Stasera torna in tv il capolavoro di Ridley Scott con Russell Crowe, trama e curiosità
Scopri 10 curiosità incredibili su Il Gladiatore: dal rifiuto di Mel Gibson alle tigri vere, dalla morte di Oliver Reed alla nascita del kolossal di Ridley Scott.
Vent'anni sono trascorsi da quando Il Gladiatore di Ridley Scott ha conquistato le sale cinematografiche di tutto il mondo, eppure il fascino di questo kolossal resta intatto. Russell Crowe nei panni di Massimo Decimo Meridio è un'immagine scolpita nella memoria collettiva, come lo sono le voci di Luca Ward che urlano "Scatenate l'inferno" o quella celeberrima promessa di vendetta "in questa vita o nell'altra". Ma dietro le quinte di questa epopea romana si nascondono storie che potrebbero sorprenderti. Ora che torna in televisione questa sera, su Canale 5 alle 21:20, avete l'occasione di riscoprire (o scoprire) uno dei film più belli e importanti della storia.
Il Colosseo è stato il simbolo visivo portante del film, l'arena dove Massimo conquista la folla e dove si consuma il suo destino. Eppure, quelle scene non sono mai state girate all'interno del vero anfiteatro Flavio. La produzione aveva avanzato richiesta al Comune di Roma per poter utilizzare il monumento, ma i lavori di restauro in corso all'epoca resero impossibile l'operazione. La soluzione fu trovata a Malta, dove venne costruita una replica in scala ridotta a un terzo delle dimensioni originali. Un compromesso che non intaccò minimamente l'epicità delle sequenze, anzi: il controllo totale sulla struttura permise a Scott di orchestrare inquadrature e movimenti di camera che nel Colosseo reale sarebbero stati impraticabili.
La scena dello scontro con le tigri è rimasta impressa per la sua ferocia visiva e per la tensione che trasmette. Quello che molti non sanno è che sul set vennero portate cinque tigri reali, accompagnate da un veterinario pronto a intervenire con tranquillanti in caso di emergenza. Russell Crowe fu mantenuto a una distanza di sicurezza di almeno quindici metri durante le riprese, mentre gli animali si muovevano nell'arena. La magia del montaggio e degli effetti visivi fece il resto, creando l'illusione di un combattimento ravvicinato che in realtà non avvenne mai. Una scelta prudente ma che non compromettò l'autenticità della sequenza.
Le ferite che vediamo sul volto di Russell Crowe dopo la battaglia iniziale non sono frutto del reparto trucco. Sono reali. Durante le riprese della sequenza nella foresta germanica, il cavallo dell'attore si spaventò e lo disarcionò, scaraventandolo contro i rami. Crowe riportò tagli e abrasioni che Scott decise di integrare nella narrazione, trasformando un incidente in un dettaglio che aggiungeva realismo al personaggio. Un esempio di come il cinema sappia trasformare gli imprevisti in opportunità narrative.
Altro fatto interessante riguarda Oliver Reed, l'attore britannico che interpreta Proximo, il proprietario di gladiatori che diventa mentore di Massimo, morì durante le riprese. Aveva 61 anni e venne colto da un attacco cardiaco a Malta, prima di poter completare le sue scene finali. La produzione si trovò di fronte a un dilemma: come concludere la storia del personaggio senza il suo interprete. La soluzione fu all'avanguardia per l'epoca: utilizzando la computer grafica, vennero ricomposti frammenti di ciak scartati e scene già girate per completare digitalmente le apparizioni mancanti di Reed. Il film è dedicato alla sua memoria, un tributo che chiude i titoli di coda.
Oggi è impossibile immaginare un altro attore nei panni di Massimo Decimo Meridio, ma Russell Crowe non fu la prima scelta. Mel Gibson venne contattato e preso seriamente in considerazione per il ruolo. L'attore però declinò l'offerta, ritenendosi troppo anziano per un film d'azione di quella portata: aveva 43 anni all'epoca. Una decisione che permise a Crowe, allora 36enne, di conquistare uno dei ruoli che avrebbero definito la sua carriera e che gli valse l'Oscar come miglior attore protagonista.
Con un budget di poco superiore ai 100 milioni di dollari, Il Gladiatore incassò 457 milioni in tutto il mondo, diventando uno dei maggiori successi commerciali del 2000. Vinse cinque premi Oscar, tra cui miglior film e miglior attore protagonista, rilanciando il genere storico-epico e influenzando una decade di produzioni successive. Un trionfo che trasformò Russell Crowe in una star globale e consolidò la reputazione di Ridley Scott come maestro del cinema spettacolare.