Stasera in tv torna il re delle scimmie di Peter Jackson, trama e curiosità sul film
King Kong di Peter Jackson: 18 mesi per l'Empire State digitale vs 14 per quello reale. Budget record, motion capture rivoluzionario e 90mila edifici in CGI.
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Nel 2005, reduce dal trionfo mondiale della trilogia de Il Signore degli Anelli, Peter Jackson si trovava di fronte a una sfida colossale: resuscitare sullo schermo la creatura più iconica della storia del cinema. King Kong non era un progetto qualunque per il regista neozelandese. Era un debito d'amore contratto a nove anni, quando la visione del film originale del 1933 lo folgorò al punto da fargli decidere che avrebbe dedicato la vita al cinema. Ora che il film torna in tv, oggi 26 Febbraio 2026, su Canale 20 alle 21:10, è il momento opportuno per ricordare la trama e alcune curiosità su questa versione di King Kong.
La trama riprende fedelmente le coordinate del film del 1933. Siamo nel pieno della Grande Depressione. Ann Darrow, attrice di talento interpretata da Naomi Watts, si ritrova improvvisamente senza lavoro. L'occasione di risollevarsi arriva dall'eccentrico regista Carl Denham, qui incarnato da un Jack Black insolitamente drammatico, che la convince a partire per un misterioso film esotico. A bordo della nave Venture, diretta verso una leggendaria isola non segnata sulle carte, viaggia anche lo sceneggiatore Jack Driscoll, interpretato da Adrien Brody, di cui Ann è ammiratrice. Quello che troveranno sull'Isola del Teschio è una popolazione indigena terrorizzata, creature preistoriche sopravvissute al tempo, e soprattutto lui, Kong, il re incontrastato di quel mondo perduto. Un gorilla alto otto metri che si innamorerà della bionda attrice, in una delle storie d'amore più tragiche e impossibili mai raccontate.
Ma la vera follia produttiva si consumò nella ricostruzione digitale della New York anni Trenta. Jackson voleva che ogni dettaglio fosse perfetto, autentico, respirabile. Il reparto tecnico creò da zero 90mila edifici in computer grafica, ricreando con precisione maniacale l'architettura, le insegne luminose, i cartelloni pubblicitari dell'epoca. I manifesti che si vedono a Times Square nella sequenza finale sono repliche fedeli di quelli realmente presenti nel 1933. E poi c'era l'Empire State Building, il teatro dello scontro finale tra Kong e i biplani dell'esercito. Il team degli effetti speciali impiegò diciotto mesi per realizzarne la versione digitale, un lasso di tempo che fa sorridere pensando che il grattacielo vero venne costruito in appena quattordici mesi. Un paradosso che testimonia quanto la perfezione virtuale possa rivelarsi più laboriosa della realtà fisica.
Guardando oggi il film, a distanza di quasi vent'anni, sorprende quanto gli effetti speciali siano invecchiati meglio di molte produzioni successive. Merito della cura maniacale per i dettagli, dell'integrazione organica tra digitale e reale, ma soprattutto della convinzione emotiva che Andy Serkis ha saputo infondere in ogni fotogramma. Kong non è solo una creazione digitale: è un personaggio vivo, pulsante, tragico.