Stephen King ha decretato che questa è la serie tv "più vicina alla perfezione" che abbia mai visto
Stephen King ha definito 24 la serie TV più vicina alla perfezione. Scopri perché il maestro dell'horror considera questo thriller il migliore mai realizzato.
Stephen King non è solo il maestro indiscusso dell'horror letterario. Nei suoi oltre cinquant'anni di carriera, l'autore di capolavori come It, Shining e La zona morta si è affermato anche come un eccellente consigliere culturale, capace di orientare i gusti di milioni di lettori e spettatori. Che sia attraverso la sua defunta rubrica per Entertainment Weekly o, più recentemente, tramite i social media, King ha sempre condiviso generosamente le sue scoperte: film, serie televisive, romanzi che meritano attenzione. Nel 2026, King ha elogiato Landman di Taylor Sheridan, il film horror The Cycle e ha definito Trad Wife di Sarah Langan il miglior romanzo horror dell'anno. Ma c'è una serie televisiva per la quale l'autore del Maine ha riservato parole che rasentano la venerazione: 24, il thriller in tempo reale che ha ridefinito la televisione degli anni Duemila.
Ventiquattro episodi per stagione, ventiquattro ore di pura tensione. Un orologio sempre in primo piano, che ticchetta inesorabile mentre Bauer e la sua squadra della CTU (Counter Terrorist Unit) corrono contro il tempo per sventare minacce terroristiche, complotti politici e tradimenti interni. King non risparmia le critiche. Nel suo saggio ammette che la serie non è esente da difetti. Eppure, nonostante questi passi falsi, King definisce 24 come "l'esempio di maggior successo" nel suo genere, fermandosi appena un passo prima di chiamarla "perfezione". Ciò che rende 24 così speciale, secondo l'analisi di King, è una combinazione di elementi difficili da replicare. Il ritmo è implacabile: non c'è tempo morto, ogni scena spinge la narrazione in avanti, ogni decisione ha conseguenze immediate e spesso devastanti. Poi c'è la mortalità dei personaggi: nessuno è al sicuro.
Anche i personaggi più amati e apparentemente intoccabili possono essere eliminati senza preavviso, creando un senso costante di pericolo autentico. Questa imprevedibilità ha tenuto milioni di spettatori incollati allo schermo per anni. King affronta anche uno degli aspetti più controversi della serie: l'uso della tortura come strumento narrativo. Jack Bauer non è un eroe tradizionale. È un uomo che fa cose terribili per motivi che ritiene giusti, e la serie non ha mai nascosto questa ambiguità morale. King riconosce la problematicità di queste scene, ma sottolinea anche come la serie mostri chiaramente il peso che queste azioni hanno sull'anima di Bauer. Non è glorificazione gratuita: è esplorazione delle zone grigie dell'etica in situazioni estreme. Il cast di supporto era di livello stellare. Dennis Haysbert ha dato vita a quello che molti considerano il miglior presidente degli Stati Uniti mai apparso in televisione, David Palmer: carismatico, integro, capace di decisioni difficili.
Negli anni si è parlato più volte di revival o reboot. 24: Legacy, uno spinoff di breve durata, ha tentato di portare avanti il concetto con un nuovo protagonista, ma non ha mai raggiunto l'impatto dell'originale. La domanda che blocca qualsiasi tentativo di ritorno è: funzionerebbe oggi? Il pubblico moderno avrebbe la pazienza di seguire ventiquattro episodi per una singola stagione? O bisognerebbe condensare tutto in dodici episodi, come fece Legacy, perdendo però parte di quella tensione dilatata che rendeva la serie così efficace? La televisione è cambiata radicalmente dal 2001. Le piattaforme streaming hanno modificato il nostro modo di consumare contenuti, le stagioni si sono accorciate, i ritmi narrativi sono mutati. Forse 24 appartiene a un'epoca specifica, un momento della cultura televisiva che non tornerà. Ma questo non sminuisce la sua grandezza.