Tenet, cosa significa davvero il finale? Il destino di Neil svela ciò che Nolan aveva nascosto fin dall’inizio
Come finisce Tenet? Dall’inversione temporale al destino di Neil, spieghiamo il finale del film di Christopher Nolan e cosa significa davvero.
Capire Tenet al primo colpo non è esattamente semplice, visto che Christopher Nolan costruisce il suo film come un gigantesco meccanismo nel quale causa ed effetto possono procedere in direzioni opposte, personaggi che abbiamo appena incontrato potrebbero conoscerci da anni e alcune scene vengono mostrate due volte da punti di vista temporali completamente differenti. Eppure, dietro la complessità apparente, la storia di Tenet segue una regola abbastanza precisa e, per comprenderla bisogna partire dall'idea più importante del film: l'inversione. Attenzione: da questo momento l'articolo contiene spoiler completi su Tenet e sul suo finale.
È questa regola a spiegare alcune delle sequenze apparentemente impossibili del film, poiché un proiettile può sembrare tornare dentro una pistola, un'automobile può muoversi in maniera innaturale e una persona può combattere contro qualcuno che sembra conoscere in anticipo ogni sua mossa. Uno degli esempi più importanti arriva nel deposito dell'aeroporto di Oslo dove il protagonista del film, interpretato da John David Washington, combatte contro un misterioso uomo mascherato che si muove al contrario.
Soltanto più avanti scopriamo che quell'uomo era proprio lui: stavamo osservando lo stesso incontro da due direzioni temporali differenti. Ma perché esiste questa tecnologia? La risposta arriva dal futuro, dove una scienziata di un'epoca successiva ha scoperto un sistema capace di invertire non soltanto singoli oggetti o persone, ma l'entropia dell'intero mondo. Ha quindi trasformato la scoperta in un dispositivo diviso in nove parti: l'Algoritmo. Consapevole delle conseguenze potenzialmente catastrofiche della propria invenzione, la scienziata divide l'Algoritmo e nasconde i suoi componenti nel passato prima di togliersi la vita.
Da giovane Sator lavorava nella città sovietica segreta di Stalsk-12, dove entra in contatto con il futuro attraverso materiali e istruzioni inviati indietro nel tempo. In cambio di oro, diventa progressivamente l'uomo incaricato di recuperare le nove parti dell'Algoritmo. Quando inizia il film gliene manca soltanto una. Sator sa inoltre di essere malato terminale e decide che, se lui deve morire, morirà anche il resto del mondo. Il suo piano prevede di seppellire l'Algoritmo assemblato a Stalsk-12: alla sua morte, un dispositivo collegato al battito cardiaco trasmetterà nel tempo le informazioni necessarie perché le generazioni future possano localizzarlo.
Per impedirglielo entra in gioco Tenet, con il protagonista che crede inizialmente di essere stato semplicemente reclutato dall'organizzazione, ma il finale rivela qualcosa di molto più importante: è lui stesso il vero artefice dell'operazione. Per arrivare a comprenderlo bisogna però attraversare la gigantesca battaglia finale di Stalsk-12. Tenet utilizza quella che viene definita una tenaglia temporale, dove una squadra rossa affronta l'operazione muovendosi normalmente in avanti nel tempo, mentre contemporaneamente una squadra blu vive gli stessi dieci minuti al contrario.
Ad ogni modo, nonostante questo intoppo il piano riesce comunque: il Protagonista e Ives recuperano l'Algoritmo pochi istanti prima dell'esplosione e impediscono che venga sepolto affinché possa essere recuperato nel futuro. Ed è proprio subito dopo che Tenet mostra finalmente cosa stava facendo Neil per tutto il film. Il Protagonista nota sul suo zaino il piccolo laccio rosso che aveva già visto addosso al misterioso soldato che gli aveva salvato la vita, capendo così che quell'uomo è Neil. Ma c'è un problema: Neil non ha ancora compiuto quel gesto.
Per far sì che gli eventi accadano esattamente come li abbiamo già visti, deve invertirsi ancora una volta, tornare nel bunker, aprire la porta al Protagonista e sacrificarsi prendendo il proiettile destinato all'amico. Neil sa quindi di stare andando incontro alla propria morte. La conversazione che segue è però ancora più importante, poiché il Protagonista comprende che Neil sembrava sapere così tante cose su di lui per un motivo semplicissimo: i due si conoscono già da moltissimo tempo.
È il grande paradosso su cui Nolan costruisce l'intero film: il Protagonista riceve ordini da un'organizzazione che esiste perché sarà lui stesso a crearla. Ecco anche perché il suo nome non viene mai rivelato. Non è semplicemente il protagonista della storia: è letteralmente il Protagonista dell'intera operazione. Il finale con Priya, interpretata da Dimple Kapadia, completa la trasformazione. Quando lei decide di eliminare Kat perché conosce troppo dell'organizzazione, il Protagonista interviene e la uccide. A quel punto non è più la recluta che eseguiva gli ordini all'inizio del film: è diventato l'uomo che decide quali ordini devono essere eseguiti.
Resta invece una delle teorie più famose nate intorno al film: Neil è davvero Max, il figlio di Kat? L'idea nasce soprattutto dal legame di Neil con Kat, dalla sua conoscenza del Protagonista e dalla possibilità teorica che Max possa crescere, essere reclutato e successivamente tornare indietro nel tempo. I fan hanno trovato negli anni anche altri piccoli elementi che sembrerebbero alimentare questa lettura.
Quando Neil saluta il Protagonista, uno dei due sta incontrando davvero il proprio amico per la prima volta mentre l'altro lo sta vedendo per l'ultima. Ed è forse proprio questo il vero trucco di Christopher Nolan: dietro proiettili invertiti, Algoritmi e paradossi temporali, il finale di Tenet diventa molto più semplice quando si capisce che la fine della storia di Neil coincide con l'inizio di quella del Protagonista. Del resto, lo stesso Nolan è tornato in passato sui complicati meccanismi del film, arrivando persino a utilizzare TikTok per provare a spiegare al pubblico alcuni dei concetti alla base del film.