Stasera in TV, The Ring 2: quando il sequel è più terrificante del film originale
The ring 2 (1999) di Hideo Nakata: il vero sequel del cult J-horror. Trama, analisi e curiosità sul film che continua la maledizione di Sadako dopo il primo capitolo.
di Alba Rossi
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Il corpo di Sadako Yamamura è stato trovato. La polizia vorrebbe chiudere il caso, archiviare l'ennesima vicenda inspiegabile come un tragico incidente. Ma la maledizione del video non ha alcuna intenzione di fermarsi. Anzi, sembra essersi rafforzata, moltiplicata, diffusa come un virus che si trasmette di VHS in VHS, di sguardo in sguardo, di vittima in vittima. L'appuntamento è per stasera, su Italia 2, alle 21.00.
Una scelta coraggiosa, quasi provocatoria. Rasen esisteva, era stato girato, distribuito, ma non aveva funzionato. Il pubblico lo aveva rifiutato. Così, quando si trattò di dare un seguito alla gallina dalle uova d'oro, la Toho decise di fare tabula rasa e costruire una nuova narrazione. Il risultato è un film che si colloca in una zona liminale: non è un adattamento letterario, ma un'espansione cinematografica autonoma che prende le mosse esattamente dal finale del primo capitolo.
Ed è proprio Yoichi, il bambino sopravvissuto alla prima ondata di morte, a diventare uno degli elementi più inquietanti del sequel. Il ragazzino ha sviluppato capacità psichiche anomale, come se l'esposizione alla maledizione di Sadako avesse lasciato un marchio indelebile sulla sua mente. Non è solo un sopravvissuto: è diventato una sorta di medium involontario, un ponte tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti vendicativi.
Il film introduce anche una dimensione più "scientifica" nell'approccio al paranormale, con esperimenti condotti da ricercatori che cercano di comprendere e misurare i fenomeni legati alla maledizione. È un elemento tipico del J-horror di quel periodo, che amava mescolare folklore tradizionale giapponese e pseudo-scienza moderna, creando un ibrido affascinante e disturbante.
Il successo commerciale fu notevole: 31,3 milioni di dollari al botteghino, una cifra considerevole per un film horror giapponese dell'epoca. Il pubblico voleva risposte, voleva sapere cosa fosse successo dopo, voleva vedere Sadako tornare a seminare terrore. E il film, pur con tutti i suoi limiti narrativi, riuscì a soddisfare quella fame di brividi.
Dal punto di vista stilistico, Ringu 2 mantiene l'approccio sobrio e algido del predecessore. Niente jump scare gratuiti, niente effetti speciali eccessivi. L'orrore nasce dall'accumulo di dettagli, dalla lentezza opprimente con cui la maledizione si materializza, dall'impossibilità di sfuggire a un destino già scritto su un nastro magnetico.
Oggi, a distanza di oltre vent'anni, The ring 2 resta un capitolo fondamentale per comprendere l'evoluzione del J-horror e l'impatto che questa ondata cinematografica ha avuto sul genere a livello globale. Hollywood avrebbe poi saccheggiato questo filone per oltre un decennio, producendo remake più o meno riusciti. Ma l'originale giapponese, con i suoi sequel e le sue diramazioni, conserva un'aura particolare, un senso di autenticità che le versioni occidentali faticano a replicare.
Fonte /
Stasera in TV.com