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Svolta in House of the Dragon 3: la serie cancella la morte più importante del libro

House of the Dragon 3 riscrive George R.R. Martin: ecco perché la scelta di annullare una morte illustre del libro è la vera svolta della stagione

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Chi ha dimestichezza con la prosa squisitamente distaccata di George R.R. Martin in Fuoco e Sangue lo sa già: a Westeros la morte è una statistica, un incidente di percorso storico che serve a sfoltire l'albero genealogico prima che la pagina successiva richieda nuovi fiumi di inchiostro. Ma la trasposizione televisiva targata HBO continua a dimostrare che la carta stampata è solo un canovaccio da profanare con calcolata spavalderia.

L'ultimo affronto (o miracolo, a seconda dei punti di vista dei puristi) si è consumato nell'episodio 2 della terza stagione di House of the Dragon, dove gli showrunner Ryan Condal e Sara Hess hanno deciso di fare uno sgambetto al destino, cancellando la dipartita annunciata di Gwayne Hightower.

La svolta nella trama

Nel testo originale, il buon Gwayne (interpretato sullo schermo da un carismatico Freddie Fox) avrebbe dovuto incontrare la sua fine per mano di Ser Luthor Largent durante la sanguinosa caduta di Approdo del Re. Un trafiletto, poco più. Nella finzione seriale, invece, mentre Rhaenyra e Daemon prendono possesso del Trono di Spade e mozzano la testa al patriarca Otto Hightower, Gwayne è strategicamente altrove, impegnato a marciare nelle Terre dei Fiumi al fianco di Criston Cole. Una deviazione narrativa che salva la pelle all'attore e regala agli spettatori l'ebbrezza, ormai rarissima, dell'ignoto.

Freddie Fox nel ruolo di Gwayne Hightower in House of the Dragon (HBO)

Intervistato in esclusiva sulla questione, lo stesso Freddie Fox non ha nascosto un certo compiacimento per questa licenza artistica: "È un'autentica gioia essere uno dei pochissimi personaggi di cui nessuno, nemmeno i lettori più accaniti, conosce il destino finale. La sceneggiatura sta dando a Gwayne una dimensionalità e uno spazio di manovra che il libro semplicemente gli negava."

Tenere in vita il fratello di Alicent permette alla serie di esplorare il dramma psicologico della perdita. Gwayne dovrà fare i conti con la brutale decapitazione del padre Otto, un lutto che promette di ridefinire radicalmente le sue geometrie politiche e militari all'interno della fazione dei Verdi.

La scelta di preservare Gwayne e di sacrificare Otto è il chiaro esempio di quanto la televisione moderna abbia bisogno di carne viva da plasmare, in netto rifiuto alla rigida cronologia della storiografia martiniana. E ora, con l'ingresso imminente nel cast di James Norton nei panni del cugino Ormund Hightower, il baricentro del racconto sembra spostarsi verso l'esterno, il che arricchisce il conflitto di sfumature regionali che superano la claustrofobia di Approdo del Re.

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