"Stranger Things" è finito. E ora Netflix che farà?

La fine di "Stranger Things" pone nuovi ostacoli sul cammino di Netflix, che esce da un'epoca gloriosa per ritrovarsi in mezzo ad una giungla di piattaforme di alta qualità.

Condividi
TV

Amato, odiato, osannato, distrutto, generatore di fanclub, cosplayer, emulatori e adolescenti ossessionati patologicamente da Eddie Munson, Stranger Things ha tirato giù il sipario. E ora, per Netflix, le cose si fanno difficili sul serio.

Il colosso dello streaming ha avuto la lungimiranza di puntare su un prodotto che è riuscito a diventare iconico in breve e che, non di meno, ha generato un profitto imponente a tutte le parti coinvolti, specialmente a Netflix stesso. E dopo un uragano di questa portata, è giusto chiedersi come muoversi da qui in avanti. Anche perché oggi, a differenza di dieci anni fa, quando Stranger Things ha fatto il suo debutto in streaming, le piattaforme di qualità sono triplicate nel numero e negli abbonati.

Il futuro di Netfllix: c'è vita dopo Stranger Things?

La domanda è lecita, la risposta è più difficile di quanto possa apparire. Il problema principale di Netflix sembra essere la sua stessa strategia: la quantità sopra la qualità. In un catalogo infinito, è diventato difficile per un nuovo show emergere e creare quel fenomeno culturale che fu la prima stagione delle avventure di Hawkins.

Mentre concorrenti come Apple TV+ puntano sul prestigio (si pensi a Severance o Ted Lasso) e sulla cura maniacale di pochi titoli selezionati, Netflix continua a inondare la piattaforma di contenuti che spesso passano inosservati. Questa saturazione ha creato una reputazione difficile da scrollarsi di dosso: quella di una catena di montaggio che sacrifica l'identità artistica per nutrire l'algoritmo. I rivali hanno imparato dagli errori di Netflix, colpendo con precisione dove il colosso è più vulnerabile. Da un lato, Prime Video e MGM stanno investendo con forza sull'esperienza cinematografica tradizionale, garantendo ai film una finestra nelle sale che restituisce loro quel senso di "evento" che lo streaming puro fatica a replicare. Dall'altro, la scelta di molti competitor di tornare al rilascio settimanale degli episodi sta premiando la longevità del discorso pubblico, a differenza della pratica di Netflix di rilasciare intere stagioni simultaneamente, spegnendo l'interesse del pubblico troppo in fretta.

Copyright by Netflix and other relevant production studios and distributors

Per rispondere a questa erosione di prestigio, l'azienda sta virando verso territori nuovi come gli eventi dal vivo, i podcast e lo sport, includendo nel pacchetto persino le partite della NFL. È un segnale chiaro di adattamento: poiché altri streamer hanno iniziato a superare Netflix sul piano della narrazione originale d'autore, la dirigenza sta cercando di trasformare la piattaforma in un hub di intrattenimento totale per differenziarsi e mantenere alta l'attenzione degli abbonati.

Per ritrovare lo smalto perduto, la soluzione potrebbe essere controintuitiva: produrre meno. Limitare il numero di produzioni originali permetterebbe a Netflix di dedicare più cura ai singoli progetti, attirando nuovamente registi e autori visionari che cercano libertà creativa e attenzione ai dettagli.

Continua a leggere su BadTaste