha reso Scarface immortale e perché questo cult del 1983 di Brian De Palma è ancora oggi leggendario.
Ci sono film che diventano cult, e poi c'è Scarface. Uscito nel 1983 per la regia di Brian De Palma, questo thriller drammatico di quasi tre ore ha attraversato quattro decenni rimanendo incastonato nell'immaginario collettivo come pochi altri. Non è solo questione di nostalgia: è la storia di Tony Montana, immigrato cubano che arriva negli Stati Uniti spacciandosi per prigioniero politico, a renderlo immortale. Una parabola feroce sull'ambizione, il potere e l'autodistruzione che continua a parlare al pubblico di oggi con la stessa forza dirompente di allora. L'appuntamento è per stasera, su Iris, alle 21.15.
La Miami degli anni Ottanta fa da sfondo a un'ascesa vertiginosa quanto brutale. Tony Montana non è un antieroe romantico: è cinico, spietato, disposto a uccidere chiunque gli sbarri la strada. Quello che in altri film sarebbe stato un percorso di redenzione, qui diventa una spirale di violenza orchestrata con la precisione chirurgica di De Palma. Il regista, maestro del thriller psicologico, costruisce un affresco in cui ogni scena di potere conquistato porta con sé il germe della caduta. Perché Tony Montana non sale semplicemente i gradini del crimine organizzato: li devasta, lasciando dietro di sé una scia di cadaveri e tradimenti.
Al Pacino ha preparato il ruolo con un'intensità quasi maniacale. Non si è limitato a leggere il copione: ha seguito allenamenti fisici massacranti e ha studiato per mesi i dialetti cubani, immergendosi completamente nell'identità del personaggio. Voleva che Tony Montana fosse autentico, credibile, un uomo capace di farti dimenticare che stai guardando uno dei più grandi attori viventi. E ci è riuscito. Il risultato è una performance che brucia lo schermo, fatta di sguardi taglienti, esplosioni di rabbia e quella sicurezza arrogante tipica di chi crede di essere invincibile.
Poi c'è quella battuta. "Say hello to my little friend!" è entrata nella leleggenda del cinema, citata, parodiata, tatuata sulla pelle di migliaia di fan in tutto il mondo. Ma non è stata una trovata casuale: è il culmine di una costruzione narrativa che trasforma un momento di violenza estrema in un'icona culturale. Quando Tony Montana brandisce il suo lanciagranate M16 in quella scena finale apocalittica, non sta solo combattendo i sicari di Sosa: sta affrontando il destino che si è costruito con le sue mani. È il momento in cui l'impero crolla, ma anche quello in cui il personaggio raggiunge la sua massima espressione tragica.
Il cast che circonda Pacino è di primissimo livello. Steven Bauer interpreta Manny Ribera, il fratello acquisito e compagno di crimini di Tony, mentre Michelle Pfeiffer regala una performance indimenticabile nei panni di Elvira Hancock, la donna algida e disillusa che diventa oggetto del desiderio ossessivo del protagonista. Mary Elizabeth Mastrantonio è Gina, la sorella di Tony, intrappolata in una dinamica familiare malata che si concluderà in tragedia. Robert Loggia e Paul Shenar completano un mosaico di personaggi che ruotano attorno alla figura magnetica e distruttiva di Montana.
Scarface non è un film facile. Con i suoi 170 minuti di durata, richiede allo spettatore di immergersi completamente in un mondo dove la morale non esiste e la violenza è linguaggio quotidiano. Brian De Palma non cerca il compiacimento: mostra il crimine per quello che è, brutale e autodistruttivo. La fotografia satura, i colori accesi della Miami anni Ottanta, la colonna sonora pulsante creano un'atmosfera ipnotica che ti trascina dentro lo schermo.
Il film ha diviso la critica al momento dell'uscita. Troppo violento, troppo lungo, eccessivo, dissero in molti. Ma il pubblico l'ha eletto a classico istantaneo, e il tempo ha dato ragione agli spettatori. Oggi Scarface è studiato nelle scuole di cinema, analizzato dai critici, celebrato come uno dei capolavori del genere gangster movie. Non è solo intrattenimento: è un ritratto spietato del sogno americano visto dal basso, da chi arriva con niente e cerca di prendere tutto, costi quel che costi.