Sylvester Stallone ha un grande rimpianto su Rambo: “È colpa mia, era diventato un cartone animato”
Sylvester Stallone ripensa a Rambo e ammette il suo errore: nei sequel il personaggio aveva perso la profondità del primo film.
A distanza di oltre quarant'anni dal primo film, Sylvester Stallone guarda a Rambo con occhi decisamente diversi. Il personaggio resta uno dei più importanti della sua carriera, ma l'attore oggi ammette di avere un grosso rimpianto: averlo progressivamente trasformato in qualcosa di molto diverso dall'uomo tormentato visto per la prima volta in First Blood. Stallone ne ha parlato in una lunga intervista concessa al New York Times in occasione dell'uscita della sua autobiografia The Steps: A Memoir.
Una dimensione che, secondo Stallone, avrebbe dovuto continuare a essere centrale anche nei film successivi. In particolare, l'attore ha ripensato alla missione di Rambo per salvare i prigionieri di guerra in Rambo 2 - La vendetta, spiegando che dietro quell'impresa avrebbe potuto esserci molto più di quanto il film abbia poi mostrato. Rambo, secondo la lettura che Stallone dà oggi del personaggio, non stava cercando soltanto di salvare quei soldati: stava tentando in qualche modo di salvare anche sé stesso.
Il problema è che quella parte della storia è rimasta progressivamente sullo sfondo. “Non mi sono concentrato davvero sulla profondità di quello che stava ancora attraversando mentre cercava di salvare i prigionieri di guerra”, ha spiegato Stallone. “Sta cercando di salvare la propria anima. Non siamo mai entrati in tutto questo”. Al suo posto è arrivata una versione sempre più spettacolare di Rambo. Più muscoli, più armi, più nemici e soprattutto un protagonista apparentemente capace di sopravvivere a qualsiasi cosa.
L'attore è arrivato infatti a utilizzare un paragone particolarmente duro per descrivere ciò che Rambo era diventato: “Era terribile. Era diventato quasi un cartone animato”. Una definizione che assume un significato curioso considerando che Rambo diventò davvero protagonista di una serie animata negli anni Ottanta. Rambo: The Force of Freedom debuttò nel 1986 e trasformò il veterano traumatizzato di First Blood in un eroe destinato anche a un pubblico molto più giovane. Stallone non partecipò alla produzione e negli anni ha raccontato di non aver affatto apprezzato l'operazione.
Ma la critica fatta oggi dall'attore va oltre quel cartone vero e proprio. Stallone parla soprattutto della trasformazione cinematografica di John Rambo, passato dall'essere un uomo spezzato dalla guerra a incarnare sempre più chiaramente l'immagine dell'action hero praticamente indistruttibile. Una deriva diventata particolarmente evidente tra Rambo 2 - La vendetta e Rambo III, prima che Stallone tornasse ancora una volta sul personaggio molti anni più tardi con John Rambo del 2008 e infine con Rambo: Last Blood nel 2019.
E mentre Stallone sembra ormai aver chiuso il proprio percorso con John Rambo, il personaggio è pronto a tornare senza di lui. È infatti in lavorazione John Rambo, prequel diretto da Jalmari Helander con Noah Centineo nei panni della versione più giovane del protagonista e David Harbour nel ruolo del colonnello Trautman. Il film dovrebbe raccontare proprio gli anni della guerra del Vietnam e quindi un periodo decisivo per comprendere ciò che avrebbe trasformato quel giovane soldato nell'uomo incontrato successivamente in First Blood. Un ritorno alle origini che, alla luce delle parole di Stallone, assume adesso un significato ancora più interessante: il prossimo Rambo potrebbe ripartire proprio da quella fragilità che il suo interprete storico oggi rimpiange di aver lasciato troppo presto alle spalle.