Su Amazon Prime c'è un film d'azione di appena 1 ora e 40 minuti che supera i colossal da milioni di dollari: prepara i popcorn
Su Amazon Prime Video c'è un film d'azione da 100 minuti che ha fatto discutere critica e pubblico fin dall'uscita: un thriller fantascientifico con due star di primo livello, un concept narrativo originale e una durata che non concede respiro. Si chiama Mercy.
Uscito sulla piattaforma il 22 gennaio 2026, il film è diretto da Timur Bekmambetov — il regista di Wanted e Abraham Lincoln: Vampire Hunter — e ha nel cast Chris Pratt e Rebecca Ferguson. La premessa è semplice quanto il meccanismo è efficace: Chris Raven, detective di Los Angeles con un passato da alcolista, si ritrova incatenato a una sedia metallica davanti a un tribunale del futuro. A giudicarlo non è un essere umano ma un'intelligenza artificiale chiamata Maddox. L'accusa: l'omicidio di sua moglie. Il tempo a disposizione per dimostrare la propria innocenza: 90 minuti. Il film dura 100.
La coincidenza tra il tempo narrativo e la durata effettiva del film non è casuale. Bekmambetov ha costruito l'intera struttura visiva intorno a questa pressione temporale, con il pubblico che ricostruisce insieme al protagonista gli eventi dell'omicidio attraverso prove virtuali proiettate nel tribunale. È un thriller procedurale travestito da fantascienza, ambientato in un futuro prossimo in cui la tecnologia di sorveglianza e di ricostruzione forense è abbastanza avanzata da rendere il concetto di memoria personale — e la sua manipolabilità — il vero tema del film.Il film di Amazon Prime che sta facendo impazzire tutti
Rebecca Ferguson interpreta Maddox, il giudice artificiale. È un ruolo insolito: un personaggio quasi completamente immobile, senza arco narrativo convenzionale, che funziona però come contrappeso emotivo all'agitazione di Pratt. La critica ha definito il film adrenalinico ma con una trama vecchio stile — il che, nel genere action, non è necessariamente un difetto.
Un dato laterale che arricchisce il quadro: Bekmambetov è anche il pioniere del cosiddetto screenlife cinema, il formato in cui l'intera storia si svolge attraverso schermi di computer, introdotto con Unfriended nel 2014 e poi in Searching (2018). In Mercy quella logica visiva — il mondo mediato attraverso interfacce tecnologiche — si trasforma in tribunale. L'aula è uno schermo, le prove sono video, il giudice è un algoritmo.
Quello che risulta contro-intuitivo nel film è che la tecnologia che dovrebbe essere neutra e infallibile diventa il principale strumento di manipolazione. L'IA non mente, ma può essere ingannata. E un detective che ha problemi con la memoria — a causa dell'alcol — si trova a sfidare un sistema che invece la memoria ce l'ha perfetta, solo che la memoria registrata non coincide necessariamente con la verità. È questa tensione a reggere i 100 minuti meglio della sola sequenza di azione.Il film non ha avuto una distribuzione cinematografica ampia, ed è arrivato direttamente sulla piattaforma. In un anno in cui i blockbuster da centinaia di milioni di dollari hanno spesso deluso sia al box office che sulla stampa specializzata, Mercy offre qualcosa di più compatto: un'idea, due attori, un countdown.
La sceneggiatura — definita da più recensori avvincente nell'incipit e meno originale nella risoluzione — lascia aperta la questione su quanto un sistema giudiziario automatizzato possa davvero distinguere tra un ricordo manipolato e uno autentico.