Stasera in TV, Tata Matilda e il grande botto: Emma Thompson in un film che commuove ancora oggi
Analisi di Tata Matilda e il grande botto: la magia di Tata Matilda ambientata nella Seconda Guerra Mondiale. Emma Thompson, cast stellare e lezioni di resilienza.
C'è qualcosa di profondamente rassicurante nell'idea di una figura magica che arrivi a risolvere il caos quando tutto sembra perduto. È questo il cuore pulsante di "Tata Matilda e il grande botto", il sequel del 2010 che riporta sullo schermo la governante più severa e incantata del cinema britannico, nuovamente interpretata e sceneggiata dalla Premio Oscar Emma Thompson. L'appuntamento è per stasera, su Italia 1, alle 21.30.
Se nel primo capitolo della saga, tratto dalla serie di libri "Tata Matilda" della scrittrice inglese Christianna Brand, la protagonista doveva domare sette fratelli scalmanati, in questa seconda avventura il contesto si fa più drammatico e storicamente denso. Siamo nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, nella campagna inglese che resiste tra fatiche quotidiane e angosce lontane.
Isabel Green è una madre di tre figli che combatte una battaglia silenziosa ma logorante: mandare avanti la fattoria di famiglia mentre il marito è al fronte, da qualche parte in Europa, a combattere una guerra che sembra non finire mai. La solitudine della gestione, il peso delle responsabilità, la terra da coltivare e i figli da crescere: Isabel incarna quella generazione di donne che durante il conflitto mondiale hanno tenuto in piedi intere comunità, spesso senza riconoscimento né aiuto.
Ma il destino decide di complicare ulteriormente le cose. Dalla città arrivano due cugini snob, Cyril e Celia Grey, evacuati per sfuggire ai bombardamenti. Due mondi si scontrano: i bambini di campagna, rudi e abituati alla fatica, contro i cugini cittadini, raffinati e completamente inadatti alla vita rurale. Le tensioni esplodono, il caos diventa ingestibile e Isabel si trova sull'orlo del collasso. La battaglia contro l'egoismo, contro i pregiudizi di classe, contro la tentazione di arrendersi. E come in ogni buona favola che si rispetti, alla fine è l'amore e la solidarietà a trionfare, non senza prima aver attraversato prove e trasformazioni.
"Tata Matilda e il grande botto" è un film che continua a parlare alle nuove generazioni proprio perché non edulcora la realtà. Mostra una guerra vera, anche se vista da lontano, con le sue privazioni e le sue angosce. Mostra famiglie imperfette, bambini difficili, situazioni complicate. E poi mostra come, con un po' di magia e molto impegno, si possa trovare una via d'uscita.
La magia, qui, non è una scorciatoia. È un catalizzatore che accelera un processo che comunque deve partire dall'interno. Tata Matilda non risolve i problemi al posto dei bambini: li mette nella condizione di risolverli da soli. È pedagogia travestita da fantasy, educazione emotiva nascosta dentro una commedia.
Il film si chiude, come da tradizione, con la partenza della tata. Quando non sei più necessario, quando hai insegnato tutto quello che dovevi insegnare, è ora di andare. C'è una malinconia dolce in questo addio, la consapevolezza che le guide migliori sono quelle che ti rendono autonomo, non dipendente. Isabel e i suoi cinque bambini sono ora pronti ad affrontare il futuro da soli, più forti e più uniti di prima.