Stephen King dice addio al cinema: nel 2025, il piccolo schermo ha vinto la battaglia degli adattamenti
Nel 2025 le serie TV di Stephen King dominano lo streaming con record storici, mentre i film falliscono al botteghino. Analisi del fenomeno e prospettive future.
Il 2025 ha segnato silenziosamente l'inizio di una nuova era per gli adattamenti di Stephen King. Un cambiamento sotterraneo ma potente, che sta ridefinendo il modo in cui le storie del maestro dell'horror arrivano al pubblico. Mentre i cinema faticavano a riempire le sale con le sue pellicole, le piattaforme streaming e i canali via cavo registravano numeri da capogiro con le serie televisive tratte dalle sue opere.
Il 2025 ha visto l'uscita di diversi film basati sui romanzi di King: The Monkey, The Life of Chuck, The Long Walk e The Running Man. Sulla carta, titoli promettenti. Nella realtà dei botteghini, una serie di delusioni commerciali. The Monkey è riuscito a malapena a pareggiare i conti, mentre tutti gli altri hanno sottoperformato nonostante recensioni tutto sommato favorevoli. Un paradosso che lascia perplessi: come può un autore con un seguito così fedele e una firma così riconoscibile non tradursi in successo al cinema?
La risposta potrebbe risiedere proprio nel formato. I film di King del 2025 hanno cercato di condensare narrazioni complesse in due ore scarse, una sfida che si è rivelata troppo ambiziosa. Il pubblico contemporaneo, cresciuto nell'era del binge-watching e delle narrazioni serializzate, sembra preferire una fruizione più articolata e profonda. Mentre il cinema arranca, la televisione celebra. Due serie televisive hanno letteralmente stravolto le aspettative nel 2025: It: Welcome to Derry e The Institute. La prima ha infranto i record di streaming per HBO, diventando uno dei contenuti più visti della piattaforma. La seconda ha ottenuto il rinnovo per una seconda stagione ed è rimasta costantemente tra i titoli più performanti di MGM+.
Il cambio di paradigma non riguarda solo il presente, ma proietta la sua ombra lunga sul futuro. Guardando alla lista dei progetti in sviluppo basati sulle opere di King, emerge un dato inequivocabile: i titoli più attesi sono serie televisive. Mike Flanagan, regista che ha già dimostrato di saper maneggiare l'horror letterario con serie come The Haunting of Hill House e Midnight Mass, sta lavorando a un adattamento televisivo di Carrie.
Flanagan sta anche sviluppando una serie basata su La Torre nera, l'opera monumentale di King che ha già visto un tentativo cinematografico fallimentare nel 2017. L'approccio televisivo potrebbe finalmente rendere giustizia alla complessità dell'universo creato dall'autore. JJ Abrams è coinvolto in un adattamento televisivo di Billy Summers, mentre Paul Greengrass, noto per la saga di Jason Bourne, sta lavorando a una serie tratta da Fairy Tale. Anche The Institute tornerà per una seconda stagione, espandendo la mitologia del romanzo originale, e It: Welcome to Derry proseguirà con almeno un'altra stagione. Cosa spiega questo passaggio di testimone dal cinema alla televisione? Diverse ragioni convergono verso la stessa conclusione.
In primo luogo, le opere di King sono notoriamente dense, ricche di sottotrame e sviluppi caratteriali che richiedono tempo per essere esplorati. Il formato seriale permette quella respirazione narrativa che il cinema fatica a garantire. Otto o dieci episodi offrono lo spazio per costruire tensione, seminare indizi, far crescere i personaggi senza la fretta che spesso affligge le pellicole contemporanee.
In secondo luogo, il pubblico è cambiato. Le abitudini di fruizione si sono evolute. Lo streaming ha educato gli spettatori a investire tempo in narrazioni lunghe, a seguire archi stagionali, a discutere episodio per episodio sui social media. Questo tipo di coinvolgimento è difficile da replicare con un singolo film che esaurisce la sua storia in un'unica visione.
Il 2025 non è stato l'anno in cui un'intera industria ha preso atto di una verità scomoda per gli studios cinematografici e liberatoria per i produttori televisivi: le storie di Stephen King vivono meglio quando hanno il tempo di respirare. E quel tempo, oggi, lo offre la televisione.