Stasera in TV, The Blues Brothers: Jake ed Elwood Blues, le icone ribelli e intramontabili che tutti amano
The Blues Brothers (1980): il film cult di John Landis che distrusse 103 auto, salvò il blues e rese leggendarie le strade di Chicago con musica e inseguimenti epici.
Ci sono film che nascono come semplici commedie e finiscono per diventare manifesti culturali. The Blues Brothers è uno di questi: un'opera che ha trasformato due comici vestiti di nero in custodi della tradizione musicale americana, un road movie che ha devastato le strade di Chicago per raccontare una storia di redenzione attraverso il rhythm and blues.
La trama è volutamente essenziale, quasi un pretesto. Quello che conta davvero è il viaggio: Jake e Elwood devono rintracciare i vecchi membri della band, convincerli a tornare insieme e organizzare un concerto che salvi l'istituto delle suore che li hanno cresciuti. Sul loro cammino si materializzano ostacoli degni di un videogioco impazzito: una ex fidanzata di Jake armata fino ai denti e determinata a vendicarsi, una banda di neonazisti dell'Illinois, poliziotti a perdita d'occhio e persino una country band rivale.
Ma il vero cuore pulsante del film risiede nelle sequenze musicali. Landis ha costruito qualcosa di unico: non un musical tradizionale, ma un contenitore che permettesse a leggende viventi della musica afroamericana di esibirsi davanti a una macchina da presa. Così, in mezzo agli inseguimenti automobilistici più devastanti della storia del cinema, compaiono Aretha Franklin che canta "Think" nel suo ristorante, Ray Charles che illumina un negozio di strumenti musicali con "Shake a Tail Feather", James Brown che trasforma una chiesa in un'esplosione di gospel con "The Old Landmark".
John Belushi e Dan Aykroyd, che avevano creato i personaggi dei fratelli Blues nel programma Saturday Night Live, non si limitano a recitare: incarnano un'ossessione. Gli occhiali da sole sempre indossati, gli abiti neri stretti, il cappello, la Bluesmobile sgangerata ma indistruttibile. Sono antieroi goffi ma irresistibili, mossi da una fede incrollabile nella musica come forza redentrice.
Il film detiene ancora oggi record impressionanti: ha distrutto più veicoli di qualsiasi altra produzione cinematografica fino a quel momento, con oltre cento auto ridotte a rottami. L'inseguimento finale attraverso Chicago è un capolavoro di coreografia automobilistica, un delirio di lamiere accartocciate che ha richiesto mesi di preparazione e coordinamento con le autorità cittadine.
Quello che John Landis ha creato è un paradosso riuscito: un film commerciale che è anche un atto d'amore verso una tradizione musicale, una commedia dissacrante che tratta il blues con reverenza assoluta, un'opera caotica costruita con precisione maniacale. Un cult che ha dimostrato come il cinema possa essere al tempo stesso intrattenimento puro e conservazione culturale, senza che le due dimensioni si escludano a vicenda.