Terence Hill: età, dove vive oggi e perché ha lasciato Don Matteo
Ottantasei anni, una fattoria nel Vermont e una scelta che l'Italia televisiva non si aspettava. La storia di un uomo che ha saputo fermarsi.
Da Mario Girotti a Terence Hill: una vita che non si racconta in fretta
Nato a Venezia il 29 marzo 1939, Mario Girotti — questo il nome anagrafico — cresce tra l'Italia e la Germania, figlio di un chimico che si sposta per lavoro e di una madre tedesca che gli trasmette un senso dell'ordine e della misura che si legge ancora oggi nel suo modo di stare davanti alle telecamere. Debutta nel cinema a tredici anni, nel 1951, ma la carriera vera comincia nei tardi anni Sessanta con il sodalizio con Bud Spencer — al secolo Carlo Pedersoli — e con la serie di western comici che ridefiniscono un intero genere. Il nome d'arte Terence Hill arriva nel 1967, imposto dalla casa di produzione per ragioni di mercato internazionale: Mario Girotti suonava troppo italiano per i distributori tedeschi e americani. Lui accettò senza protestare, e quel nome finì per diventare più reale del suo. Oggi ha 86 anni, un fisico che molti attori di cinquant'anni si sognano e una lucidità che trapela in ogni intervista: rara, calibrata, priva di nostalgie d'accatto.
Il Vermont, la fattoria e una scelta fatta trent'anni fa
Chiunque si aspetti che Terence Hill viva in qualche villa sul lago di Como o in un attico romano resterà deluso. Da decenni la sua casa principale è una fattoria nello stato del Vermont, negli Stati Uniti nordorientali, vicino al confine canadese. Una scelta che risale agli anni Novanta e che ha radici precise: dopo la morte del figlio Ross, travolto da un'auto mentre lavorava nella proprietà di famiglia nel 1990, Hill e la moglie Lori Zwicklbauer — sposata nel 1967 e ancora al suo fianco — decisero di ricostruire la loro vita lontano dai riflettori e dalle logiche dello spettacolo italiano. Il Vermont offriva distanza, silenzio e una comunità religiosa che per Hill, cristiano praticante, aveva un peso specifico non secondario. La fede è sempre stata una componente seria della sua biografia, non un elemento decorativo per le interviste: è la stessa fede che lo portò, anni dopo, ad accettare il ruolo di Don Matteo con una convinzione che andava oltre il calcolo commerciale.
Don Matteo: dodici stagioni, poi la porta lasciata aperta
Don Matteo debuttò su Rai Uno nel 2000 e divenne rapidamente uno dei prodotti televisivi italiani di maggior successo degli ultimi venticinque anni: numeri da otto, nove, dieci milioni di spettatori a puntata in certi momenti della sua storia, un personaggio — il prete-detective di Spoleto — che incarnava una certa idea di bontà senza ingenuità, di giustizia senza retorica. Hill rimase in sella per dodici stagioni, un percorso straordinario per qualsiasi attore e ancora più significativo per uno che aveva già tutto ciò che il mestiere poteva dargli. L'addio arrivò nel 2021, con la tredicesima stagione: ufficialmente una scelta concordata con la produzione, presentata come un passaggio di testimone verso Raoul Bova, che ha preso il ruolo di Don Massimo. Le ragioni ufficiali parlavano di stanchezza, di età, di voglia di dedicare più tempo alla famiglia e alla fattoria in Vermont. Ma chi segue le vicende della produzione sa che il quadro è più articolato: Hill aveva espresso più volte la volontà di ridurre gli impegni già nelle ultime stagioni, e il ritmo delle riprese — lungo, fisicamente impegnativo, lontano da casa — pesava in modo crescente su un uomo che aveva superato gli ottanta anni senza mai smettere di lavorare sul serio. L'uscita di scena fu dignitosa, priva di polemiche pubbliche, coerente con il personaggio che aveva interpretato per vent'anni: anche nella vita, come in fiction, Don Matteo sa quando è il momento di farsi da parte.
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